E' disponibile lo sportello consulenza e assistenza per i docenti di professione insegnante.

Grazie alla buona volontà di alcuni insegnanti che mettono a disposizione le loro competenze ed esperienze nasce lo sportello consulenziale on line.
Accedere è semplice ed immediato. Nel primo periodo l'accesso è libero per tutti i docenti che ne fanno richiesta.
Eccovi il link diretto allo sportello. Ponete il quesito e attendete la domanda da parte di un collega che vi risponderà nel più breve tempo possibile

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Un po’ ci avevamo creduto. Quando il suono della campanella (per noi insegnanti non esiste suono più significativo) aveva decretato il passaggio dal Governo Letta al governo Renzi ,ci era piaciuto pensare che ci fosse una nuova possibilità. Non è un fatto partitico. Sulla scena c’era il più giovane presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, classe 1975, c’era un uomo legato alla scuola, c’era un discorso di insediamento dal  respiro ampio e che aveva messo al centro la scuola, la sua importanza come base della società, il punto da cui partire. Con questi presupposti era lecito provare a crederci, ignorare la razionalità che invitava alla prudenza per cavalcare l’onda di una speranza assetata di concretezza.

Questo fu l’inizio della storia, della storia recente, della storia recente della scuola.  Facciamo un salto temporale e ci troviamo qui, alla fine del 2017 che coincide con la fine dell’attuale legislatura. E’ tempo di bilanci. Partiamo subito con il regalo di Natale, datato 22 Dicembre, con cui migliaia di insegnanti assunti in ruolo si sono ritrovati di fatto licenziati.

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Non entrando nel merito dell’utilità oggettiva e della valenza didattica di tale misura, vorrei porre la questione sulla fattibilità della stessa, puntando l’attenzione sulla responsabilità politica di chi, oltre che proporre, dovrebbe mettere tutti in condizione di poter lavorare consapevolmente e con pari opportunità. La nuova legge di riforma n° 107/15, , dal comma 33 al comma 44, introduce e regolamenta l'obbligo di alternanza scuola-lavoro da svolgersi per tutti gli alunni nell'ultimo triennio delle scuole secondarie di secondo grado, a prescindere che si tratti di professionali, tecnici o licei. Unica variante è il monte ore totale ( 200 nei licei e 400 nei tecnici e professionali).

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Ieri ci lasciava Ferdinando Imposimato, il giudice dei processi alle BR, attentato al Papa ed altri misteri del nostro Paese. Ci lascia una pesante eredità: la dignità di cittadini e soprattutto la dignità dei diritti civili.

Imposimato è stato tra i personaggi più in vista nella lotta alla nuova riforma della scuola ed in uno dei tanti discorsi disse che “ gli stipendi degli insegnanti sono IMMORALI”.
In questi giorni, forse il 4 gennaio, verrà formalizzato un rinnovo del contratto che propone numeri destinati a far discutere.  
Innanzitutto il numero 85 euro che per gli insegnanti diventa 70 euro. Ciò per il semplice fatto che quella cifra era un mero calcolo basato su un aumento proposto del 3.48% sullo stipendio medio dei dipendenti della PA. E poichè gli insegnanti guadagnano poco, il loro aumento scende a 70 euro, sempre in forma di proposte e a regime. Ciò vuol dire che esso al netto diventa max 30-35 euro considerando che si tratta di una cifra lordo stato.

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Con Ferdinando Imposimato  scompare un grande difensore della scuola pubblica statale , della libertà di insegnamento e  della scuola che nasce dalla Costituzione e ne difende i principi di libertà, uguaglianza e solidarietà.
Vogliamo qui ricordare la sua lotta contro la scuola neo-liberista e autoritaria  configurata dalla legge 107/2015.
I docenti italiani sono a lui grati per il suo insegnamento e per la sua lotta, un monito contro l'indifferenza e l'inerzia di tanti che hanno accettato la legge anzi che ad essa si sono opportunisticamente uniformati.

Ad un Convegno con noi docenti asseriva:
Aristotele esaltava la scuola pubblica 450 anni prima di Cristo dicendo “che il legislatore deve preoccuparsi soprattutto dell’educazione dei giovani; ed è questo, che trascurato in uno Stato, rovina la democrazia". E poiché lo Stato ha un unico fine, il bene comune, è evidente di necessità che anche l’educazione sia unica e uguale per tutti, che la cura di essa sia pubblica e non privata, come adesso fa ognuno prendendosi cura in privato dei propri figli e impartendo loro l’insegnamento che gli piace”.
Ed invece il Governo finanzia le scuole private come le scuole pubbliche, mentre la Costituzione recita che “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
“È preferibile, senza dubbio, che governi la legge più che un qualunque cittadino. Chi raccomanda il governo della legge raccomanda il governo della ragione; mentre chi raccomanda il governo dell’uomo vi aggiunge anche quello della passione sconvolge anche gli uomini migliori. Mentre la legge è ragione senza passione... quelli che stanno ai posti di governo sono soliti fare molte cose per dispetto o per favore”.

La redazione di Professione Insegnante auspica che  la sua memoria sia da sprone a chi ancora non ha cansapevolezza del proprio senso di libertà.

Come diceva Pasolini "la morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter essere compresi". Proprio perchè abbiamo compreso Imposimato continueremo a comunicare il suo messaggio al posto suo. Nonostante la morte il suo pensiero continuerà ad essere vitale.

Firmato accordo lampo che lascia soddisfatti i docenti precari i quali potranno ancora avvalersi delle aliquote del 2017 ovvero 60% dei posti al ruolo (da dividere pariteticamente tra GAE e GM) e la rimanente parte, 30% a mobilità e il 10% a mobilità professionale. 
Le quote consentono di mettere d'accordo tutti, docenti di ruolo e docenti precari soprattutto alla luce della decisione di inserire nella legge di bilancio 20.000 posti da trasformare da organico di fatto a organico di diritto. 

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Le riforme degli ultimi 50 anni sono troppe, disastrose e e deleterie per il prestigio sociale dell'insegnante. La retribuzione salariale è peggiorata notevolmene, il malessere psichico aumentato soprattutto alla luce dell'innalzamento dell'età pensionabile.

Queste in sintesi le parole di Vittorio lodolo D'Oria medico che da oltre 25 anni studia gli effetti dello stress da lavoro correlato il burnout di cui sono colpiti smepre più insegnanti stretti tra adempimenti burocratici, scadenze, centinaia di alunni ed una età media ch supera i 52 anni. 
Secondo Lodolo D'Oria, chi governerà nella prossima legislatura dovrebbe occuparsi di più della scuola e soprattutto di chi la fa perchè ne va della qualità della formazione dei futuri cittadini. Per questo una settimana fa egli lancia una petizione che ha raggiunto in poco tempo 25.000 firme in cui evidenzia ben 5 punti sostanziali, chiari, limpidi ed ampiamente condvisibili 

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Tra gli obiettivi riguardanti la scuola, viene dichiarato che occorrerà:

declinare chiaramente, nella definizione delle attività funzionali d’insegnamento, l’impegno che il docente profonde nella progettazione individuale e collegiale delle attività didattiche, nella valutazione degli alunni, nell’attività di ricerca, nei rapporti con le famiglie e con la comunità scolastica ed educante, nei rapporti con le istituzioni e il territori ai fini del miglioramento della qualità dei percorsi formativi ed in ogni altra attività funzionale al lavoro d’aula.”

Leggendo tra le righe emergerebbe un  incremento delle ore di attività funzionali, … un riconoscimento del lavoro sommerso? Non proprio. Piuttosto un ulteriore aggravio, con obbligo di rendicontazione di ogni attività svolta, anche di formazione, da svolgersi nelle ore di attività funzionali, quindi 40+40+ ?.

“Declinare chiaramente” si dice. Nero su bianco ovviamente.

E’ da ricordare  anche l’ esistenza  di un documento che prevedeva 120 ore nel triennio di formazione obbligatoria, diffuso ampiamente nel web, che aveva creato non poche reazioni.

Tale documento, in vista del referendum del 4 dicembre 2016, venne tempestivamente insabbiato,  è da temere che sia riproposto al momento del rinnovo contrattuale.

Intensificazione notevole del lavoro dunque, a fronte di un aumento salariale di circa 30 euro netti, per dei lavoratori già vessati dalle numerose  e continue innovazioni che hanno triplicato il lavoro rispetto al passato e che si attenderebbero ora una retribuzione più dignitosa.

Si configura invece un vero affronto, specie in rapporto  al previsto aumento salariale dei Dirigenti Scolastici di 400 euro mensili.

Chi non ricorda poi  l’intenzione del governo di aumentare l’orario di servizio da 18 a 24 ore per tutti gli ordini di scuola?

Che dire.. scenari davvero preoccupanti per una categoria che avrebbe da tempo anche diritto ad una contrattazione separata, per la specificità della professione, non ascrivibile al generico “pubblico impiego”. 

Occorre diffidare subito i sindacati dal firmare simili condizioni peggiorative, dopo tanti anni d’attesa e al contempo coinvolgere con ogni mezzo l’opinione pubblica.

Occorre firmare la nostra petizione e diffonderla in massa

Nonostante il silenzio dei principali quotidiani, nonostante l’indifferenza di molti politici, nonostante le reazioni anche sconsiderate di alcuni sindacati di base, nonostante le critiche dei sindacati pronto-firma che minimizzano con un “soldi non ce ne sono”, la petizione va avanti, procede la sua marcia verso le 100.000 firme. Noi crediamo che ormai 75.000 firme possano bastare per stracciare altrettante deleghe sindacali qualora venga firmato un accordo per una mancetta. Noi insegnanti ci auguriamo che la nostra azione di diffida venga adeguatamente valutata. Diversamente, il giorno dopo la firma di una mancetta umiliante stracceremo le deleghe sindacali.

Firma e diffondi la petizione ancora attiva per tutta la durata della contrattazione

 

Ottima iniziativa della Malpezzi. Finalmente la politica ascolta la scuola!

Considerazioni sulla proposta Malpezzi. La recente sentenza della Cassazione ha il merito di aver "trattenuto sul palcoscenico" un tema molto delicato. Mi riferisco alla "Culpa in vigilando". La vivacità del dibattito ha portato alla richiesta di un aggiornamento del quadro normativo vigente. L'obiettivo è stato in parte raggiunto con la proposta-Malpezzi.

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Man mano che i giorni passano il silenzio dei quotidiani si fa sempre più assordante. Ignorano un esercito di insegnanti che chiede ai sindacati di non firmare un rinovo del contratto umiliante. 

Nonostante il silenzio dei quotidiani la nostra petizione continua la sua marcia verso le 100.000 firme, un traguardo importante cui molti cominciano a credere. Centomila insegnanti che diffidano i sindacati dal tornare a casa con un aumento umiliante come quello proposto dopo 9 anni di vacanza contrattuale.
Professione Insegnante ha calcolato in 200 euro netti in media di aumento stipendiale, utile perchè i docenti acquisiscano il potere di acquisto che avevano 9 anni fa.

Persino il quotidiano di confindustria Il sole 24 ore calcola un 12,5% di perdita di potere di acquisto da parte degli insegnanti, ultimi nella PA per stipendi e rinnovo dei contratti. Una percentuale ben al di sopra di quella che onestamente ha calcolato la nostra associazione(11%).

Inutile dire che rigettiamo risposte scontate del tipo: "non ci sono soldi" oppure: "l'aumento fa fatto in virtù dell'inflazione programmata". Sappiamo benisismo che l'inflazione programmata è quasi in linea con l'inflazione reale. Per il 2018 è previsto un balzo dell'1.7% di inflazione programmata che si aggiungerebbe alle percentuali poco fa descritte. In fondo il contratto verrà aggiornato per il prossimo triennio che comprende anche il 2018. 
Professione Insegnante punta a consegnare 100.000 firme ai sindacati "pronto firma" per chiedere loro di non firmare, pena lo straccio delle tessere e sicuramente tra i 100.000 firmatari molti stracceranno le tessere qualora si dovessero ritrovare con 85 miseri euro lordi (meno di 50 netti) al mese. 

La petizione è ancora disponibile e va diffusa in tutte le scuole per raggiungere presto il nostro obiettivo. Clicca qui per firmare e diffondere

 

Sembra strano ma forse occorre chiedersi quante firme occorrano affinché i quotidiani nazionali si sentano in dovere di parlare di una petizione che parte dal basso e chiede ai sindacati di non firmare un aumento-mancetta proposto dal Governo. 

In 5 giorni la petizione portata avanti da Professione Insegnante vola a oltre 54.000 firme ma nonostante le richieste fatte da migliaia di insegnanti alle principali testate giornalistiche nazionali queste rimangono mute e impassibili ignorando un movimento che coinvolge buona parte della Scuola Italiana.
La petizione continua a raccogliere firme e viaggia verso l’obiettivo di 100.000 firme da consegnare ai sindacati entro il 9 novembre, giorno in cui essi inizieranno la trattativa per l’aumento degli stipendi. Un aumento che si preannuncia magro e umiliante forse più del secchio che lo studente ha fatto volare sulla testa di un insegnante qualche giorno fa. Ed in effetti quella bbnotizia virale è stata ritenuta dai giornali molto più utile ed interessante al punto tale da oscurare una trattativa che sicuramente sarà dura ed estenuante. 

Da un lato il Governo mira a portare a casa un risultato che ritiene di capitalizzare alle prossime elezioni politiche, dall’altro gli insegnanti che dopo 9 anni di vacanza contrattuale non ci stanno ad essere presi in giro con un aumento che a regime, ovvero fra 3 anni, raggiungerà gli 85 euro lordi al mese. Se si considera che per molti tale cifra farà slittare il bonus 80 euro allora è chiaro che tale rinnovo ha tutto il sapore di una beffa. 

La raccolta firme è ancora aperta, ecco il link:

 

https://www.change.org/p/gli-insegnanti-chiedono-un-adeguamento-di-almeno-200-netti-di-stipendio-fermo-da-9-anni

 

Il consiglio direttivo di 

Professione Insegnante