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Il Burnout è un fenomeno molto diffuso tra gli insegnanti, un fenomeno accentuato anche in questo periodo di pandemia. Avere a che fare con decine o anche centinaia di persone, gestire classi numerose e soprattutto gestire una burocrazia insostenibile finisce per incidere sulla stabilità psicologica del docente.

E’ anche per questo che le meritate “vacanze” servono per curare il corpo e anche lo spirito, riprendersi da un anno faticoso ma soprattutto rigenerarsi con nuove idee per l’anno che verrà.

In quest’anno pieno di insidie a causa della sicurezza, pieno di aperture, chiusure e poi di nuovo aperture, il docente alla fine impiega metà delle proprie ore a fare il “notaio”. Chi entra e chi esce dall’aula, chi deve essere richiamato perchè infrange una regola o abbassa la mascherina. Chi in DaD, sparisce per poi riapparire, chi entra in terza ora per andare via in quinta, tutto da annotare con precisione sul registro perché, non si sa mai, occorre poi conteggiare ore di presenza, dare conto ai genitori, spiegare come mai uno studente di troppo è in giro per i corridoi in cerca di un bagno.

Sono tutte attività che rubano il tempo, bruciano i neuroni, tolgono la serenità, insomma non hanno nulla a che vedere con l’attività di insegnamento.

E poi arriva il mese di maggio, lungo, lunghissimo, interminabile pieno di verifiche, rincorrendo gli studenti alla ricerca dell’ultimo voto utile perché, si sa, odiamo fare verifiche ma dobbiamo pur scrivere un numero a fine anno, anche se ci prendono in giro sostituendo alla primaria i voti con i “giudizi descrittivi” che comunque si basano pur sempre su valutazioni.

E alla fine dell’anno quando meno te lo aspetti cosa accade? Politici e gente comune ti ricorda che forse devi “recuperare”. Ma cosa occorre recuperare se sono stremato e senza più forze? Forse devo proprio recuperare le forze godendomi le meritate vacanze. No, occorre recuperare “gap formativi”, occorre recuperare la “socialità”, quella che è svanita non tanto per colpa del docente quanto per colpa della pandemia.

Ditelo ai politici cosa bisogna recuperare, ditelo che se la scuola resta aperta ad agosto con studenti e docenti in attività, il prossimo anno sarà fortemente compromesso ed inizieremo già stanchi. Ditelo che la nostra stanchezza è cronica e non basta una domenica per smaltirla, ditelo che la socialità si recupera in vacanza, al mare o in montagna, se forse questa situazione pandemica almeno ce lo permetterà.

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