Ormai non c’è governo con la Lega in cui non si parla di federalizzazione, regionalizzazione o come si vuole definire in maniera “moderna” di autonomia differenziata. L’ultima volta se ne parlò nel governo Conte I in cui la Lega era proprio governo e tra i ministri c’era Bussetti, in quota Lega…


Allora si parlò di differenziare gli stipendi dei docenti, si tirarono in ballo tante teorie sulla gestione delle scuole che secondo la Lega al Sud sarebbero più spendaccione, insomma ci furono alcuni mesi movimentati.

Professione Insegnante avviò una petizione che raggiunse ben 68mila firme, facendo pressione sui 5Stelle. La regionalizzazione non passò, da lì a pochi mesi il governo cadde.

Adesso il nuovo governo ci riprova dimenticando la costituzione. Ci riprova tentando di regionalizzare la scuola e relegare la spesa su istruzione a una spesa delle regioni.

Ecco il testo della nostra petizione tutt’ora valido:

L’articolo 117 della Costituzione italiana recita alla lettera n:

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

n) norme generali sull’istruzione.

Il testo fa riferimento a chi ha il potere di legiferare in materia di istruzione per lo Stato Italiano.

La regionalizzazione della pubblica istruzione è una proposta INCOSTITUZIONALE. Essa non trova spazio nelle proposte che mirano a diversificare l’offerta formativa già abbastanza flessibile per via dell’autonomia scolastica che di fatto in molti contesti è risultata fin troppo deleteria.

La regionalizzazione dell’istruzione mira a differenziare classi di dipendenti dello Stato, diversificare gli stipendi, diversificare la spesa sulla scuola.

La scuola deve essere unica, accessibile e di qualità su tutto il territorio nazionale senza differenze tra regioni eccezione fatta per quelle a statuto speciale laddove l’istruzione è materia di differenziazione.

Le motivazioni secondo le quali le regioni pagano e progettano l’istruzione in base alla loro “ricchezza” sono prive di fondamento in un Paese dove le imprese e il mercato del lavoro non hanno confini. Una azienda che ha sede legale a Milano ma opera in Sicilia, come spesso avviene, per ragioni puramente logistiche non può considerarsi portatrice di PIL e ricchezza solamente laddove ha sede. Lo Stato ha il dovere di fornire la stessa offerta formativa e di istruzione a TUTTI i cittadini sul territorio nazionale senza alcuna eccezione se non per le minoranze linguistiche menzionate nella stessa Costituzione e appositamente normate. Fornire, quindi, una diversa qualità dell’istruzione basata su una metrica discutibile quale la “ricchezza prodotta dal territorio” lede gli stessi principi della Carta Costituzionale.

Con questo appello noi firmatari vogliamo portare alla vostra attenzione la nostra contrarietà alla regionalizzazione della scuola di qualsiasi natura essa sia.

Il lavoro degli insegnanti, dei dirigenti e di tutto il personale della scuola ha lo stesso valore su tutto il territorio nazionale, quindi rigettiamo ogni ipotesi di differenziazione e di trattamento salariale tra personale che opera su regioni diverse.
Tutti gli studenti che risiedono e sono cittadini del Paese hanno pari diritto ad accedere alle stesse proposte di istruzione nel territorio in cui vivono.
Noi tutti ci auguriamo che la proposta di regionalizzazione dell’istruzione non veda mai la luce, ciò rappresenterebbe la distruzione definitiva della scuola e con essa del futuro del nostro Paese.

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