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“In principio era il plexiglass”, scrivevo qualche mese fa e da allora si sono susseguite norme di ogni tipo sulla scuola che l’hanno trascinata verso la fine dell’anno in un percorso articolato, tortuoso, pieno di indecisioni, insicurezze, incertezze e tanta leggerezza nel prendere decisioni calate dall’alto senza alcun criterio.

Si chiude un anno che si pensava diverso dallo scorso ma che ha lasciato tante ferite ad una scuola moribonda. Si chiude un anno pieno di cambi di posizione: prima in presenza, poi parzialmente in presenza, poi solo on line ma per le superiori mentre la primaria in presenza, infine costi quel che costi tutti in presenza l’ultima settimana.

Nessuna altra misura di contenimento, né una cattedra in più, nessuna riduzione delle classi pollaio, nessuna spesa che migliori la sicurezza nelle aule come ad esempio depuratori d’aria. Nessun intervento strutturale ma solo decisioni schizofreniche su aperture chiusure andare, non andare. Decisioni dell’ultima ora che andavano messe in atto dalle scuole costi quel che costi, senza se e senza ma. Decisioni prese senza consultare presidi e docenti.

Si chiude un anno, l’anno 2, l’annus horribilis della scuola ma si rischia di aprire l’anno 3 pieno di incertezze e forse ancora più insidioso con la replica degli errori ad oltranza.

I danni cominciano a essere evidenti, le ferite sempre più profonde insite nella formazione degli studenti più deboli, nelle competenze che scarseggiano, nelle instabilità psichiche di molti studenti incapaci di reagire ad un sistema dominato da scelte per cause di forza maggiore.

Si chiude un anno che qualcuno vuole lasciare aperto, con attività estive ad oltranza fino alla riapertura dell’anno successivo.

Si chiude un annus horribilis ma tutti vorrebbero che il prossimo fosse un annus mirabils

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