La storia di ripete ed è ciò che gli storici ci insegnano ma è anche vero che noi non impariamo nulla dalla storia che si ripete. E’ accaduto nel 2018 e accadde nel 2009: contratti rinnovati e accettati pur di recuperare gli arretrati che nel frattempo hanno raggiunto somme considerevoli.

Ma veniamo alla storia, ovvero al 2018, alla vigilia delle elezioni quando il governo uscente riuscì nell’impresa di rinnovare i contratti di tutti i comparti della PA. Alla scuola toccò una mancetta di 83 euro medi lordi.


Allora i Sindacati rimandarono le lotte a dopo la scadenza naturale di quel rinnovo: 31 dicembre 2018. Nacque il nuovo governo ma nulla successe, sindacati in coma avevano ormai archiviato la “conquista” del rinnovo del contratto dicendo: siamo riusciti a evitare che si mettesse mano alle norme del contratto ed evitare altri obblighi e adempimenti per gli insegnanti.

La pandemia ha forse spazzato via ogni ricordo ma gli insegnanti ricordano bene, anzi benissimo. si sono succeduti ben 4 ministri e i primi 3 si sono guardati bene dal toccare l’argomento, visto che i sindacati non ne parlavano affatto.

Si arriva a fine 2021 e qualcuno si ricorda che stanno per scadere i 3 anni dal 31 12 2018. I sindacati si svegliano e fanno uno sciopero a dicembre: 6% di adesione, nessuno ci crede. Tutto cade nel dimenticatoio, i sindacati evitano di parlarne per non essere criticati.

Nel frattempo occorre preparare le elezioni RSU di aprile, non c’è tempo di occuparsi di scuola ma occorre racimolare consensi. E sempre nel frattempo Bianchi concepisce la pessima riforma da pubblicare il 30 aprile in gazzetta ufficiale. Tempismo perfetto, mentre i sindacati sono impegnati a contare i voti e cantare vittoria il Governo in fretta e furia inserisce nel PNRR una “bella” riforma.

Occorre rifarsi, si proclama uno sciopero per il 30 maggio e vengono organizzate diverse occasioni di trattativa che vanno tutte a vuoto. Bianchi si permette addirittura di proporre 50 euro netti di aumento, dice che lotta con il MEF per avere di più, come fosse lui un uomo del sindacato piuttosto che un ministro.

Il sindacato è spaesato, da un lato assiste inebetito all’approvazione in senato di pochi emendamenti alla legge 36 e alla conversione in legge della pessima riforma, senza essere in grado di dire nulla, dall’altro sembra ormai archiviare la partita persa della riforma e guarda al contratto, quel contratto che Bianchi vuole chiudere entro ferragosto.

44 mesi in fila per 6 col resto di 2. Tanti sono i mesi che saranno trascorsi a ferragosto dalla scadenza del contratto. i sindacati fanno due calcoli considerando le proposte del governo e cosa viene fuori: un gruzzoletto di arretrato pur con ungessimo aumento. Basta fare una moltiplicazione per 44 della proposta di aumento mensile ed il gioco è fatto. Non male si direbbe, se non fosse per il fatto che il sindacato mostra segni di cedimento di fronte alla mancetta da 50 euro netti al mese.

Quasi quasi la accettiamo, ci prendiamo gli arretrati, sempre qualcosa è, no? Ecco il ragionamento del sindacato, anzi di uno dei sindacati, ANIEF per bocca del suo capo.

La storia si ripete, sempre, e dovrebbe anche insegnare che nel 2018 non fu proprio così. L’arretrato fu di circa 700 euro a fronte di ben 9 anni di vacanza contrattuale. Un saldo e straccio, insomma. Saldi, saldi, saldi, di fine stagione, quella stagione che i sindacati non riescono a chiudere dignitosamente.

Intanto gli altri comparti chiudono i contratti a cifre più altre di quelle del comparto scuola, dove per 1,2 milioni di dipendenti ogni euro al mese rappresenta una montagna di soldi che comunque sarebbero nulla in confronto ai grandi stanziamenti del PNRR, sempre per la scuola.

A proposito: il 2013 che fine ha fatto? Dove sono le proteste per recuperarlo? Se non si approfitta di questa occasione di ripresa quando potrà mai accadere che lo Stato faccia ciò che la legge prevede?

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