Ogni giorno assistiamo a novità per nulla rassicuranti sul rientro a scuola. Molte regioni apriranno i battenti il 7 gennaio, molte altre il 10 gennaio ma si profilano due fronti diametralmente opposti sulle misure di sicurezza.

Accantonata l’ipotesi di effettuare un tampone a tutti gli alunni e il personale scolastico, il rischio che 10 milioni di persone si rechino nei locali scolastici aumentando i contagi è alto. Ad alimentare tale rischio c’è anche l’assenza di norme certe sul distanziamento e una linea morbida sulle quarantene molto criticata.


Ma cosa dicono i tecnici? Il coordinatore del CTS Locatelli dice: “Al limite possiamo ragionare di una settimana, allungando però le lezioni a giugno, non dobbiamo privare i nostri ragazzi di un singolo giorno di scuola”. Proposta neanche presa in considerazione dal Governo. Dal canto loro le regioni sono più preoccupate e cominciano a chiedere il rispetto del parere del CTS piuttosto che ridurre la decisione a mero calcolo sulle ricadute economiche dietro il paravento del “rischio DAD”.

Il Governatore della Campania De Luca, sostiene che è da folli riaprire le scuole giorno 10 gennaio. La sua proposta è quella di ritardare il rientro anche di un mese usando la DAD soprattutto per le scuole superiori.

Anche il Governatore della Sicilia Musumeci si dice possibilista per uno slittamento di almeno una settimana. L’ipotesi potrebbe essere quella di far slittare le chiusura a giugno.

Intanto alcune regioni stanno pensando di non far riaprire le scuole il 7 ma il 10 gennaio.

Dal canto suo il Governo mette sul campo le “misure di sicurezza” obbligando i docenti alle mascherine ffp2 ma solo per infanzia e in situazioni in cui ci siano studenti esonerati dall’uso di mascherina in classe. Nulla di fatto, insomma.

Quindi, mentre per prendere un caffè uno studente dovrà avere un Green Pass anche se la sua consumazione dura 5 minuti, per stare in classe 6 ore non serviranno misure di sicurezza.

E’ chiaro ed evidente che dietro il paravento della scuola aperta in presenza a tutti i costi si nascondano interessi di ben altro tipo perchè per tutto il periodo di pandemia il vero grosso problema è: dove staranno i giovani se i loro genitori dovranno andare al lavoro? Basti pensare al recente no di brunetta allo smartworking per capire che tutto ha un senso, anche diabolico.

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