Ormai il disegno è chiaro. Non solo si prevedono aumenti microscopici (50 euro al mese, non di più), si intende anche abolire uno strumento funzionale all’aggiornamento degli insegnanti per finanziare questi aumenti.

Una mossa sicuramente impopolare che punta a risparmiare qualche centinaio di milioni di euro, circa 400 per destinarlo a pochi docenti. Si parla di 260 milioni da stanziare per la “valorizzazione del merito”, quindi meno. C’è da ricordare che proprio le risorse della valorizzazione del merito furono abolite in parte ai tempi dell’ultimo rinnovo del contratto , 2018 e definitivamente in fase successiva con la canalizzazione di quei fondi nei FIS.


Il piano ormai è chiaro: sottoporre i docenti a una valutazione per premiare uno su tanti in modo da favorire un avanzamento di carriera che di fatto non esiste.

La carta del docente introdotta con la legge 107 ha favorito un processo profondo di aggiornamento anche sul piano della dotazione degli strumenti tecnologici. È grazie alla carta del docente che gli insegnanti hanno potuto fare agevolmente dad con strumenti avanzati e magari acquistando e altri di nuovo a supporto come penne elettroniche, webcam, accessori vari, libri ecc.

Abolirla, come scritto nel DPEF, è di certo una azione meschina che punta a svilire la categoria degli insegnanti che già sono abbastanza arrabbiati per via di un contratto che non si rinnova da 3 anni.

Dopo la fumata nera di ieri su quota 100, oggi arriva anche questa sorpresa che sicuramente porterà gli insegnanti sul piede di guerra, ormai delusi dal nuovo esecutivo sin dai primi giorni.

Ci sarà da combattere, ci sarà da lottare contro provvedimenti peggiorati i della nostra professione e soprattutto per la mancanza di valorizzazione della nostra professione.

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