“Stiamo pensando ad aumenti a tre cifre”. Gli insegnanti meritano almeno 600 euro di aumento”. “Occorre rivalutare la professionalità dei docenti”. Sono tutte belle frasi pronunciate dal Ministro Bianchi in tempi in cui la trattativa per il rinnovo del contratto non era ancora avviata.

Nel momento in cui il tema del rinnovo contrattuale si fa più pressante, in tempo di legge di Bilancio, il Ministro prova a spararla grossa: 18 miliardi per la scuola, anzi no, 22 miliardi… Cifre che non sono valide per un anno ma per 5 anni, cifre che parlano di edilizia scolastica, nuove tecnologie, insomma argomenti triti e ritriti, retaggi della legge 107.


ma la fantasia del nostro Ministro non finisce qui. Ad un incontro sulla Filosofia sostiene che questa materia andrebbe insegnata in tutti gli istituti professionali e tecnici. Alla prima alla Scala sostiene che la musica andrebbe insegnata in tutte le scuole. Quando si parla di nuovo esame di Stato ascolta gli studenti svogliati che chiedono l’eliminazione delle prove scritte, insomma tutto fa brodo a patto che non si parli più di aumento degli stipendi. Il Ministero dell’Economia ha fatto sapere che oltre gli 87 euro medi non si andrà, quindi il nostro Ministro Bianchi se ne guarda bene dal parlarne.

Quindi? Quindi le parole sono belle, i 600 euro sono bellissimo ma restano frasi dette in un raro momento di lucidità, a meno che non si parli di aumento annuo. C’è una cosa di cui non si parla, però: 20 milioni di euro per la rivalutazione della professione del Preside: circa 3000 euro lordi annui per ogni dirigente scolastico, somme sottratte ai 260 milioni inizialmente destinati a ciò che altro non è che il bonus merito appena abolito e di nuovo ritornato in auge. 240 milioni che divisi per un milione di insegnanti nei 12 mesi annui fanno circa 12 euro mensili: ecco quanto vale la “dedizione dell’insegnante” in Italia.

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