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Correva l’anno 1989, quello della caduta del muro di Berlino, quello della piazza Tienanmen. Correva l’anno della maturità vecchio stile, con tutta la commissione esterna ed un solo membro interno a “difendere” i propri studenti.

Correva l’anno in cui ancora si chiamava Maturità e le pacche sulla spalla non erano così diffuse per ogni starnuto ben assestato.

Quell’anno “uscivano” le materie anche per l’orale, ci si presentava come “esperti” di una determinata materia, c’erano le due prove, c’era caldo come quest’anno. C’erano le “cartucciere” piene di prove svolte, c’ero io incurante e sprezzante del “pericolo”.

Liceo scientifico, unico, non come quelli di adesso, quello con le scienze ed anche il latino, quello senza alcun altro aggettivo accanto oltre a “scientifico”.

Correva l’anno 1989 e all’orale davo Letteratura italiana e Fisica. Mi ero preparato a dovere, mia mamma da settimane mi vedeva “parlare da solo” come un matto, lei che si era fermata alle elementari.

Correva l’anno 1989 e non ricordo la mia notte prima degli esami, ricordo che andai da solo, mia mamma non capì granché di quell’esame. Mi sedetti, ho ricordi ormai annebbiati e senza alcuna previsione sul voto che avrei ottenuto, ero li con la consapevolezza che il giorno dopo avrei detto addio alla scuola.

Correva l’anno 1889, era il 12 luglio ed avevo chiuso la maturità con 44/60.
E ora che fai? Mi chiese mia madre, non penserai mica che ci sia la possibilità di iscriversi all’università. Non abbiamo soldi, hai scelto tu stesso un liceo, adesso ci sono i terreni che ti aspettano, non sarai mica braccia rubate all’agricoltura.

Correva l’anno 1989 e il 13 luglio ero già sui terreni chino a coltivare fiori in mezzo ad una moltitudine di braccianti già neri e con le mani piene di calli. Quella era la mia “pacca sulla spalla”.

Correva l’anno 1989, non c’erano i cellulari e nemmeno internet, non c’era nulla dove gridare la propria soddisfazione e non c’era nulla dove potersi informare sulle possibilità per il proprio futuro. C’era un terreno che mi aspettava tutte le mattine alle 6:00, perchè alle 11:00 si brucia e non si riesce a stare a lavorare, al sole, quindi si stacca. Andavo con la vespa 50 special, quella truccata, che sfiora gli 80 all’ora, io già nero, lei bianchissima.

40mila lire al giorno era la paga di un bracciante ma dovevi essere all’altezza della situazione, in prova per 3 giorni, dopo di che se non produci, non torni più. 40mila lire al giorno che per due mesi estivi fanno circa 2 milioni e mezzo, domeniche comprese, senza sosta.

Correva l’anno 1989 e per me le vacanze erano queste, pantaloncini scarponi e nero come la pece a fare calcoli sul mio futuro.

Correva l’anno 1989 e alla fine dell’estate mi ero iscritto a Ingegneria Elettronica dopo aver letto il significato della parola Università. Pieno di sete di sapere, desideroso di fare informatica ma per quella occorreva andare oltre lo stretto mentre io a malapena potevo permettermi di restare in provincia.

Avevo solo due sudatissimi milioni e mezzo di lire e tante incertezze per il futuro ma avevo voglia di puntarli tutti sull’unica opportunità che avevo.

Correva l’anno 1989, avevo finito la maturità e avevo fatto la migliore vacanza della mia vita, quella che mi preparava all’ascensore sociale.

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