E finalmente arriva il bavaglio. Nella seduta di giovedì scorso in consiglio dei ministri è stato approvato il nuovo codice di comportamento per i dipendenti pubblici, previsto nel decreto di legge PNNR2 dell’aprile 2022.


Nel regolamento si legge tra l’altro che “il dipendente p tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della PA in generale.

Sono previste azioni disciplinari laddove il dipendente vìoli il regolamento.

Il codice di comportamento così stringente arriva in un momento in cui un po’ tutta la pubblica amministrazione è in continuo attrito con il datore di lavoro, lo Stato, soprattutto per i contratti non aggiornati, la carenza di personale e quindi sovraccarichi di lavoro un po’ ovunque, dalla scuola alla sanità.

Impedire al dipendente di poter esprimere un proprio dissenso è sicuramente una violazione della libertà dell’individuo. Non c’è dubbio che una norma del genere manifesta tutta la debolezza di uno Stato incapace di mettersi in discussione.

Da oggi diventa davvero difficile classificare un commento come lesivo dell’immagine dell’amministrazione scolastica. Se un docente nel nostro gruppo chiede lumi su una norma violata dalla dirigenza, lede l’immagine della scuola? Se un docente chiede ai colleghi chiarezza su come vengono gestite alcune attività aggiuntive, lede l’immagine della scuola? O forse chi veramente lede l’immagine della scuola potrà essere colui che la amministra e la gestisce abusando del proprio potere e lasciando che i docenti che tengono alla propria dignità chiedano mobilità altrove?

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