Ormai sono decenni che sulla scuola Governo e parti sociali faticano a comunicare. Siamo arrivati al punto che Bianchi, come la Giannini 7 anni fa, porti avanti una riforma senza neanche consultare gli insegnanti e i lavoratori della scuola.

Ieri è saltato il tavolo di conciliazione e il Ministro sbotta: non capisco i motivi di questa agitazione, stiamo investendo tanti soldi sulla scuola e stiamo assumendo.


Non si rende conto, il Ministro, o fa finta di non capire le contestazioni. Sembra che lo zucchero debba sempre rendere appetibile la bevanda ma non è così e la legge 107 insegna. Investimenti fatti male e ” nuove assunzioni” praticamente inesistenti, allora come adesso. Veniamo ai punti che Bianchi vanta come qualcosa per i quali tutti dovremmo esultare.

La questione degli investimenti sulla scuola, ad esempio, è solo un paravento. Praticamente i “nuovi investimenti” si basano sul licenziamento di 10mila insegnanti dal 2026. Oltre mezzo miliardo di euro di minori spese per finanziare, tra l’altro, il carrozzone della scuola superiore di alta formazione. ne abbiamo parlato qui. Gli “scatti stipendiali” tanto decantati si sono sgonfiati a dismisura dopo la precisazione su come verrebbero acquisiti e su chi dovrebbe acquisirli. Solo il 40% li avrebbe e solo chi è caro al comitato di valutazione. Una mossa anti democratica che premia logiche clientelari dentro la scuola. Non a caso questa misura piace molto proprio ai dirigenti scolastici.

La questione del reclutamento è talmente ingarbugliata che i non addetti ai lavori difficilmente la capiranno. Bianchi viene da una stagione in cui ben 4 ministri non sono riusciti ad assumere insegnanti su tutti i posti vacanti e disponibili. Bussetti nel 2018 lasciò vacanti 52.000 cattedre, la Azzolina ben 63mila, Bianchi oltre 50mila. Il problema non è creare cattedre ma essere in grado di riempirle. E ogni ministro lo sa ma usa le cattedre rimaste vacanti negli anni precedenti come un vanto per dire che ha creato nuovi posti.
C’è una vera e propria emorragia e una fuga dalle grandi e costose città e dalle regioni dove un insegnante con 1450 euro non riesce a vivere a maggior ragione se fuori sede. Tutti i ministri degli ultimi 10 anni hanno avuto il grosso problema di avere gli organici al completo entro il 1 settembre.

Quando Bianchi parla di nuovi posti, quindi, non sa che sarà un suo problema, qualora questi posti fossero reali, riempirli con vincitori di concorso. E non sono bastati i pasticci dell’ultimo concorso a far cambiare idea sulle modalità di selezione. I quiz infatti hanno decimato i concorrenti senza che ci sia stata una reale motivazione. Questo non tanto per il fatto che essi siano difficili (si potrebbe aprire un intero capitolo solo sulle modalità di selezione e su come ius quiz possa essere valido per selezionare i docenti ma qui evitiamo per brevità) quanto per il fatto che le domande fossero addirittura sbagliate e non sia stato consentito ai concorrenti di usare carta e penna per fare conti in quei quesiti che i conti li richiedono.

C’è un’ultima questione spinosa e riguarda l’aggiornamento del contratto con una serie di incarichi che saranno più o meno obbligatori. L’atto di indirizzo emanato dal Ministro tempo fa punta ad aggiornare il contratto con norme che riguardano i coordinatori di classe, gli incaricati per diverse altre funzioni. Tutti incarichi “senza ulteriori oneri per lo stato” che stavolta sfuggirebbero alla libera scelta del docente e che potrebbero essere imposti dal DS essendo contrattualizzati. Per tutto questo il ministro non intende confrontarsi con i sindacati ma unilateralmente decidere dove e come modificare il CCNL. Non sa forse che il termine stesso di contratto ha a che fare con la formalizzazione di qualcosa da due o più parti?

Quindi è inutile che Bianchi si stupisca per il fatto che una riforma che comporta “investimenti” e nuovo reclutamento sia stata rigettata in toto sia nella forma sia nella sostanza. Dimostra semplicemente incapacità di confrontarsi e di rivedere le proprie idee. I docenti, invece, dimostrano che la scuola è fatta di persone, di rispetto , di confronto e non solo di numeri come i nuovi posti (che poi sono i vecchi e addirittura con tagli) o i nuovi investimenti che tutto pagano tranne gli aumenti degli stipendi.

C’è un totale scollamento tra l’idea di scuola a via Trastevere e quella reale tra i banchi e nelle aule. Questo scollamento si è via via accentuato fino a creare due mondi separati: da un lato la scuola reale, dall’altro quella nella mente dei politici.

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