Il vero guaio degli ultimi decenni forse è rappresentato anche dal non ascolto. Tutti i ministri che si sono avvicendati, una volta al potere, hanno dimenticato la base, gli oltre 800mila docenti che lavorano a scuola.

Abbiamo assistito spesso a promesse elettorali che mai si sono concretizzate. Alle “buone intenzioni” sono subentrate le esigenze di ogni genere. Con l’ultima Ministra, insegnane e attivista contro la legge 107, tutti i docenti si aspettavano un ascolto da ex collega.


La risposta è stata una totale chiusura, un silenzio assordante di fronte alle proposte, alle manifestazioni di dissenso. La voce degli insegnanti è stata inascoltata, in tutte le sue forme, anche nei confronti televisivi. In questi casi la ministra ha furbescamente evitato confronti con gli insegnanti. E così anche chi l’ha preceduta, dalla fedeli alla Giannini, alla Gelmini. Nessuno che leggesse tra le righe i malumori dei docenti e ne tenesse conto.

Speriamo e auspichiamo che il nuovo ministro dell’istruzione sia educato all’ascolto, una pratica ormai perduta e che dovrebbe essere il sale della democrazia. Perchè se veramente democrazia significa potere al popolo, come è possibile che un governante non ascolti il popolo soprattutto una categoria di intellettuali che sicuramente ha qualcosa di interessante da dire sulla scuola vissuta giorno dopo giorno?

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