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Gli strumenti sono a disposizione ma le divisioni tra docenti non consentono di metterli in atto. Ci abbiamo provato noi di Professione Insegnante negli anni passati, ci hanno provato i sindacati ma niente: ogni inizio anno tutti i “posti di comando” sono saldamente occupati per “far funzionare la scuola”.

Il bello è che senza quegli incarichi, senza vicari, collaboratori, funzioni strumentali, coordinatori di classe la scuola crollerebbe in pochi giorni. Funzioni aggiuntive, non contrattualizzate e per questo non passibili di sanzioni se i docenti che le ricoprono si dimettono o rinunciano sin dall’inizio dell’anno.

Accade che poi alla fine dell’anno tutti i docenti che hanno ricoperto funzioni aggiuntive si lamentino della scarsa retribuzione, delle ore interminabili trascorse tra le carte della burocrazia ma a settembre le stesse persone sono sempre lì al loro “posto di comando”.

Quando nel gruppo parliamo di astenersi da incarichi extra qualcuno storce il muso: “e la scuola come deve andare avanti se ci asteniamo?”. Appunto. L’astensione deve essere tesa a dimostrare che quelle funzioni sono di vitale importanza e come tali vanno contrattualizzate a monte e non con contrattazione integrativa.

Ma oltre alla contrattualizzazione nazionale mancata lo strumento dello sciopero bianco diventa efficace quando occorre ottenere qualcosa di importante: prima fra tutte l’aumento stipendiale. Immaginate un milione di insegnanti impegnati nelle aule tutti a fare il proprio lavoro con diligenza ma fuori dalle aule nessun incarico aggiuntivo, azione a oltranza fin quando non si chiude la trattativa. Meccanismo efficace ma a quanto pare di difficile attuazione.

Ma cosa accade? Perchè non è attuabile? I fattori sono sicuramente tanti. Ci sono docenti che aspirano a incarichi extra e non vi rinunciano per nessuna cosa al mondo, altri sentono sul collo il ricatto della dirigenza che si abbatte nel caso in cui si rinunci all’incarico di coordinamento; altri ancora non si sentono di creare disservizi. Ne va del buon nome della scuola, dicono. Gli studenti scapperanno altrove. Ecco, quindi che emerge con prepotenza la vocazione “aziendale ” della scuola berlingueriana, quella dell’autonomia, quella delle nozze coi fichi secchi, a cui si chiedono mille cose burocratiche e a cui, di contro si sottrae denaro riducendola all’osso.

Diciamocelo chiaro, non c’è via d’uscita senza unità di intenti e se da un lato emerge con prepotenza l’istanza di chi si ritiene “insegnante in carriera” in un contesto di “middle management” col piglio anche autoritario e organizzativo, pieno di termini più aziendali che scolastici (cosa sarebbe il middle management, cosa ci sarebbe di manageriale?), dall’altro i docenti che riaiutano anche se in tanti non produrranno i disservizi sperati, quelli che farebbero emergere le contraddizioni di una scuola sempre più+ stretta tra la burocrazia che brucia ore preziose e l’emergenza educativa impossibile da gestire nel tempo che rimane.

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