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La disinformazione a scuola è sempre una delle armi migliori affinché i presidi obblighino i docenti ad accettare scelte unilaterali che vengono spacciate per imposizioni dall’alto. “Ce lo impone il ministero” è la frase più diffusa quando si chiede ad un insegnante di occuparsi di una nuova rogna burocratica.

E’ il caso della formazione su inclusione e sostegno per quegli insegnanti che hanno alunni in situazione di handicap in classe.

Ora, premesso che sia necessario avere la giusta formazione, premesso che sia deontologicamente corretto formarsi per dare il meglio nella propria professione, appare fuori da ogni logica un “obbligo di formazione” senza che questo rientri nelle ore di servizio.

Proviamo intanto a leggere la norma, è da lì che occorre partire.

Scarichiamo qui il testo integrale e leggiamolo in alcune parti interessanti.

Leggiamo la prima parte dopo le opportune premesse che ritengo ampiamente condivisibili sul piano etico e professionale, sia chiaro.

“Il personale docente in questione, per l’anno scolastico 2021/2022, sarà invitato a frequentare un percorso di formazione su tematiche inclusive, secondo quanto previsto dal DM 188 citato tenendo conto delle indicazioni fornite con la presente nota e rivolta alle scuole polo per la formazione che avranno il compito di organizzare le attività formative.”

La parola chiave di questa frase è “INVITATO”. Questa parola nella grammatica italiana non ha come sinonimo qualcosa che suona come “obbligo” ma si tratta di un invito.

Come mai la nota parla di invito e non di obbligo? Semplice. Se avesse obbligato il personale, avrebbe dovuto effettuare la formazione in orario di servizio. L’invito, invece, è qualcosa che non suona come obbligo e come tale l’insegnante seguirà la formazione in orario extra lavorativo, secondo propria coscienza.

Ma andiamo avanti e leggiamo un altro passaggio importante.

Ciascun docente dovrà avere accesso ad una unità formativa per complessive 25 ore sulle tematiche inclusive e sulle specificità presenti nella propria classe, attraverso corsi organizzati da singoli istituti o da reti di scuole

Qui appare chiaro che il dovere espresso nella frase (Ciascun docente dovrà…) è riferito all’ente di formazione, scuola polo, che mettendo a disposizione l’attività formativa e incassando dei fondi dello Stato, “DOVRÀ” consentire l’accesso ad una unità formativa di 25 ore….

Seguono nel documento alcune indicazioni su come allestire la formazione oltre all’elenco delle scuole che hanno ricevuto i fondi.

Quindi possiamo dire che da una attenta lettura della nota ministeriale non c’è alcun obbligo di formazione per l’insegnante e la partecipazione ai corsi è libera perchè egli è “invitato”.

Tra l’altro la mancanza dell’obbligo esonera il ministero da un dovere di formare tutti. Immaginiamo la spesa di 10 milioni di euro per formare un milione di insegnanti: circa 10 euro a insegnante, una miseria. Ogni scuola polo dovrebbe formare in media 2500 insegnanti. Pensate un po’ come dovrebbe organizzarsi per formarne così tanti con così poche risorse.

Ultima chicca: “la formazione “obbligatoria” è estesa anche al personale a tempo determinato. Un paradosso. Lo Stato non fornisce carta del docente al personale a tempo determinato ma poi esige che egli si formi quando questa cosa è “senza ulteriori oneri per lo Stato”.

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