Gli insegnanti scioperano, e anche in massa. Non accadeva da tempo, non accadeva da quel famoso 5 maggio 2015 quando a scioperare fu l’80% del personale docente.

Vedremo quali saranno i numeri stavolta ma dalle prime osservazioni si legge di scuole chiuse per mancanza di insegnanti nelle prime ore o per mancanza di collaboratori.


Ma quali sono le ragioni dello sciopero? Perchè mai occorre riprendere in mano uno strumento di lotta ormai spuntato da tempo? Io per primo ho cambiato idea sullo sciopero quando a farlo sono tutte le sigle sindacali, o quasi. Perchè CISL ritiene che vada tutto bene per noi, quindi non è il caso di lamentarsi.

Uno sciopero unitario se non crea disservizi alla scuola, serve a dare un messaggio unico a sostegno della dignità dei docenti.

Aumento degli stipendi

Uno dei motivi riguarda l’aumento degli stipendi fermi al 2018. Ormai lo Stato rinnova contratti che poi scadono dopo pochi mesi. L’offerta è di 87 euro lorde mensili in media. Ciò si traduce co un netto che parte da 40 a 60 euro nella migliore delle ipotesi, ovvero per stipendi di fine carriera. Insomma, a malapena il 3% di aumento a fronte di una perdita del potere di acquisto del 16%.

Gli insegnanti ricevettero una mancetta più o meno simile nel 2018 e i sindacati accettarono, quindi il Governo ci riprova. Ecco perchè occorre scioperare. Se accetti qualcosa, poi lo Stato gioca al ribasso e ti dà sempre meno.

Reclutamento nel caos

Un insegnante su 5 è precario, oltre 200.000 cattedre sono annuali. Si è passati dal tentativo di “abolire la supplentite” mai risolto nella legge 107 ad una deriva senza precedenti.

Manca un piano strutturale delle abilitazioni all’insegnamento, manca un piano strutturale dei concorsi seri che consegnino alla scuola insegnanti capaci, motivati e selezionati. Manca la stabilizzazione di quanti vengono assunti da anni a settembre per essere licenziati a giugno.

Valorizzazione della “dedizione ” all’insegnamento

Questo governo, questo ministero, sono un festival dello slogan. Ogni giorno c’è qualche novità. Durante l’elaborazione della legge di bilancio spunta la valorizzazione della dedizione all’insegnamento. Un modo per reintegrare il tanto odiato bonus merito appena abolito lo scorso anno.

Come si misura la dedizione? Quanto vale? 12 euro al mese. Mettendo da parte la valutazione ideologica di una tale valutazione, è veramente motivante una cifra simile per dimostrare “dedizione” all’insegnamento?

Burocrazia alle stelle

Gli insegnanti ormai sono per metà segretari di se stessi e della scuola. Telefonano alle famiglie, compilano PEI PDP e scartoffie a non finire, sono referenti di qualsiasi cosa. Si arriva ad avere metà corpo docente impegnato in almeno una attività che non sia didattica. Tutte rogne che tolgono tempo ed energie alla vera scuola, quella che si svolge nelle aule.

Ecco perchè scioperare. Non farlo vuol dire subire. Di certo scendere in piazza non risolverà tutti i problemi ma sarà un segnale a fianco dei sindacati. Di certo lo strumento dello sciopero non si mostra efficace per una categoria che dai sindacati spesso viene considerata al pari dei metalmeccanici. Siamo diversi per natura, i lavoratori della conoscenza hanno un diverso modo di interpretare il loro mestiere e come tale anche gli strumenti di lotta dovrebbero essere diversi. Il giorno di vacanza per gli studenti rischia di non funzionare.

Che poi lo sciopero di oggi sia un atto di forza e un termometro dei sindacati in vista delle RSU 2022 è anche una considerazione che va fatta.

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