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Rientro a scuola, il riformismo che aveva caratterizzato il M5S si è affievolito. Direi azzerato. La conferma viene da una deputata del Movimento. Quanta distanza con la proposta di legge che intendeva abrogare le classi pollaio, il contratto di governo giallo-verde e  i venti punti programmatici per la nascita del Conte-bis.

Rientro a scuola, si ripete il il copione: tra il dire e il fare…

Il rientro a scuola a settembre pare certo. La cautela è d’obbligo. Occorre aggiungere che la riapertura non garantirà lo svolgimento e la conclusione dell’anno scolastico 2020-21 nella modalità attuata a settembre. Tutto dipenderà dalla curva epidemica. I mesi critici saranno quelli tra dicembre e febbraio.

Fatta questa premessa, la mia riflessione si concentra sull’esaurirsi della “spinta propulsiva” che aveva caratterizzato il M5s.

L’emergenza sanitaria e soprattutto la disponibilità di ingenti risorse economiche hanno creato le condizioni per  una riforma della scuola, iniziando dall’aula devastata dall’obbrobrio delle classi pollaio imposto dalla scuola dal duo Gelmini/Tremonti.

Nella proposta di legge abrogativa (Lucia Azzolina è la prima firma) sono certificati questi investimenti (il termine costi non si addice all’istruzione): “338.500.000 euro per l’anno 2019, a 1.180.000.000 di euro per l’anno 2020, a 1.715.100.000 euro per l’anno 2021 e a 2.130.000.000 di euro a decorrere dall’anno 2022” (art. 1 comma 2).

Il governo giallo-verde (2018-19) si basava su un  contratto. Nella sezione scuola (pag.41) l’abolizione delle classi pollaio era posta come una priorità. “In questi anni le riforme che hanno coinvolto il mondo della scuola si sono mostrate insufficienti e spesso inadeguate, come la c.d. “Buona Scuola”, ed è per questo che intendiamo superarle con urgenza per consentire un necessario cambio di rotta, intervenendo sul fenomeno delle cd. “classi pollaio”, dell’edilizia scolastica, delle graduatorie e titoli per l’insegnamento.

Nella trattativa per la nascita del Conte-bis il M5s presentava la sua proposta. Al punto 10 si legge: ” La scuola pubblica è un bene comune: serve prima di ogni altra cosa una legge contro le classi pollaio e valorizzare la funzione dei docenti.” 

La ministra Lucia Azzolina sta sprecando un’occasione

Il suddetto elenco era necessario per comprendere lo sconcerto di fronte alla decisione della Ministra Azzolina di ripiegare su soluzioni tampone come l’uso del plexiglass (costo stimato 400 milioni di €). La responsabile dell’MI lo sapeva (Proposta di legge) che l’abolizione delle classi pollaio ha un costo complessivo poco superiore ai 5 miliardi di €. Pertanto non si comprende l’arretramento che, passata l’emergenza, vedrà la solita scuola devastata dalla presenza delle classi pollaio.

Lo sconforto è ben sintetizzato dal lungo post di Rina Valeria De Lorenzo (Deputata del M5s) sulla sua pagina Fb. L’Onorevole spiega i motivi che l’hanno portata a non votare il Decreto scuola (22/2020). Il suo dissenso si basa anche sull’assenza nel provvedimento di una finestra abrogativa le classi pollaio. Si legge: “ll ritorno a scuola a settembre, pur tra mille incertezze legate all’andamento dell’epidemia, necessitava di scelte straordinarie per scrivere insieme ad un esercito di docenti una nuova pagina di cultura, tradizioni, valori, democrazia, socialità, integrazione che solo l’alleanza educativa tra il maestro e lo studente sa raccontare. Una scuola che ha bisogno di aule e mense, banchi e sedie, cattedre e gessetti e quel pacifico esercito di docenti che con gli studenti anima lo spazio fisico e lo dilata all’infinito nella relazione educativa… Gli illusi e i conservatori della scuola come me, per nulla affascinati dall’enfasi sulla Dad, auspicano un ritorno alle “classi pedagogiche” (cit. U. Galimberti) con un numero ridotto di alunni per classe nel rispetto delle prescrizioni sanitarie e un organico docenti adeguato a realizzare un progetto educativo stabile e continuativo, realizzato da professionisti dell’educazione gratificati anche dal punto di vista economico, non bistrattati socialmente né soggiogati dalla precarizzazione del lavoro che mortifica le professionalità e spegne ogni leva motivazionale.”

La Gelmini lo aveva dichiarato…

Molto probabilmente la Gelmini sarà soddisfatta della conferma della sua creatura! L’esponente di FI aveva dichiarato (a ragione) a La7 che tutti sono contrari alle classi pollaio, ma nella pratica nessuno ha fatto qualcosa per abolirle. Si riferiva ai governi Letta e Renzi. Ora, l’elenco deve essere aggiornato al Conte-bis che vede al MI una pentastellata. Che dire?

Gianfranco Scialpi

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