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E’ quanto emerge ogni volta che si legge delle ingerenze dei genitori nelle attività scolastiche senza che questi possano avere una base di competenze per decidere.

Rappresentanti nei consigli di classe e di istituto che spesso dettano legge in contesti che i genitori stessi non conoscono per nulla. Spesso aizzano altri a polemiche contro le azioni didattiche dei docenti senza conoscerne le strategie e gli obiettivi.

La scuola dell’autonomia, quella legata al marketing dell’orientamento per attirare quanti più iscritti possibili è spesso legata al giogo dei genitori che in massa decidono di iscrivere o trasferire i propri figli altrove. In 20 anni il potere dei genitori ha via via superato quello degli stessi insegnanti. Ci sono scuole dove i dirigenti temono più rimostranze dei genitori che degli insegnanti. Questo anche perché se riescono a gestire il corpo docente con strumenti di coercizione perchè sottoposti, non riescono allo stesso modo a convincere i genitori della bontà di alcune scelte didattiche.

I dirigenti, quindi, di fronte al rischio di perdita di iscritti cedono spesso a richieste4 estemporanee di genitori, accolgono rimostranze dirette verso azioni didattiche portate avanti dai docenti e snaturano spesso l’identità di una scuola dove l’organo sovrano dovrebbe essere il collegio dei docenti.

Un esempio fra tutti riguarda quello dei “compiti” a casa. Ormai sono tanti i genitori che se ne lamentano prendendo posizioni spesso imbarazzanti.

Come a suo tempo disse Galimberti, i genitori sono di fatto diventati i “sindacalisti” degli studenti, sempre pronti a difendere qualcosa in loro “favore” che quasi mai riguarda la qualità dell’attività scolastica. E che importa se alla fine i danni si riversano sulla stessa didattica ridotta spesso a mero nozionismo e valutazioni “notarili” di fine anno dove tutti o quasi sono promossi nonostante tutto?

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