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Secondo quanto circola sul nuovo reclutamento, sembra che le voci più accreditate negli ambienti del MIUR individuino un canale per nulla meritocratico di accesso ai ruoli. Premesso che un insegnante assunto in ruolo viene investito della propria responsabilità per ben 40 anni di carriera, riteniamo profondamente distorta l’opinione secondo la quale la “selezione" avvenga basandosi esclusivamente su un certo numero di anni di servizio e non meno di 3. Ciò per tante ragioni:

  • La prima riguarda il fatto che gli anni di servizio hanno una valenza a livello di esperienza e di tirocinio ma non rappresentano un criterio meritocratico valido. Volendo estremizzare un insegnante può fare supplenze continuative per anni senza che venga valutata la propria competenza didattica e successivamente accedere al canale riservato come vuole il decreto;
  • La seconda riguarda il fatto che secondo noi i passaggi obbligati per raggiungere il ruolo dovrebbero essere di due tipi: un riguarda il percorso di abilitazione con accesso selettivo, l’alto riguarda un concorso ordinario selettivo basato sui reali posti programmati in un triennio ed eventualmente estensibile qualora la graduatoria di merito presenti docenti idonei.

Il passato con ben 9 cicli di SISS e due di TFA, ha dimostrato che un percorso selettivo abilitante sia la via migliore per formare i nuovi insegnanti. Tuttavia occorre porre attenzione sui costi di tali percorsi che di recente sono stati molto elevati. Si ritiene, quindi, che sia utile calmierare i costi dei percorsi abilitanti al fine di non praticare una ulteriore “selezione” sul piano economico delle possibilità. Sarebbe interessante che fossero solamente gli atenei dello Stato ad erogare i corsi e le selezioni come è accaduto in passato per le SISS.

I concorsi 2012 e 2016, invece, hanno rappresentato un esempio valido di accesso ai ruoli a meno di qualche difetto come ad esempio prove preselettive in alcuni contesti fuori luogo. Essi hanno definito il percorso per una intera generazione di docenti i quali ancora attendono in parte di entrare in ruolo. Nel 2016 hanno vinto i concorsi ben 63mila persone, quindi, nonostante la selettività non si può dire che il percorso sia stato esteso a pochi docenti. Di fatto un docente su tre ha vinto il concorso 2016.
Ci sono, tuttavia alcuni errori commessi in passato e che vale la pena sottolineare. 

Il primo riguarda la determinazione del contingente dei posti. Nel 2016 sono stati definiti pochi posti in alcune regioni e troppi in altre, con conseguente sbilancio di disponibilità. Per questo motivo lo scorso anno ben 34.000 cattedre rimasero vacanti perché in luoghi con GM e GAE esaurite. Quelle stesse GAE che altrove sono ancora stracolme di docenti. E’, infatti, necessario tener conto di alcune priorità indispensabili come quella di esaurire definitivamente le GAE. Il contingente di posti, quindi, va definito anche tenendo conto delle disponibilità in GAE alla luce dei nuovi aggiornamenti anche riservando ad esse il 100% dei posti così da esaurirle una volta per tutte. Va da sè che poi l’ampio margine di manovra dato alla mobilità rischia sempre di stravolgere la geografia dei contingenti.
Quanto ai titoli di servizio vantati dai docenti che hanno almeno 3 anni e che ritengono debbano essere tutto quel che serve per il ruolo, essi potrebbero essere valutati a integrazione dei titoli di esami e di abilitazione. Una soluzione sarebbe quella di usarli anche come titolo integrativo di accesso nelle prove selettive, questa consentirebbe di effettuare una differenziazione tra i docenti con qualche anno di esperienza e chi è alle prime armi, mettendo comunque tutti di fronte alle stesse prove di selezione. Un’altra soluzione sarebbe adottata nel concorso 2016 in cui a integrazione del punteggio delle prove scritte pratiche e orali si aggiungevano i titoli e tra essi gli anni di servizio, bilanciando così titoli ed esami in un mix ottimale. Occorre definire una volta per tutte un metodo chiaro limpido e trasparente di reclutamento senza riserve, senza sanatorie, che rischiano di rappresentare sempre pericolosi precedenti per il futuro e di costituire dei vuoti legislativi che danno sempre spazio a interminabili ricorsi alla giustizia amministrativa

In definitiva si confida nel buon senso e nel fatto che in effetti nel prossimo triennio ci saranno ben 180.000 cattedre da riempire quindi le opportunità saranno ampie per tutti purché si sia disponibili a passare per una vera e propria selezione al fine di dare i migliori docenti alla nostra scuola.
Ultimo ma non meno importante è un appunto che vorremmo fare sulla determinazione delle commissioni esaminatrici. I concorsi del passato sono stati affidati a docenti che hanno scelto di esaminare a titolo quasi esclusivamente gratuito. Non è possibile determinare una commissione seria pescando docenti tra chi a buona volontà e non tra chi ha maggiore esperienza. Molte commissioni sono state sciolte per varie dimissioni in periodo estivo.Un concorso serio che seleziona i i migliori docenti per la scuola deve avvalersi dei migliori docenti già in servizio che non lavorino di fretta o nei ritagli di tempo ma si dedichino al massimo per tutelare gli interessi dello Stato. 


Il consiglio direttivo di Professione Insegnante