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Le decisioni sul rientro a scuola prescindono sempre, stranamente, dal parere di chi la scuola la vive in prima persona. Dopo il balletto di alcune manifestazioni strumentalizzate di qualche decina di studenti e relativi genitori, il Governo ha deciso per la riapertura in presenza per metà degli studenti, da infanzia sino alle prime classi della secondaria di primo grado.

Il progetto è quello di aprire tutto sino ai 5 anni della secondaria di secondo grado, parole del presidente del consiglio Draghi.

I docenti, però sanno cosa accade agli studenti delle scuole secondarie, stretti tra trasporti per nulla riprogrammati (adesso il 50% fa dad quindi movimenti dimezzati) e regole spesso per nulla rispettate.

Abbiamo indetto un sondaggio a cui hanno risposto poco più di 1000 persone in meno di 24 ore. Un sondaggio che ha evidenziato che il 75% degli insegnanti non è d’accordo con la riapertura delle scuole in presenza.

Come al solito la voce degli insegnanti rimarrà inascoltata dai più, basta leggere tra i commenti nelle pagine delle varie testate giornalistiche per rendersi conto di quanta considerazione errata ci sia in giro tra accuse di volersi sottrarre ai propri doveri di lavoratore e paure insensate. Eppure molti esperti da Galli a Crisanti compresi ricercatori del CNR sono tutti concorsi sul fatto che la riapertura della scuola in presenza porti ad un aumento dei casi di covid.

C’è da ricordarsi che al momento meno del 40% del personale della scuola risulta essere vaccinato su scala nazionale. in alcune regioni la vaccinazione del personale è ferma. Oggi, 9 aprile, sono state somministrate solo poco più di 2000 (duemila) dosi di vaccino in tutta italia al personale scolastico.

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