Il ministro Fioroni abolisce il
“6 rosso”
di Serafina
Gnech
Con il Decreto Ministeriale 80/2007 il Ministro
Fioroni abolisce il “6 rosso”, ovvero la possibilità di essere promossi
nonostante la presenza di una o più insufficienze. Si chiude così – almeno si
spera – uno dei periodi più bui della scuola italiana. Oltre un decennio che
ha assistito ad una netta dequalificazione degli studi, ad un generale
decadimento dell’istituzione-scuola ed un costante e progressivo svilimento
della classe docente.
Mentre gli studenti si scambiano sms e
coordinano le loro ‘operazioni di guerra’ contro un decreto ingiusto,
punitivo e discriminatorio, i docenti, reduci dai corsi di recupero
partoriti a suo tempo dal Ministro D’Onofrio, si chiedono timidamente se
questa non sia la volta buona. Perché – sia ben chiaro – svolgere il ruolo
dell’attore senza spettatori, del venditore senza clienti, non è poi il
massimo nemmeno per chi ha il pelo sullo stomaco e si ripete che, comunque,
intanto lo stipendio corre. Intanto, s’intende, che gli studenti decidono
di tirar fuori con estremo sforzo i quaderni – se mai li hanno - intanto che
recuperano qualche residua energia dopo la partita, lo shopping, la nottata,
intanto che si stiracchiano, allungano le gambe, annoiati, perennemente
vittime della loro bulimia e di quant’altro (posso bere? Posso mangiare? devo
andare in bagno…)… intanto che danno una sbirciata al telefonino, ‘lanciano’
da un capo all’altro della classe minuscole palline di carta, commenti e
risatine…
Da dodici anni, in realtà, pagano con la loro
presenza il prezzo di un’immunità a suo tempo venduta come “diritto allo
studio”. Con la presenza, per l’appunto, spesso solo con essa, come di fatto è
stato chiesto loro.
Al decreto Fioroni vanno riconosciuti alcuni
indubbi meriti: quello di aver posto fine al perverso meccanismo
dilazionatorio, che permetteva agli studenti di protrarre “debiti” ovvero
insufficienze ad libitum, senza che ciò avesse alcuna conseguenza e
quello di essersi scrollato di dosso il demagogico assunto secondo il quale il
percorso scolastico deve scorrere, fluire senza ostacoli, senza
frantumazioni… in un continuum non traumatico.
Il Ministro recupera quelle scadenze e
quelle prove, con le quali ci scontriamo nella vita e sulle quali si
definisce e si forma il nostro senso di responsabilità. Contrappone una
scuola ‘pesante’ nel senso buono del termine ad una scuola ‘leggera’, che
chiacchiera sui valori, ma non li sostanzia in quell’etica dell’ impegno e
della responsabilità, che non può recidere il legame fra azione e conseguenze,
legame senza il quale non esiste azione educativa.
Non sono cose da poco. Segnano positivamente la
politica scolastica di un Ministro che per altri versi segue l’onda lunga
(l’onda anomala!) del Ministero Berlinguer e della coorte di pedagogisti, che
hanno progressivamente risucchiato la linfa della scuola, trasformandola in un
tronco secco dai mille rami, che vivono ormai di vita propria, trovando
ragione in se stessi e moltiplicandosi all’infinito, come in un film di
fantascienza che riproduca un scenario kafkiano.
Ed è proprio quest’onda lunga e anomala del
Ministero Berlinguer, che, pur nella generale contentezza, ci preoccupa.
Perché se è vero – come è vero – che il decreto cancella la garanzia dell’
immunità, è altrettanto vero che esso non cancella contestualmente la garanzia
del successo.
Nella parte iniziale del decreto il Ministro
Fioroni ricalca, con riferimento al nuovo istituto di recupero dei debiti,
quanto enunciato dal Regolamento dell’autonomia delle Istituzioni
scolastiche (capo 1, art.1, comma 2), laddove esso poneva in capo alle
novelle istituzioni scolastiche l’obbligo di realizzare “interventi di
educazione, formazione e istruzione” finalizzati a “garantire… il successo
formativo…”.
Analogamente il decreto dispone che:
il recupero dei debiti venga effettuato entro la
conclusione dell’anno scolastico in cui questi sono stati contratti affinché,
oltre a sviluppare negli studenti una maggiore responsabilizzazione rispetto
ai traguardi educativi prefissati, garantisca la qualità del percorso
formativo e la corrispondenza… dei livelli di preparazione raggiunti dalla
classe…
Permane dunque - sia pure attenuata -
l’illusione (o dovremmo parlare di finzione?) che permea da anni l’azione
riformistica: quella che esistano meccanismi o metodi salvifici e tali da
produrre l’effetto voluto.
Ora, se è indubbio che lo spettro di una
ripetenza coniugato ad una migliore e più tempestiva strutturazione degli
interventi di recupero non potrà che produrre effetti positivi, è altrettanto
indubbio che questi effetti positivi non saranno scontati per tutti.
Come garantire allora il successo formativo?
Due sono le vie d’uscita che paiono tracciarsi a
fronte di questa contraddizione. Una via formale che imponga di sanare a
livello individuale o collegiale lacune comunque non colmate, o una via
sostanziale, che concretamente ponga le basi e le condizioni per una
selezione orientativa - ed in alcuni casi vincolante - all’interno del
sistema scolastico. Una soluzione che non imponga di vendere un finto
successo, ma che permetta di prendere atto dell’eventuale insuccesso e di
partire da esso per identificare percorsi alternativi in cui l’allievo possa
trarre reale soddisfazione e beneficio dalla sua esperienza scolastica.
Noi auspichiamo che il Ministro della Pubblica
Istruzione Fioroni voglia imboccare la seconda via, continuando il cammino
intrapreso, non per tracciare un tratto di penna su percentuali poco gradite,
ma per dare alla sua scuola, alla nostra scuola, quella sostanza di qualità
di cui ha egregiamente posto le premesse.
Treviso, 8 ottobre 2007