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Ven, Dic

1)  Importanza della lettura. Siamo tutti d’accordo, almeno a parole, sull’importanza vitale che la lettura dei libri ha per la mente degli esseri umani (fa eccezione qualche fanatico del post-umano). Senza libri la mente non respira, non si confronta con nulla e spesso annaspa nel vuoto di un’immediatezza senza pensieri, tutta “agita” nel concreto, priva di ogni elaborazione possibile dell’esperienza. Le parole definitive sulla lettura sono quelle celeberrime di Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5.000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… Perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. 

Certo, leggere apre mondi, lo sentiamo dire spesso ed è verissimo; va anche detto che se la si continua a ripetere senza riuscire a far conoscere alle nuove generazioni il fascino dei libri, questa frase rischia di diventare un inutile luogo comune.

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 Incredulità, indignazione, preoccupazione. Questi i sentimenti di tanti docenti nel vedere queste parole  scritte sul sito del MIUR.           

Nell'intervista a La Stampa il ministro dell'istruzione Bussetti ha ricevuto la seguente  domanda "Non è il caso che il governo si ponga anche il problema di regolare i flussi di immigrazione che negli ultimi 20 anni hanno portato un milione di persone in più nelle classi?"

Così ha risposto il ministro:

"La scuola è il luogo principale di inclusione nella nostra società. L'ho sempre detto, fin dal mio insediamento. 

Voglio ribadire anche che questo governo non agisce in maniera pregiudiziale rispetto alla questione migratoria: stiamo affrontando il tema con serietà e responsabilità. A differenza di come è stato fatto in passato. Regolare i flussi tutela innanzitutto chi cerca rifugio in Italia, avendone diritto. Penso anche, però, che il primo pensiero debba sempre essere quello di aiutare i nostri giovani affinché possano farsi una famiglia, avere dei figli, vivere con serenità il loro progetto di vita. La ritengo una priorità assoluta".

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Nel 2018 sono state indagate per presunti maltrattamenti a scuola (PMS) ben 47 maestre, un record mai raggiunto nel quinquennio precedente, né mai prima d’allora.

 

Nel solo primo trimestre del 2019 si è raggiunta la strabiliante cifra di 31 insegnanti che finiranno di fronte al giudice per analogo motivo e c’è la prospettiva di vedere più che raddoppiata l’intera casistica rispetto all’anno precedente. Ma cosa sta succedendo tra l’immobilismo delle istituzioni, il silenzio dei sindacati e la demagogia tecnologica (leggi pro-installazione di telecamere) dei politici? Che spiegazioni può avere il fenomeno? Stiamo dando la risposta giusta col ricorso ai procedimenti penali? Come lo si può arginare e risolvere? A chi tocca farlo? Davvero tante domande a cui la più semplice e sbrigativa risposta consiste nell’affermare che le nostre maestre stanno letteralmente scoppiando. In parte può essere così, ma vi sono altre importanti ragioni che è bene considerare.

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Subito dopo l'incontro svoltosi al tavolo con  le 9 regioni richiedenti l’autonomia differenziata, il ministro  degli Affari Regionali e delle Autonomie del Governo Conte, Erika Stefani, ha spiegato che  non si è trovato l’accordo su alcuni punti, tra cui la scuola:

“Ad oggi non sono stati sciolti i nodi su alcune richieste delle Regioni relativamente a una serie di materie. Sono nodi politici che devono essere analizzati e sviscerati“.

Il ministro Luigi Di Maio non ci sta!  Ha tempestivamente dichiarato:

“Non vogliamo creare una scuola classista, che penalizzi i nostri figli, gli studenti, a seconda del loro luogo di nascita” 

E il ministro Matteo Salvini  ha replicato:

“Se qualcuno ha dubbi se li faccia passare perché c’è nel contratto di governo. Abbiamo lavorato come matti, i governatori hanno lavorato e il mistero Stefani ha lavorato. È ora di fare e di mettere il primo mattone perché è un passaggio storico che fa bene a tutti e non solo a Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, ma a tutta Italia”.

https://www.repubblica.it/politica/2019/04/07/news/salvini_pensioni_quota_41_polemica_di_maio-223483392/

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La psicanalista francese Françoise Dolto definisce “Il dramma del gambero” il passaggio all’adolescenza che

attraversa il bambino, al pari di una seconda nascita. Come il bambino che per nascere deve abbandonare la

placenta in cui ha trovato protezione, allo stesso modo nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza , si deve

abbandonare il guscio protettivo familiare al fine di creare una propria identità.

La Dolto evidenza la condizione drammatica tipica dell’adolescente prendendo a prestito la metafora del gambero.

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Un paio di settimane fa ho avuto la più splendida gratificazione che mi sia mai stata tributata in 30 anni di professione. Ne scrivo solo ora perché davvero stufa dell'atteggiamento di troppi colleghi. Come se non bastassero già DS, genitori e lo Stato in prima persona. La storia è questa: ragazzino che rifiuta totalmente di studiare la mia materia, scienze in un liceo scientifico (arrancava anche in matematica e fisica mi pare di ricordare). Anno dopo anno compiti consegnati in bianco, rifiuto sistematico delle interrogazioni orali e scena muta anche ad agosto, naturalmente sempre promosso con voto di consiglio e mio parere contrario. Ragazzo sempre molto educato e mai polemico, ma avrei voluto strozzarlo, perché davvero non sapevo più cosa fare con lui. All'epoca ero anche fortemente mobbizzata dall'allora DS, per cui era evidente che la colpa era mia, non ero una brava insegnante e bla bla bla.

 Mi scrive, un paio di settimane fa questo ragazzo...sta per prendere la triennale in lettere (sicuramente lo scientifico non era stata la scelta ottimale per lui).

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Maltrattamenti sui bambini, un fenomeno prevalentemente domestico. Esprime ancora l'idea che il minore sia un oggetto di proprietà della famiglia. Eppure la patria podestà è stata superata dalla responsabilità genitoriale.

Maltrattamenti sui bambini, un fenomeno domestico

Maltrattamenti sui bambini, si pensa che il fenomeno si verifichi prevalentemente nelle scuole o in altre strutture pubbliche/private predisposte ad accogliere i minori. Purtroppo è l'ulteriore prova di come i massmedia riescano a convincerci di un'altra realtà, rispetto al quotidiano. In alcuni casi il fine di questa strategia è chiaro (denigrazione dei docenti), in altri invece risulta di difficile comprensione.

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Non c’è niente da dire, la Francia è molto avanti a noi. Non certo per aver vinto i mondiali di calcio, ma perché sa fare “gioco di squadra”.

 Dal lontano 1789 agli odierni gilet gialli sanno coinvolgere la massa, motivarla, muoverla come un sol uomo, trovando le buone ragioni tra le righe del loro famoso triplice motto (Liberté, Égalité, Fraternité). E ora tocca alla scuola che è stata letteralmente abbandonata, come da noi, da politica e istituzioni. Anche in questo settore i francesi sono arrivati primi, nel 2005, segnalando il malessere psicofisico dei docenti che faceva registrare sorprendentemente il più alto tasso di suicidi tra tutte le categorie professionali. Nel 2009, dati analoghi giungevano dal Regno unito, infine dalla Germania nel 2015. Dell’Italia non si sa ancora niente perché l’Ufficio III del MEF si ostina a non rilasciare i dati nazionali sull’inidoneità all’insegnamento a Università e sindacati che vogliono arrivare finalmente a riconoscere le malattie professionali degli insegnanti all’alba del terzo millennio. Sempre la Francia, a fronte dei dati preoccupanti e inattesi, ritenne opportuno affiancare subito la competenza di uno specialista psichiatra a tutti i docenti che volevano farne richiesta cui, evidentemente, non era sufficiente il medico di base. Ma gli insegnanti videro lo stesso crescere le difficoltà del loro lavoro caratterizzato, sempre più spesso, da scontri con studenti e loro genitori. Tali problematiche sfociavano spesso in costosi scontri legali che hanno indotto il 70% dei docenti francesi a tutelarsi con una polizza del costo di circa 70 euro/anno.

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Oggi, 2 aprile 2019, è la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell'Autismo. Riporto  le dichiarazioni della Presidente dell'Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici Bianca Demartis:"Mai come quest’anno in Italia la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo sarà celebrata. Non c’è paese, città e regione che non abbia in campo iniziative dedicate. Saranno tante le luci blu che brilleranno nella notte del 2 aprile e per tutta la settimana sotto il cielo italiano e in tutto il mondo.

ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) celebrerà in ogni sede con le nostre famiglie e i nostri volontari, tanti eventi. Convegni, seminari, incontri con le scuole, corsi formativi, proiezioni a tema, concerti, attività sportive e ludiche a misura dei nostri bimbi e adulti speciali.

Ricordo però che non è una festa. Purtroppo non c’è molto da festeggiare ancora per le nostre provatissime famiglie, che lottano ogni giorno contro una cruda realtà dovuta spesso alla lentezza burocratica per arrivare a dei risultati concreti."

Ed ora preferisco lasciar parlare gli stessi autistici, perché si comprenda il punto di vista altro: il loro! 

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Proprio così, le prima valutazioni INVALSI sostenute dalle classi terminali della scuola secondaria di secondo grado hanno rilevato quanto già si sapeva.
Se da un lato l’INVALSI punta ad essere un termometro che valuti le competenze acquisite dagli studenti, dall’altro esso si è rivelato un termometro ancora più efficace che punta a valutare l’inefficienza tecnologica del nostro sistema scolastico. Così tra reti colabrodo, computer che non funzionano, laboratori inefficienti, gli insegnanti hanno fatto salti mortali per consegnare allo Stato una radiografia che più che misurare la capacità degli studenti misura l’jnefficienza tecnologica del sistema scolastico italiano.

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Sono circa 17.000 le domande dei cosiddetti quota 100 che l’INPS sta valutando entro fine maggio. Esse, purtroppo, non si renderanno disponibili per la mobilità visti i tempi ristretti, tuttavia c’è il forte rischio di lasciare vacanti tante cattedre e di pregiudicare l’inizio del nuovo anno scolastico dopo che l’anno in corso ha visto già ben 34.000 cattedre rimaste senza titolare.

Sarebbe interessante ritoccare le scadenze per le immissioni in ruolo come già successo in passato al fine di garantire un giusto avvio di anno scolastico per quelle cattedre che verranno lasciate libere. 17.000 cattedre rappresentano circa 170.000 studenti senza insegnante stabile, un  numero considerevole che si aggiunge al resto e rischia il caos inizio anno scolastico 2019-20.

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Svolta nel concorso dirigenti scolastici, è stato pubblicato sul sito MIUR l'elenco degli ammessi alla prova orale.

Si tratta di 3795 insegnanti che hanno superato le prove scritte e che attenderanno, così, il prossimo passaggi per la definitiva selezione.


Ecco l'elenco degli ammessi direttamente dal sito MIUR