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Lun, Dic

L'abolizione delle classi pollaio è la priorità di questo governo. È scritto nel programma di governo. Il problema risiede nelle coperture economiche. Operazione facilitata dal calo demografico

Abolizione classi pollaio cosa si legge nel contratto di governo

Diversi esponenti dell'attuale governo ripetono che il programma è il loro punto di riferimento. E' presentato, infatti, come un contratto che impegna l'esecutivo a perseguire gli obiettivi inseriti nel documento. Esprime, tuttavia una sintesi dei programmi elettorali del M5S e della Lega. Il carattere "ibrido"(=sintesi) ovviamente ha comportato un taglio di quei contenuti non condivisi (ad esempio l'abolizione della Riforma Gelmini "senza se e senza ma").

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Su modello di quanto accade in altri Paesi europei, anche in alcune scuole italiane è stata introdotta la pratica di ritirare gli smartphone all’inizio delle lezioni, per restituirli solo al termine delle attività didattiche. Come succede sempre nel nostro Paese di fronte a qualunque pratica netta e chiara, che incida davvero sulla sostanza delle cose, anche in questo caso molte persone – non solo tra i genitori, com’era prevedibile, ma anche tra gli stessi insegnanti – ‘eccepiscono’, obiettano, si oppongono, con motivazioni varie. Per rimanere a quelle accettabili, senza tenere conto cioè di quelle non in buona fede e non dichiarate, queste motivazioni possono essere ridotte a tre:

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Oggi, 25 settembre 2018, si celebra "Agenda 2030", il terzo anniversario dell’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile

L’Italia si è impegnata, insieme ad altri 193 Paesi firmatari nei negoziati, a definire la propria strategia sostenibile nazionale.

Favorire uno sviluppo più giusto non solo da un punto di vista ambientale, ma anche sociale è molto importante si può, si deve. 

Imprese, settore pubblico, università, scuole di ogni ordine e grado, operatori dell’informazione e tutta la società civile dovranno impegnarsi per il raggiungimento di questi obiettivi.

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Il governatore Ignazio Visco ha rilasciato una dichiarazione molto preoccupante sull'istruzione. Il nuovo governo riuscirà ad invertire la rotta? Lo sapremo presto.

Il governatore Ignazio Visco, conferma lo stato di coma dell'istruzione

Due giorni fa il governatore della Banca d'Italia è intervenuto. Ha dichiarato: "La spesa pubblica per istruzione è intorno al 4 per cento del Pil – osserva – molto più bassa che nella media dell’area dell’euro. l’Italia risulta agli ultimi posti tra i Paesi sviluppati per le competenze della sua forza lavoro”, divario che “è pronunciato anche con riferimento all’ attività di ricerca e sviluppo”.

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Il Ministro  Bussetti ormai è entrato nella piena annuncite. Come i suoi predecessori!  Tra le righe, però si può comprendere la prospettiva: la calma piatta!

La dichiarazione del Ministro

Il Ministro Bussetti ha dichiarato a M. Giannini: "Credo proprio che tagli alla pubblica istruzione non ce ne saranno".

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Dopo aver assistito alla continua demolizione della scuola pubblica gli insegnanti vogliono raccontare cosa significa davvero essere insegnante oggi con un documento nuovo e alquanto singolare: un libro che racconterà la scuola italiana in 50 casi simbolo, che vanno dalle periferie alle eccellenze, dai casi emblematici di precariato ai casi singolari di insegnanti esemplari. Un documento che Professione Insegnante, gruppo con oltre centomila membri, intende produrre raccogliendo  storie e selezionandole in modo tale che esse possano rappresentare  la vera scuola italiana. Perché la scuola non è fatta di riforme e leggi: la scuola è fatta di persone, docenti, studenti, dirigenti, ATA...

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Oggi  il Ministro Bussetti, in risposta al deputato Fusacchia circa l'obbligo dell'alternanza scuola lavoro nel triennio delle scuole secondarie di secondo grado  ha affermato che si andrà a “prevedere un numero minimo di ore da svolgere, in misura diversificata nei vari istituti poi ciascuna scuola potrà decidere la durata dello stesso”. 

Sappiamo che per l'anno scolastico 2018/19 con il decreto Milleprorghe, i  requisiti stabiliti per l'ammissione all'esame di stato saranno modificati eliminando  sia  la valutazione relativa alla prova Invalsi sia l'obbligo di svolgimento dell' alternanza.

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E’ questo che si richiede all’uomo, che giovi agli altri uomini; se è possibile, a molti, se no, a pochi, se neanche questo può avvenire, giovi a chi gli è più vicino, se non è possibile, a sé stesso. Perché, quando si rende utile agli altri, svolge un servizio pubblico.” (Seneca, De Otio)

Essere un insegnante non è essere un semplice trasmettitore di saperi.

Un bravo insegnante, raccontava una volta il grande psicoanalista di origine egiziane Moustapha Safouan, si riconosce da come reagisce quando, salendo in cattedra, gli capita di inciampare. Cosa saprà fare di questo inciampo?   “Un bravo maestro si distingue da come reagisce quando entrando in aula, prima di salire in cattedra, inciampa. Un bravo maestro è quello che fa dell’inciampo il tema della lezione”, perché la caduta non la teme e sa che la lezione non può e non deve essere necessariamente quella programmata.

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Il GDPR (Regolamento europeo sulla protezione dei dati) e il decreto di adeguamento (101/18) legittimano il consenso del minore al trattamento dei dati personali. L'atto comporta un impegno per il futuro.

Il GDPR e il decreto danno fiducia al minorenne

Il GDPR e il decreto nazionale di adeguamento al trattamento dei dati personali (101/18), esprimono un atto di fiducia verso il minore. In altri termini, egli entra nella maggiore età, perché può gestire autonomamente la propria identità digitale, esprimendo il consenso al trattamento dei propri dati personali.

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Le parole vuote e le promesse mirabolanti passano e la scuola, da vent’anni a questa parte, va sempre peggio. Massimo Recalcati, nel libro L'ora di lezione, parla della "burocratizzazione fatale della funzione dell'insegnante, che deve sempre più rispondere alle esigenze dell'Istituzione e non a quelle degli allievi".

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Generazione Hikikomori, sempre connessi e quindi progressivamente estranei alla vita reale. Gli scenari e le responsabilità

Nativi digitali, l'equivoco del loro profilo

Spesso i nostri ragazzi sono definiti "Nativi digitali". La felice definizione è di M. Prensky (1999), rimanda unicamente a una condizione temporale. Pertanto non si identifica con la competenza digitale che in molti casi è assente. Sono i genitori a cadere nella trappola dell'identificazione. La causa è la loro formazione analogica che li porta ad esaltare il digitale che non comprendono, confondendo lo smanettare o la conoscenza di qualche procedura con la competenza.

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Sono stata contatta, in qualità di caporedattrice di Professione Insegnante, dallo staff di  Rai Due per informare Voi colleghi, genitori, studenti del fatto che ripartirà il programma Mai più bullismo  dedicato alla risoluzione dei conflitti tra ragazzi all'interno delle classi.

Da anni noi docenti  ci impegniamo a combattere le piaghe del bullismo.

Infatti per troppi ragazzi entrare in classe la mattina è un incubo: insulti, scherzi pesanti, a volte violenza sono un’esperienza quotidiana. Molti subiscono in silenzio, si vergognano, nascondono la loro sofferenza ai docenti e agli stessi genitori.

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