Caro genitore, ti scrivo...

A te, che ora sei dall'altra parte del "fronte" a gestire le lezioni, le ansie, i compiti, la solitudine di tuo figlio, un alunno, oggi, oltre alla piena solidarietà perché sono mamma anch'io, ho da dire qualcosa.

Perché un fatto non va mai visto nel suo particolare, da un'unica angolazione, ma va analizzato, contestualizzato e  se ne deve avere una piena visione;

a te genitore, che, forse, non hai mai protestato scendendo in piazza mentre i governi degli ultimi 25 anni hanno applicato tagli all'istruzione e attuato un processo di aziendalizzazione che ne ha sminuito progressivamente la capacità educativa e formativa;

a te  che ti lamenti o perché tuo figlio ha troppe lezioni e troppi compiti ed è in ansia o perché, al contrario, osservi che alcuni docenti non stanno facendo lezione e ti aspetti che il dirigente-padrone, li richiami, li diriga, li obblighi.

Ecco ho voglia di dirti questo:

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In questi giorni in tutte le scuole italiane si stanno attivando modalità di didattica a distanza, indispensabili ormai a mantenere il contatto tra insegnanti e studenti. Il rischio, come sempre nella nostra scuola e forse nel nostro Paese, è che prevalga anche in questo momento un atteggiamento burocratico (più che stare vicini ai ragazzi avere le "carte a posto", voti e programmi svolti compresi, per poter concludere l'anno scolastico come se niente fosse) e che l'inevitabile attenzione sui mezzi, sul "come" insegnare, faccia dimenticare il "che cosa" vogliamo insegnare, la sostanza, e il "perché".

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Didattica a distanza su Instagram? Potrebbe essere un'interessante rivoluzione. In epoca di coronavirus lo scrittore e poeta Paolo Gambi ha pubblicato una video lezione (https://www.instagram.com/tv/B9wlAyanS0q/) che cerca di dare risposte e motivazione a questo complesso momento tramite un viaggio nella letteratura. E questo fa pensare. 

LA RICREAZIONE E’ FINITA

In un mio articolo di qualche giorno fa provavo a dare voce alle tante riflessioni, fatte con i colleghi docenti, circa la doppia spada di Damocle che si è abbattuta sulle nostre innocenti nuche. Da un lato il coronavirus che imperversa senza tregua e atterrisce anche le spinte più ottimistiche dei benpensanti e dall’altro la didattica digitale, che ormai è diventata imperativa e che ci assilla in ogni momento della giornata. 

Gestire classi virtuali richiede impegno e soprattutto consapevolezza: bisogna sapere dove andare e come fare per arrivarci in modo da non elettrificare in modo semplicistico l’atavica lezione frontale, che dobbiamo superare da ormai troppo tempo. La ricreazione è finita… direbbe il nostro grande Norberto Bottani, ormai in terra francese ma sempre attento alle vicissitudini che incombono e che tormentano la scuola italiana. Bottani aveva già anticipato negli anni Settanta il rinnovamento, che doveva pervadere la scuola di allora, quello stesso rinnovamento che ora non può più essere scelto ma solo e soltanto vissuto.

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Didattica a distanza su Instagram? Potrebbe essere un'interessante rivoluzione. In epoca di coronavirus lo scrittore e poeta Paolo Gambi ha pubblicato una video lezione (https://www.instagram.com/tv/B9wlAyanS0q/) che cerca di dare risposte e motivazione a questo complesso momento tramite un viaggio nella letteratura. E questo fa pensare. 

LA RICREAZIONE E’ FINITA

In un mio articolo di qualche giorno fa provavo a dare voce alle tante riflessioni, fatte con i colleghi docenti, circa la doppia spada di Damocle che si è abbattuta sulle nostre innocenti nuche. Da un lato il coronavirus che imperversa senza tregua e atterrisce anche le spinte più ottimistiche dei benpensanti e dall’altro la didattica digitale, che ormai è diventata imperativa e che ci assilla in ogni momento della giornata. 

Gestire classi virtuali richiede impegno e soprattutto consapevolezza: bisogna sapere dove andare e come fare per arrivarci in modo da non elettrificare in modo semplicistico l’atavica lezione frontale, che dobbiamo superare da ormai troppo tempo. La ricreazione è finita… direbbe il nostro grande Norberto Bottani, ormai in terra francese ma sempre attento alle vicissitudini che incombono e che tormentano la scuola italiana. Bottani aveva già anticipato negli anni Settanta il rinnovamento, che doveva pervadere la scuola di allora, quello stesso rinnovamento che ora non può più essere scelto ma solo e soltanto vissuto.

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Sono molti quelli che in questi giorni stanno cogliendo l' "occasione" della chiusura delle scuole per rimproverare agli insegnanti una scarsa dimestichezza con gli strumenti informatici, un'impreparazione che li renderebbe drammaticamente inadeguati alla crisi che stiamo vivendo e alle nuove necessità di comunicazione a distanza che essa ha creato.

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Nessun docente, compresa me, avrebbe mai immaginato che le parole in tema di istruzione pronunciate dal famoso scrittore di fantascienza Isaac Asimov sarebbero diventate così attuali in questi tempi bui, infettati dal  Coronavirus. Eppure lo scrittore le pronunciava  il 31 dicembre 1983 nel tentativo di raccontare, sulle pagine del Toronto Star, come sarebbe stato il  mondo attuale. Oggi ci sembra assolutamente ovvio che un buon insegnante non dia informazioni ai propri alunni e che si adoperi  per instillare in loro  curiosità e sete di sapere, ma nel 1983 tutto questo era fortemente prodromico. Ed ancora più antesignana era la sicurezza con cui Asimov ci preannunciava che le nozioni sarebbero transitate  utilizzando i computer direttamente da casa. Ogni giovane avrebbe prima desiderato  imparare e poi avrebbe appreso rispettando i suoi tempi e le sue modalità di apprendimento direttamente dalla scrivania della sua camera, collegandosi al suo pc.

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Da molto tempo ritengo importante che gli insegnanti – ogni giorno a contatto con persone in crescita, che vivono cioè dinamiche affettive ricche e complesse – possano accostarsi a una conoscenza non superficiale della psicoanalisi e delle sue scoperte, anche come forma di apertura mentale; tuttavia, poiché gli insegnanti non sono e non possono essere psicoterapeuti (chi si improvvisa tale può fare grossi danni), questa conoscenza non deve necessariamente passare per l’acquisizione di contenuti “tecnici”, richiesti invece a un professionista, ma può diventare una forma di arricchimento culturale, umano, emotivo, capace di nutrire la sensibilità e le stesse capacità empatiche...

Leggi tutto: Letture per un tempo...

Le poesie di Finisterre sono state scritte da Eugenio Montale tra il 1940 e il 1942, pubblicate clandestinamente (l'afflato antitotalitario vi affiorava in più punti) a Lugano nel 1943 e poi, dopo la fine della guerra, incluse come prima sezione ne La bufera e altro (1956), terza raccolta poetica montaliana. In questi componimenti, l'orrore senza fondo della guerra trova il suo contraltare nelle visite salvifiche della donna-angelo, assente ma viva nella mente del poeta e, visionariamente, nella realtà stessa, che si riempie dei segni della sua perdurante presenza: è Clizia, cioè Irma Brandeis, la dantista americana conosciuta da Montale a Firenze nel 1933 e da lui frequentata e amata fino al 1938, quando la giovane donna dovette ripartire per gli Stati Uniti, all'epoca dell'approvazione in Italia delle leggi razziali (Irma aveva origini ebraiche).

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"All'illusione botanica [per cui uno studente è una 'vite storta' da raddrizzare] si è sostituita quella tecnologico-cognitivista: morte dei libri, informatizzazione degli strumenti didattici, esaltazione delle metodologie dell'apprendimento, accanimento valutativo, burocratizzazione fatale della funzione dell'insegnante che deve sempre più rispondere alle esigenze dell'istituzione e non a quella degli allievi, declino dell'ora di lezione" (Massimo Recalcati, L'ora di lezione, Torino, Einaudi, 2014, p.89).

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“Chi non sbaglia non vive”. E Loredana, che ha sbagliato tanto, sente che deve ancora viversela la sua vera vita, quella che lei definisce “una vita vista mare”. La protagonista di questo romanzo, dal sapore agrodolce ma verace, dai toni raffinati pur se intorbiditi dall’alone sonnolento e “gossiparo” che avvolge il paesino pugliese in cui prende vita, sa che, all’età di 55 anni, è ancora a credito di amore e di emozioni.

E l’autore, nuovo Picasso con tanto di pennello e tavolozza, ce la dipinge con tratti così nitidi, che tutte noi lettrici riusciamo a scorgerne parti che ci appartengono, da bambine, ragazze e donne. Loredana siamo un po' tutte noi, intrappolate tra doveri che ci fagocitano la vita pian piano, ma sempre in attesa di uno tsunami emotivo che improvvisamente la ribalti a nostro favore.

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Mai come in questi giorni difficili si è sentito parlare del Decameron, il capolavoro di Giovanni Boccaccio. Anche nelle scuole questo libro sembra aver acquisito una drammatica attualità; io stesso ne ho parlato più volte nelle mie classi. La vicenda è nota: in una Firenze sconvolta dall’epidemia di peste che, alla metà del Trecento, sta devastando l’Europa, un gruppo di dieci giovani, sette ragazze e tre ragazzi, decide di abbandonare la città e di rifugiarsi in una villa in campagna per sfuggire al contagio. Lì, per far passare il tempo, i giovani si dedicano ai racconti (o ‘novelle’): ogni giorno ognuno di loro dovrà narrare una storia su un argomento scelto da colui o colei che, a turno, ‘regna’ su quella giornata.

Leggi tutto: Il Decameron e noi

Consiglierei a tutti di leggere lo strepitoso libro di Roberto Contu, Insegnanti (il più e il meglio), Perugia, Aguaplano, 2019, capace di mostrare attraverso il racconto della vita in classe e con uno stile brillante - privo del grigiore burocratico del didattichese - come una solida consapevolezza culturale possa tradursi in attività didattica appassionante, concreta ed efficace. Lì leggo, tra mille altre cose: "Sono convinto che l'insegnante sia per definizione un essere che accetta di passare la vita a studiare ininterrottamente e in modo forsennato".

Leggi tutto: Insegnanti,...