Annunci

Circa 7-8 docenti per istituto hanno fatto richiesta dall’inizio dell’anno per essere visitati dal medico competente perchè con patologie a rischio che comprometterebbero seriamente il loro stato di salute in caso di contagio.

Si tratta di circa 40mila insegnanti in tutto il territorio nazionale, docenti che hanno tutta la voglia di fare il proprio lavoro ma di farlo in sicurezza.
Aule piccole con distanziamento al limite delle norme, distanze spesso inesistenti con i gruppi di studenti delle classi numerose, rischi sempre maggiori causati spesso anche dalla mancanza di una corretta condotta da parte degli alunni, rischiano di mettere a dura prova la salute di un esercito di insegnanti.

In una conferenza aperta sul nostro gruppo Professione Insegnante insieme al Dott. Vittorio Lodolo D’oria siamo riusciti a fare il punto della situazione e sono emerse criticità che non immaginavamo.

La prima criticità riguarda il fatto che i medici competenti ancora non ha non visitato migliaia di insegnanti che restano in attesa. Nel frattempo che fanno? Non sanno se devono andare a scuola rischiando o se forse in attesa di un responso potrebbero essere messi in uno stato di malattia particolare.

Ci sono poi quelli che hanno sostenuto la visita ma i dirigenti non sanno che pesci pigliare. Spesso le diagnosi sono affrettate e i dirigenti hanno veramente paura a tenere un insegnante fragile a rischio quindi che fanno? Hanno due scelte: malattia d’ufficio o inidoneità temporanea. A queste soluzione penseremo fra poco, nel frattempo riflettiamo sul fatto che il Ministro non si pronuncia sulla questione, anzi un paio di settimane fa disse che erano solo 300 le domande fatte dai lavoratori fragili, confondendo il tutto con le tradizionali domande che i docenti fanno per il riconoscimento di inidoneità al di fuori del problema Covid.

Molte scuole nel frattempo dimostrano una scarsa tenuta della sicurezza. Al momento risultano oltre mille contagi tra alunni e docenti e circa 100 scuole chiuse. Se tra i contagiati ci fossero docenti fragili i rischi per la loro salute senza dubbio aumenterebbero.

Dicevamo, le soluzioni secondo le norme.

Malattia d’ufficio

Questa “soluzione” di fanno non è una soluzione ed anzi complica le cose con aggravio di spese per lo Stato. Di fatto il docente viene messo in stato di malattia a lungo termine ma sappiamo che i giorni di malattia fanno cumulo nel comporto, ovvero nel conteggio del periodo massimo fissato per i lavoratori dello stato. Quindi se in 3 anni il docente ha 18 mesi di periodo di malattia a disposizione, 9 mesi di questi verrebbero utilizzati in un solo anno scolastico. Sarebbe opportuno che questo stato di malattia non facesse parte del comporto. Almeno in questo periodo di pandemia. Il docente, d i fatto non è in uno stato di vera malattia ma viene posto in condizioni di sicurezza. A complicare il tutto pare ci sia anche il tema della visita fiscale. Se un docente è in uno stato di malattia d’ufficio, pare che egli sia soggetto a reperibilità nelle fasce orarie tutti i santi giorni anche festivi, un vero e proprio arresto domiciliare. Qualche esperto sostiene che lo stato di malattia d’ufficio non comporta visita fiscale ma la questione non è chiara

Inidoneità temporanea

Se dirigente e medico competente non riescono a trovare alternative, resta la soluzione della inidoneità temporanea. Questa comporta il demansionamento per il docente fragile invitato ad occuparsi di altro. Ora, a parte il fatto che non sia chiaro che egli sia in grado di occuparsi delle burocrazie delle segreterie, ci si chiede come sia possibile contrattualizzare un tale cambio di mansione in periodi così flessibili come quelli caratterizzati dallo stato di emergenza. Di solito si chiede lo stato di inidoneità per un intero anno scolastico e non per settimane o al massimo mesi. Si sa che finito lo stato di emergenza tutto dovrebbe tornare normale. Anche se al momento non si è in grado di prevedere nulla, è necessario prendere in considerazione le varie scadenze del DPCM che al momento fissano al 31 dicembre 2020 la fine dello stato di emergenza. Quindi demansionamento fino a Natale? Neanche. Al momento tutto viene deciso sino al 15 ottobre. Non c’è neanche il tempo per contrattualizzare tutto e nominare supplenti che si mette tutto in discussione dal 16 ottobre.

Quindi quale potrebbe essere la soluzione? Una idea potrebbe essere quella di ingrossare le fila del personale docente assumendo docenti utili per lo stato di emergenza. Docenti che potrebbero attivare una didattica mista , in presenza e a distanza, di concerto con il lavoratore fragile, che in questo caso resterebbe in contatto on line, con la classe in presenza, sicuro che lì in sede possa esserci il collega a supporto. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di normare lo stato di malattia d’ufficio prolungata. Che non faccia parte del comporto ed inoltre non porti ad alcuna visita fiscale. Del resto se un medico competente nominato di parte ha stabilito che il lavoratore è fragile, cosa potrà individuare il medico fiscale sempre dalla stessa parte?

Non c’è dubbio che in tutto questo ci sono tanti vuoti legislativi e chiamiamo i legislatori ad occuparsene adeguatamente e in fretta poiché se l’anno scolastico sembra essere iniziato da oltre due settimane, di contro in molte scuole siamo ancora all’inizio e con tanto caos spesso fermi al semplice appello giornaliero e a tutte le procedure utili a mantenere la sicurezza. nel frattempo suona la campanella e si torna tutti a casa con un nulla di fatto e senza aver fatto vera scuola.

C’è sicuramente da temere che i docenti in situazioni a rischio peggiorino il loro stato di salute dovendo fronteggiare scelte fuori logica come malattia “forzata”o demansionamento. Alcuni addirittura si sono già pentiti di aver fatto domanda quando hanno sentito un responso come quello del demansionamento.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •