Oggi alle 11:00 fumata nera al ministero del Lavoro dove si sono incontrati Governo e parti sociali. I principali sindacati sono tornati con un nulla di fatto. Nello specifico i sindacati hanno dovuto constatare che nessuna risposta è arrivata nel merito del DL 36 riforma Bianchi, né sulla formazione né sul reclutamento.

I segretari di CGIL, CISL, UIL, SNALS e Gilda comunicano che è mancata ogni mediazione su diversi punti, a partire dallo stralcio delle disposizioni che incidono sulla libera contrattazione fino all’individuazione della risorse per il rinnovo del contratto e la stabilizzazione del personale precario per nulla valorizzato dalle nuove regole sul reclutamento.


“La rigidità del ministero rispetto alle questioni sollevate non ha lasciato margini” è quanto comunicano i segretari dei principali sindacati che continuano: “per questo abbiamo deciso di avviare un percorso di forte protesta che non esclude neanche il blocco degli scrutini”.

Una risposta forte e una dura presa di posizione da parte dei sindacati che rinnoveranno i loro incontri il 13 maggio per decidere cosa fare.

I sindacati rivendicano una serie lunga di azioni tra cui:

  • Lo stralcio del decreto nelle parti in cui si definiscono tutte le materie di natura contrattuale.
  • Nuove risorse per l’adeguamento dello stipendio all’aumento dell’inflazione e l’equiparazione con gli altri Paesi UE
  • Rinnovo del contratto scaduto da 40 mesi.
  • Riduzione del carico di burocrazia dei docenti
  • Formazione demandata all’autonomia scolastica e non alla centralità di una istituenda scuola di alta formazione.
  • Riduzione del numero di alunni per classe
  • Revisione delle modalità di reclutamento da concordare
  • reintroduzione del 2013 come anno di servizio utile per la ricostruzione di carriera
  • Assistenti tecnici per ogni istituzione del primo ciclo
  • Potenziamento del personale collaboratore scolastico

A questo lungo elenco si aggiungono tante altre misure richieste per il personale ATA per il quale si richiede uno snellimento del carico di lavoro che prima veniva svolto dagli uffici scolastici provinciali.

Ciò che risulta molto interessante è l’ipotesi di un blocco degli scrutini portata avanti dai sindacati come minaccia di estrema ratio qualora non si dovesse arrivare ad una intesa. Non si sa come verrebbe attuata questa forma di protesta alla luce delle norme che non lo consentirebbero come avveniva 30 anni fa ma la cosa importante rimane il fatto che queste forme estreme di protesta vengono proposte per la prima volta dopo anni e anni in cui l’unica forma restava lo sciopero di una singola giornata.

Anche la scelta del 30 maggio ( e non il 27 come inizialmente era stato proposto) risulta strana perchè sarebbe un lunedì e non un fine settimana.

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