Una mossa al limite, un modo per prendere qualche giorno di tempo per organizzarsi al meglio. Si susseguono le decisioni in Sicilia a seguito delle richieste di numerosi sindaci in difficoltà e del CTS locale che ha evidenziato le gravi difficoltà organizzative sul piano sanitario in Sicilia.

La Sicilia è ad un passo dalla zona rossa, diversi capoluoghi sono già in zona arancione da lunedì (l’intera provincia di Enna, Caltanissetta, Siracusa, a cui si aggiunge forse Messina).


A questo punto l’assessore all’istruzione Lagalla ha deciso di prendere tre giorni di tempo evitando il caos aperture di lunedì 10. La chiusura, si legge nel comunicato, va vista come un allungamento “operoso” delle vacanze di Natale, funzionale all’organizzazione della riapertura in presenza anche alla luce di nuovi sviluppi. E’ previsto infatti un com ubicato mercoledì 12 per fare il punto sulla situazione.

Ma cone si configurano i 3 giorni di ulteriore vacanza e il giorno di venerdì 7 in cui in Sicilia era previsto il rientro? Il calendario regionale prevedeva 207 giorni di scuola, ben oltre il minimo di 200 previsto dalla normativa nazionale. I 4 giorni di vacanza quindi potrebbero restare tali e non essere neanche recuperati e rientrerebbero nelle dinamiche organizzative lasciate ai governatori nel contesto della loro autonomia per la scelta del calendario scolastico regionale.

E’ chiaro che l’autonomia della regione si scontra con quella della singola istituzione. Laddove le istituzioni scolastiche hanno riformulato il loro calendario sulla base di quello regionale istituendo ad esempio vacanze di carnevale e altre chiusure, è evidente che ci sia il rischio di non rientrare più nei 200 giorni, quindi queste stesse istituzioni dovranno rivedere i loro calendari. Ad esempio una scuola che tra ponti, chiusure varie e vacanze arrivava a 202 giorni, tenendo conto delle nuove ordinanze andrebbe sotto i 200 giorni, quindi dovrà ad rivedere il calendario, ad esempio recuperando dalle vacanze di carnevale o da qualche giorno fissato per un “ponte”. Quelle scuole che invece si sono fermate a ben oltre 204 giorni nel loro calendario, potranno evitare di recuperare rispettando la normativa.

Una scelta, quella della Sicilia che consente di evitare di essere impugnata dal Governo e contemporaneamente di prendere tempo per organizzarsi ammesso che ci riesca.

C’è anche da considerare il fatto che con ordinanza precedente il governatore Musumeci aveva dichiarato zona arancione 42 comuni: nella provincia di Agrigento, a Canicattì e Palma di Montechiaro; nella provincia di Caltanissetta, a Caltanissetta e Gela; nella provincia di Enna, ad Agira, Aidone, Assoro, Barrafranca, Calascibetta, Catenanuova, Centuripe, Cerami, Enna, Gagliano Castelferrato, Leonforte, Nicosia, Nissoria, Piazza Armerina, Pietraperzia, Regalbuto, Sperlinga, Troina, Valguarnera Caropepe e Villarosa; nella provincia di Messina, a Capizzi; nella provincia di Siracusa, ad Augusta, Avola, Canicattini Bagni, Carlentini, Floridia, Francofonte, Lentini, Melilli, Noto, Pachino, Palazzolo Acreide, Portopalo di Capo Passero, Priolo Gargallo, Rosolini, Siracusa, Solarino, Sortino. La “zona arancione” è attualmente in vigore fino al 12 gennaio anche in altri quattro Comuni: Caronia e Santa Lucia del Mela nel Messinese; Ribera nell’Agrigentino; Gravina nel Catanese.

In questi comuni l’ordinanza invitava gli locali amministratori ad istituire la DaD dal 10 al 19 gennaio. E’ chiaro che adesso in presenza di un provvedimento di forza maggiore che coinvolge tutto il territorio regionale, detti comuni dovranno osservare la chiusura di tutte le scuole dal 10 al 12 gennaio e attivare la Dad dal 13 al 19 gennaio. Questo sempre in attesa di novità.

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