Dal 1 Marzo le scuole saranno invase da milioni di test da svolgere, test odiati da docenti e studenti.

Ogni anno a da Marzo a Maggio assistiamo alla stessa storia: un test che dovrà “diagnosticare” lo stato di salute della scuola e che finisce per dare sempre gli stessi risultati allarmanti: gli studenti hanno problemi di comprensione del testo, gli studenti hanno problemi a fare i conti, gli studenti conoscono poco le lingue.


Ma cosa accade dopo la diagnosi? Io per mia fortuna sono in piena salute ma mi sembra di sapere che quando si va dal medico che diagnostica una malattia, segue una cura. Una cura a breve termine e forse anche una cura a lungo termine.

In tanti anni di invalsi non vediamo alcuna cura. Non vediamo incremento di ore finalizzate alle discipline oggetto della diagnosi, non vediamo proposte di recuperare potenziamento sulle discipline chiave, attività pomeridiane, assunzione di nuovi insegnanti che vadano ad occuparsene…

Non vediamo nulla che si avvicini ad una cura. E come può un malato guarire senza una cura. Come si può guarire da una malattia che gli esperti dicono essere grave? Ed inoltre: perché ci meravigliamo che la situazione peggiora visto che non abbiamo fatto alcuna cura?

Le invalsi tendono a dare una metrica nazionale sulle competenze, ormai totalmente scollata dalla realtà. Se da un lato esse rappresentano uno strumento oggettivo (o tendono ad esserlo), dall’altro quegli studenti dalla brutta diagnosi passano attraverso un’altra valutazione: quella individuale, quella fatta da 4 che diventano 6, quella fatta da voti di consiglio che promuovono tutti, quella buonista che si aspetta che l’anno prossimo lo studente “guarisca” come per incanto. Forse ci si vuole avvalere dei consigli di una volta: vada al mare, l’aria del mare fa bene e lo farà guarire.

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