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Sono pazzo per la matematica quando questa spiega alcune cose in modo più chiaro e definito. Le percentuali che ho voluto usare, ovviamente, non rappresentano il risultato di alcun calcolo. Tuttavia sono convinto che ormai la burocrazia stia superando la didattica vera e propria. Ne vediamo gli effetti di anno in anno con l’introduzione di tanti adempimenti prima inesistenti. Adempimenti che spesso rimangono sulla carta.

Prendete ad esempio i RAV, il PTOF che viene scritto ma tale rimane e pieno di tante belle intenzioni. Prendete le riunioni di dipartimenti, lunghe interminabili, dove i docenti fanno finta di scambiarsi pareri e di condividere scelte didattiche che puntualmente ignorano il giorno dopo. Prendete il PEI, prendete tutte le scartoffie della didattica individualizzata, BES, DSA. Non che non si tratti di cose importanti ma il lavoro del docente ormai è cambiato radicalmente.

Prendete anche tutto ciò che va compilato in caso di bocciatura, debiti formativi e via discorrendo. Considerate la mole di lavoro burocratico che occorre fare nei professionali. Prendete in considerazione il registro elettronico ormai stravolto di funzioni di ogni genere, comunicazioni alle famiglie, comunicazioni di ogni genere. Per carità sono un informatico per professione e vedo l’informatica come strumento per semplificare e governare la burocrazia ma quella che stiamo vivendo è l’età della burocrazia fine a se stessa.

Poi le nuove “professioni”, i nuovi incarichi. Referenti per ogni cosa, referente Covid, Mobility manager, referente ed. civica, responsabile sicurezza, responsabile anche di se stesso. Gli organigrammi della scuola si sono appesantiti a dismisura. Ci sono scuole che hanno coinvolto metà degli insegnanti, ognuno responsabile di qualcosa e molti senza introito aggiuntivo e senza esonero orario. Quindi cosa accade? Spesso l’insegnante è costretto ad assentarsi dalla classe anche se non fisicamente. E’ assorbito da altro, deve trovare spazio tra una interrogazione e una correzione di compiti.

In tutto questo la didattica ne risente, si perde il fine ultimo della scuola, ovvero quello di formare e istruire i cittadini del futuro. Si annacquano i programmi, si dilatano i voti, si gonfiano i risultati finali.

Il risultato è un grosso deficit formativo degli studenti al termine del percorso degli studi. Molti raggiungono la maturità senza essere cittadini consapevoli, capaci di stare al mondo, capaci di decidere cosa vogliono, in grado di esercitare un pensiero critico e di mettere in discussione un ragionamento altrui.

Negli anni l’insegnante ha perso buona parte dell’appeal di professionista della cultura assumendo, in cambio i connotati di un notaio che trascrive cosa avviene e riempie montagne di carta che per di più per la dematerializzazione è invisibile e impercettibile agli occhi ma se venisse solamente stampata si renderebbe conto di quanto spazio sia necessario ormai per documentare ogni respiro che avviene nella scuola perchè, come dice qualche collega, non si sa mai un ricorso, noi abbiamo le carte in regola e possiamo difenderci da quel genitore, sindacalista del figlio.

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