La storia si ripete, ce lo dicono a scuola, sempre e alla fine dobbiamo prenderne atto. La riforma 107 partì esattamente come questa che Bianchi con un colpo di mano approva con il solo voto di Sè stesso.

C’è da dire che allora Mattarella impose che il Decreto “la buona scuola” prendesse un iter parlamentare. Divenne un disegno di legge, fece il suo percorso e sappiamo come andò a finire ma le battaglie in Parlamento ci furono.


Adesso la storia si ripete. C’è un Ministro dispotico che fa finta di dimenticare gli appuntamenti e le buone norme. C’è un Governo che deve necessariamente inserire una riforma della scuola nelle pieghe del PNRR, quando nessuno lo impone, c’è una pessima proposta portata avanti in sordina senza discutere con nessuno, neanche con gli stessi sottosegretari.

La riforma non piace ai sindacati

Prima ancora di entrare nel merito i sindacati scuola uniti (i tre confederali più Snals e Gilda) fanno sapere che «Il ministro ha presentato la settimana scorsa non un testo su cui aprire il confronto ma delle slides e oggi porta in Cdm un testo diverso». Trucchetti di bassa leva per dire una cosa e farne un’altra. Secondo i sindacati il piano non prevede alcun investimento in formazione ma punta solo a incentivare la formazione svolta liberamente dal docente a proprie spese. L’incentivo sarebbe la prospettiva di un aumento salariale, quello dovuto invece per legge e rinnovo contratto.

Secondo i sindacati la riforma non stabilizza i precari ma frantuma ancora di più il mondo del precariato della scuola creando sacche di diversi livelli tra chi è appena laureato, chi con servizio, chi con crediti, chi abilitato, chi vincitore di concorso… Un caos per un percorso ad ostacoli che allunga i tempi e non li accorcia come promette Bianchi.

La riforma non piace ai partiti

Tranne Toccafondi di Italia Viva, che ovviamente vede nella proposta una continuazione de “la buona scuola”, tutti i partiti sono contrari, se non altro per essere stati estromessi dal dibattito sui dettagli della proposta.

“Ci hanno mandato una bozza del decreto alle 13 mentre alle 14,30 era previsto l’incontro con Ministro, afferma Nencini, presidente della commissione istruzione al Senato. Insomma una grande mancanza di rispetto da parte di Bianchi nei confronti del Parlamento.

La riforma non piace alla Lega che per bocca del responsabile istruzione Pittoni denuncia l’essere stati estromessi dal dibattito sui dettagli nonostante il Ministero abbia il leghista Sasso come sottosegretario.

Insomma, il colpo di mano è stato quello di aver inserito questa riforma in un progetto più ampio all’interno del PNRR con la scusa dell’urgenza e celando tanti dettagli di cui nessuno era a conoscenza.

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