Era partito in quarta il Ministro Bianchi con una riforma sul reclutamento e soprattutto con un piano sulla formazione e sugli scatti stipendiali legati alla formazione. I sindacati invitati al tavolo di confronto hanno subito rigettato la proposta. M5S ha chiesto che il decreto diventi una proposta di legge con adeguato iter parlamentare.

La storia si ripete e così come accadde per la “Buona scuola” anche per la riforma che Bianchi intende portare avanti si prospetta un. lungo iter parlamentare, a 12 mesi dalla scadenza di questa legislatura. Un iter che sicuramente non consentirà alle “rivoluzionarie” proposte di Bianchi di vedere la luce.


Vendiamo ai dettagli. Il primo punto riguarda la riforma del reclutamento che vede gli aspiranti docenti impegnati in un percorso di 60CFU integrato nel percorso universitario, le lauree specialistiche per intenderci. Ecco, dopo 60 CFU spesi per formarsi come insegnanti, pare non si riesca ad essere abilitati ma in regola per partecipare ai concorsi. Il noto più complesso rimane sempre il transitorio. Che succederà a quei docenti che sono stati invitati per anni a conseguire i 24 CFU che enti di formazione senza scrupoli hanno svenduto senza alcuna sostanza al loro interno? Non è chiaro nelle proposte di Bianchi, non è chiaro se e cosa si dovrebbe integrare l’aspirante insegnante che già ha conseguito quei 24 CFU tra l’altro odiati da Bianchi perchè a suo dire sarebbero “inutili”.

Nel frattempo nessun aggiustamento sui concorsi che fanno acqua da tutte le parti, concorsi dove il 90% dei partecipanti viene bocciato nelle prove “a crocette”.

Ma il nodo più importante riguarda la carriera del docente. Dalla fervida mente del Ministro viene fuori una cosa interessante: legare la progressione di carriera alla formazione e non solo agli anni di servizio. Diversamente da come avevamo capito qualche giorno fa, gli scatti stipendiali per anzianità di servizio rimarrebbero ma essi vedrebbero una progressione più accelerata se si aggiunge la formazione con valutazione periodica dalla scuola superiore della pubblica amministrazione. Io già immagino un milione di insegnanti impegnati a comprare altri titoli per partecipare alla corsa al maggiore guadagno. Titoli il cui costo forse sarà superiore al maggiore guadagno cui si aspira, come abbiamo osservato da una tabella diffusa proprio da Bianchi. Il massimo dello stipendio si percepirebbe a 23 anni di servizio e non a 35.

La trovata sembra la solita scorciatoia per aumentare lo stipendio ai pochi “volenterosi” che si formano quando e come dice il Ministro e non secondo le proprie necessità. Per di più la formazione, visto che non sarebbe obbligatoria ma solo incentivata, verrebbe svolta non in orario di servizio.

Inutile dire che in poche ore i sindacati hanno rispedito al mittente la proposta bollandola come IRRICEVIBILE.

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