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Le persone potrebbero imparare dai loro errori, se non fossero così occupate a negarli“, Carl Gustav Jung.

La frase calza a pennello se si pensa all’operato dei vari Ministri, anno dopo anno. L’anno che è appena iniziato ha visto all’opera il quarto ministro dell’istruzione in questa legislatura, l’ennesimo ministro che ritiene di far meglio del predecessore ed invece finisce per fare peggio.

Forse non sarebbe così sbagliato che un ministro faccia tesoro degli errori dei colleghi che lo hanno preceduto, affinché non li reiteri.

Prendiamo ad esempio la Giannini, seguita poi dalla Fedeli, le ministre della 107. Esse hanno portato avanti una riforma scriteriata che non ha per nulla risolto il problema del precariato, anzi ha finito per preconizzare anche i docenti di ruolo, sbattuti ai 4 angoli del Paese. Ecco, avete visto qualcosa di nuovo in Bussetti, Azzolina e Bianchi? Assolutamente no, il precariato ha continuato a galoppare, le cattedre sono rimaste vacanti, le classi pollaio sono rimaste lì dove erano.

Eppure sarebbe sufficiente che un ministro mettesse in pratica ciò che il suo partito aveva definito in sede di campagna elettorale. Promesse non mantenute, promesse che sono uguali sulla bocca di tutti i ministri che si traducono in errori, tutti uguali. Se errare è umano, cosa possiamo dire dei ministri che perseverano? E se lo fanno in un comparto che impegna oltre un milione di lavoratori e 9 milioni di studenti?

E visto che gli errori vengono reiterati, cosa c’è di meglio che vantarsi con false notizie? Tutti i recenti ministri hanno millantato centomila nuove assunzioni o giù di lì, nessuno poi ha assunto su tutti i posti. La Azzolina addirittura lasciò vacanti 3 cattedre su 4. E cosa succede dopo? Semplice facciatosta di vantare risultati raggiunti. Succede addirittura che l’attuale ministro si vanti di far iniziare la scuola in regola. Sarebbe come se una compagnia di trasporti si vantasse dello storico risultato di far arrivare i passeggeri in orario, che di per sé non dovrebbe rappresentare una cosa straordinaria. Del resto 20 anni fa senza alcun ausilio di mezzi informatici avveniva tutto con una certa puntualità.

E infine l’aspetto relativo agli stipendi. Tutti i ministri dicono: i docenti MERITANO uno stipendio più alto, alcuni addirittura al limite dello sfottò dicono che lo meritiamo doppio. Risultati? contratti scaduti da anni che non vengono rinnovati o si rinnovano in prossimità delle elezioni con una mancetta.

E veniamo alla negazione. Finora non abbiamo mai visto un ministro ammettere i propri errori, mai. La negazione e la mistificazione dei risultati raggiunge risultati apicali con la 107 e da lì nasce un nuovo modo di fare politica scolastica, diviso in due realtà distinte: ciò che sta nella mente del ministro di turno e ciò che si vive in tutte le scuole del Paese.

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