Serio ma non punitivo, così si esprime il nostro Ministro per difendere l’esame di Stato senza prove scritte. Ma cominciamo ad analizzare la sua frase dall’ultima parola: punitivo. Può un insegnante fare un esame, una valutazione, una prova “punitiva”?

Dietro termini del genere c’è tutta la considerazione che il ministro ha degli insegnanti e dell’insegnamento. Un ministro che si rispetti ed ha a cuore la scuola non può mai pensare che i momenti di valutazione siano “punitivi”. Siamo ormai di fronte alla frantumazione del concetto stesso di istruzione. Non so quanti insegnanti abbiano mai considerato punitivi gli esami o le verifiche in genere.

Veniamo al termine “serio”. Gli ultimi due esami di Stato, quelli senza prove scritte nazionali per intenderci, hanno evidenziato una certa leggerezza che se per l’anno 2020, poteva avere un significato, la stessa cosa non si può dire per il 2021, anno in cui a maggio, ricordiamo, gli studenti sono tornati tutti in presenza, quindi nessun motivo valido per evitare le prove scritte.

A dire il vero l’ultimo esame di Stato, quello che ha visto fiorire tesine sulle quali gli studenti imbastivano 5 minuti di monologo, è stato effettivamente una farsa. Nulla di serio, affidato per il 60% ai crediti accumulati negli ultimi 5 anni e solo per il 40% ad un mega orale sui generis, pieno di forma ma con poca sostanza.

Ed è forse anche per questo che negli ultimi 2 anni è stato un fiorire di 100 e 100 e lode, forse anche per via del fatto che l’assenza delle prove scritte non conferiva una certa oggettiva serietà all’esame. Si sa che nelle prove scritte i docenti hanno scarsa possibilità di manovra nelle valutazioni e gli studenti giustamente temono qualcosa che sfugga al “controllo”.

Ma una volta perso il valore di prova finale uguale per tutti dalle Alpi alla Sicilia (almeno partendo dalle prove scritte), una volta persa la serietà di una commissione mista, metà esterna e metà interna, che porti ad una valutazione e oggettiva, cosa rimane di così serio? Cosa intenderà mai Bianchi per esame di Stato “serio”?

Va da sé che gli stessi studenti che continuano a chiedere l’abolizione delle prove scritte lo fanno scrivendo una sgrammaticatissima petizione, dimostrando di fatto che di un italiano scritto c’è ancora bisogno, forse pi di prima in un mondo permeato dai social dove scripta manent.

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