In questo periodo di forte critica alle prove invalsi e alle prove concorsuali a quiz appare ancora più evidente il divario che prende sempre più piede tra il sapere critico e la capacità di affrontare le difficoltà e il sapere nozionistico necessario per affrontare prove a quiz.

Edgar Morin già nel 2000 (Cortina Editore) ci aveva già avvisati del grande rischio affermando che “E’ molto meglio una testa ben fatta che una testa ben piena“, perchè un accumulo di conoscenze senza criterio e senza organizzazione non può generare pensiero critico. Un sapere ammassato resta privo di quei collegamenti utili al principio di selezione.


Al contrario, secondo Morin, una testa ben fatta dispone di una attitudine a trattare i problemi e approfondirli, a collegare tra di loro i saperi conferendo loro un senso. Del resto i neurologi e gli esperti di neuroscienze ci ricordano sempre che le sinapsi tra i neuroni sono sempre più importanti dei neuroni stessi e più sono le sinapsi, maggiore è la nostra capacità critica.

In una società interconnessa come la nostra che mescola spesso discipline diverse, c’è sempre più bisogno di teste ben fatte che mescolino concetti diversi e siano in grado di connetterli perchè spesso le soluzioni arrivano dall’integrazione dei saperi che da soli e non connessi potrebbero non portare a nulla.

D’altronde sempre nel mondo interconnesso pieno di nozioni sparse tra i vari media, c’è il forte rischio di un sapere bulimico, nozionistico e per nulla utile e capace di far produrre pensieri critici, coerenti e compiuti.

Scuola e infodemia

In un articolo apparso sul blog di Treccani emerge tutta la potenza di questo termine: infodemia che ha l’obiettivo di far emergere il fenomeno di accumulo ipertrofico di saperi e della tendenza all’iper specializzazione che frammenta i saperi anziché integrarli, affidando quasi unicamente alla memorizzazione (tra l’altro meno frequente in forma tradizionale e spesso affidata a strumenti tecnologici) piuttosto che all’elaborazione critica.

Ciò che Morin pone al centro dell’attenzione è la capacità di giudizio, l’intuizione e la conoscenza pertinente oltre alla capacità di collocare le informazioni nel loro contesto per essere assimilate.

Volendo andare più nel dettaglio il pensiero di Morin si pone in antitesi con quella “didattica per competenze” che alla fine degli anni 90 ha avuto un certo successo negli USA e poi è stata esportata dalle nostre parti. E’ stato dimostrato ampiamente l’insuccesso di una simile didattica che se da un lato punta all’iper specializzazione su un determinato argomento, dall’altro impedisce allo studente di “cambiare pelle” e di apprendere altre competenze a partire da quelle che possiede. Impedimento che nasce dalla frammentazione del sapere e dall’assenza si interconnessione tra i saperi.

Il processo di apprendimento quindi “non più prescindere dalla complessità intesa nell’ accezione più ampia del termine “complexus” ovvero “tessuto insieme”, composto da più parti quindi interconnesso (M.Revelli 2000).

Una mente efficiente. quindi non deve padroneggiare solamente tecnica e conoscenza ma deve essere in grado di affrontare le nuove sfide per vivere nel futuro, altrimenti rischia di essere già superata non appena viene formata. E’ anche in questo contesto che si più affermare che il sapere non vada “trasmesso” semmai va stimolato ed educato nelle menti di chi lo riceve. La trasmissione acritica rischia di produrre solo nozionismo.

L’età dei quiz tra concorsi e Invalsi

E arriviamo, finalmente, ai quiz che coinvolgono docenti e studenti. Non possiamo non fare caso alla polemica sui concorsi con prove scritte a quiz con domande addirittura errate il cui obiettivo, evidentemente, era solo quello di misurare il cumulo di notizie possedute e non dell’attitudine a disegnare una didattica su misura per i propri studenti. Non a caso l’attuale modello di riferimento, già bandito negli USA è quello di una didattica per competenze messo su da una serie di riforme tra il 2006 e il 2022 (compresa l’ultima proposta di Bianchi). I difensori dei quiz e inevitabilmente di una didattica per competenze sono spesso coloro i quali provengono da una formazione legata alla produttività, all’efficienza e alla velocità di apprendimento. Non importa se ci si forma in superficie e se quella formazione poi non rappresenta uno zoccolo duro e profondo su cui costruire e rimodulare varie competenze grazie al pensiero critico.

Ed entriamo un po’ nel merito dei quiz per l’accesso all’insegnamento tanto criticati. I quiz proposti sono pienamente nozionistici, nella migliore delle ipotesi puntavano a misurare conoscenze accumulate negli anni degli studi universitari che non avrebbe senso dove dimostrare nuovamente. Nella peggiore i quiz erano anche errati (ad esempio un quesito interrogava sull’articolo 34 della costituzione mentre le risposte riguardavano l’articolo 33). Per non parlare delle aree scientifiche dove i singoli quiz non erano altro che problemi a cui dare una soluzione numerica da calcolare mentalmente. Nel frattempo si era perso di vista che si stavano valutando futuri insegnanti che avrebbero dovuto discutere di didattica, pedagogia, scienze cognitive, strategie dell’apprendimento.

Apprendere emozionandosi

Ciò che invece è utile ed indispensabile fornire durante l’apprendimento non sono tanto le nozioni in numero sempre maggiore, ma una attitudine a “costruire” nuovi percorsi partendo dalle conoscenze che già si possiedono. Ciò già è evidente nel pensiero di Piaget e del costruttivismo, rielaborato più recentemente da Papert (costruzionismo) che punta ad un sapere mutuato dalle emozioni che dovranno avere un ruolo centrale nel processo di apprendimento. “Poiché l’emozione è un processo multicomponenziale e motivazionale indispensabile nella formazione di menti allenate ad affrontare le nuove sfide e prendere decisioni efficaci e responsabili.

La valutazione di apprendimento costruttivista e costruzionista, dunque, non può trovare spazio in una prova a quiz come le Invalsi che al contrario faranno emergere al più la capacità di memorizzazione di semplici concetti in quantità senza alcun legame tra di essi.

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