Annunci

Una bambina di appena 10 anni usa TikTok e segue i “consigli” di una pratica assurda e pericolosa. Muore in modo assurdo, così, per gioco.

Un ragazzino pakistano di 17 anni sui binari, intento a filmarsi per l’ennesima sfida sullo stesso social, viene travolto dal treno. Un’altra vita spezzata svanita, così per gioco.

E così ragazzini intenti a filmarsi in situazioni estreme, giovani in cerca di emozioni forti perdono la vita senza un motivo, così per gioco.

Ma come è possibile che ragazzini di 10 anni siano in possesso di dispositivi così potenti e con applicazioni pericolose senza un adeguato controllo da parte dei genitori? Da strumenti di “intrattenimento” seppur diabolici e al limite della dipendenza cronica, i cellulari in mano ai giovanissimi si sono trasformati in armi che possono uccidere.

Frutto della solitudine? Frutto del poco controllo? Forse qualche genitore sottovaluta i rischi che possono passare attraverso la grande finestra della rete.

Sul piano normativo tutto sembra molto chiaro. I giovani di età al di sotto dei 14 anni (tranne qualche eccezione) non solo non possono usare strumenti social ma addirittura non possono sottoscrivere utenze telefoniche senza le quali gli smartphone verrebbero fortemente depotenziati.

Ma perchè dare la colpa ai dispositivi? Perchè ai genitori? Questi fenomeni forse sono il risultato di una società sempre più complessa che forse ha perso di vista la voglia di vivere pienamente la vita, intenta com’è a correre dietro scadenze, adempimenti, doveri anche banali ma indispensabili.

Quindi se da un lato i giovani sono sempre più soli intenti a “investire” il loro tempo in qualcosa di deleterio, dall’altro i genitori forse hanno dimenticato che saperli chiusi in casa non li rende per nulla al sicuro. Averli nella loro camerata di certo non è sinonimo di serenità e sicurezza.

La soluzione è difficile anche se apparentemente qualcuno chiede di privarli dei cellulari o com dunque di controllare i giovani strettamente. Come se ai nostri tempi noi non avessimo mai combinato qualche tavolata all’insaputa dei nostri e non avesse mai dato fastidio essere tenuti sotto stretta sorveglianza. Di certo una maggior consapevolezza nell’uso degli strumenti non guasterebbe.

Qui mi preme sottolineare il punto di vista da insegnante, invece. Vorrei riflettere su ciò che può fare l’insegnante a scuola per catturare l’attenzione dei ragazzi e dirigerla sui veri valori cui vale la pena investire le proprie energie. I social, il cazzeggio virtuale che culmina in gesti del genere sono sicuramente il grande segnale preoccupante della deriva verso cui stanno andando i giovani. Spesso persi tra modelli di riferimento effimeri quanto irraggiungibili e incapacità di concentrarsi sui veri valori ormai persi di vista anche da buona parte dei loro stessi genitori.

A questo punto, in un periodo in cui il tema della cittadinanza digitale (nel contesto di ed civica) è sempre più attuale, non sarebbe opportuno insegnare all’uso consapevole degli strumenti?

La scuola e l’istruzione hanno perso il loro ruolo centrale nella formazione dei cittadini di domani. Gli studenti studiano sempre meno e per il solo obiettivo di passare di anno in anno verso un titolo che non vale nulla. Un dovere come pagare le bollette e le tasse, insomma. E finché non entreranno in possesso della cultura come chiave di lettura della realtà, non sarà possibile uscirne facilmente. Oggi TikTok, domani un altro social, ci saranno sempre strumenti che catalizzeranno la loro attenzione, come il gatto e la volpe ai tempi di Pinocchio.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •