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Sab, Ott

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Giorni addietro ho appreso una notizia che mi ha lasciata sconcertata. In un gruppo di insegnanti parlavamo del CLIL, quell'approccio metodologico che prevede l’insegnamento di una disciplina non linguistica, in lingua straniera, che è, quasi ovunque, l'inglese. So bene che quando leggiamo o pronunciamo la parola "inglese" la reazione comune è "bene, ottimo, necessario" e comprendo in parte questo entusiasmo. Ma il fatto che mi ha sconvolto è che pur di svolgere questo CLIL in alcune scuole italiane dei colleghi hanno svolto porzioni di programma di letteratura italiana in Inglese compiendo, a mio avviso, un duplice delitto. Il primo metodologico, in quanto questo approccio riguarderebbe una materia non linguistica e fino a prova contraria lingua e letteratura italiana è una disciplina linguistica.

Il secondo delitto è culturale. Cioè davvero i nostri studenti arrivano a parlare di Leopardi, Ungaretti, Montale, Pirandello in inglese? Ma davvero ci siamo convinti della sudditanza della nostra cultura e della nostra lingua? Davvero dei colleghi di lingua italiana in scuole secondarie di secondo grado sono arrivati a questo duplice delitto culturale in nome di un ammodernamento metodologico e di riforme che sempre più spostano la nostra cultura verso un sapere pratico al motto delle tre i di impresa inglese informatica? Davvero crediamo che la nostra cultura sia inferiore e dunque non sufficiente ed autonoma, che abbia bisogno di sostegni esterni ed esteri? Che uno studente apprenda una o più lingue comunitarie e il relativo patrimonio culturale è chiaramente un bene. Queste acquisizioni però non dovrebbero snaturare, sopperire e supplire alla nostra cultura, ma affiancarla. Ovvero un nostro studente universitario dovrà avere competenze linguistiche e culturali elevate in lingua madre e parlare fluentemente in inglese com'è richiesto in molte facoltà. Sappiamo bene che l'inglese è la lingua globale nel settore tecnico-scientifico-informatico-economico. Questo nulla toglie alla ricchezza della nostra cultura nazionale, alla nostra lunga tradizione linguistica e artistica, alla nostra storia. Acquisizioni in questi campi, per uno studente italiano, sono e devono restare imprescindibili. Non posso nemmeno immaginare uno studente che parla di Leopardi in inglese e che traduce parole -chiave quali "vago e indefinito", "rinembranza", "doppia vista". È uno scempio che la nostra meravigliosa cultura non merita. Studiano Dante nel mondo intero. In Europa ci sono tanti studenti e docenti che si avvicinano ai classici italiani in lingua italiana perché consapevoli della grandezza della nostra cultura e noi? La nostra cultura non ha nulla da invidiare ad altre culture. Ricordiamocelo sempre!