06
Ven, Dic

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In questa intervista ho voluto occuparmi di un caso che mi ha colpito davvero e che credo meriti di essere portato alla vostra conoscenza.  Vi presento Daniele Biancardi.

Ciao Daniele e grazie per aver accettato la nostra intervista, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla tua storia. Ci racconti come hai fatto a decidere di passare dal tuo lavoro ad occuparti di informatica? 

Ciao Salvo, grazie a te! In effetti a volte me lo chiedo pure io, c’è una foto emblematica, che porto nei talk che faccio in giro per le scuole Italiane: “Il sogno costante di voler cambiare” che mi ritrae in primo piano in tenuta da lavoro, sporco di polvere di ferro e che mostra sullo sfondo la mia inseparabile chitarra e il mio primo personal computer… pagato allora circa 4 milioni di lire. 

Era il 2001 e lavoravo in un’azienda metalmeccanica, quel computer lo avevo preso per mio fratello, andava alle medie e volevo si appassionasse. Ma la curiosità, un po' come una calamita col ferro, mi ha portato a sedermi e a spulciare ogni sezione. Con il sostegno di Alessandra, all’epoca la mia fidanzatina, oggi mia moglie e co-founder della nostra Start Up, decisi di riprendere a studiare e così ha inizio il mio nuovo percorso come lavoratore di giorno e studente la sera per conseguire in tre anni il Diploma in Informatica. Il mio primo riscatto dopo la l’esperienza fallimentare da studente che mi vede bocciato per ben due volte e arreso al lavoro già a 19 anni.

Ottenuto il Diploma, mi sono licenziato e ho deciso che la mia passione per la programmazione doveva diventare il mio nuovo stile di vita!

Sono stati mesi difficili, senza lavoro e con la mia famiglia preoccupata per il mio colpo di testa, ma alla fine una Software house di Piacenza: l’Avant, ha deciso di assumere una persona da formare e la ricerca di un ragazzo neo-diplomato, con tanta voglia di imparare li ha portati da me. 

Sette anni all’Avant mi hanno svezzato, ho girato il mondo per lavoro ed ho fatto esperienza sul campo a 360°. 

Noi ci conosciamo da qualche anno, ho avuto anche il piacere di usare il tuo registro elettronico coloratissimo e semplice. Da dove nasce l’idea di un registro elettronico in un mondo a forte concorrenza come quello dei software per la scuola?

Grazie Salvo i complimenti fanno sempre piacere! Lo sviluppo di questo prodotto è stato la mia seconda scelta importante e professionale! Anche qui, con una scelta molto coraggiosa decisi che dopo i bellissimi anni trascorsi nella Software house era di nuovo arrivato il momento di mettermi in gioco. 

Con Gaetano, mio attuale socio e docente, con una visione straordinaria e lungimirante sulla scuola nel 2012 inizio ad imbastire una versione beta di Registro Elettronico e lo testiamo su una scuola pilota di Lodi.  Nasce Kedea ed il progetto di punta diventa GdP: il registro più colorato in circolazione!

Il mercato Educational è difficile, è un settore in cui si lascia poco spazio al nuovo e si è sempre più orientati all’ascolto di chi già si conosce: qualità e innovazione non sempre hanno la meglio, ma siamo ancora qui più ostinati che mai! 

Non ti sei perso d’animo di fronte alla grande concorrenza e qualche settimana fa mi hai fatto vedere a Didacta il tuo nuovo servizio che addirittura piace a Google. Ci dici di cosa si tratta?

Non dobbiamo mai perderci d’animo, c’è una bellissima frase di Madre Teresa di Calcutta che dice : “Non permettere a te stesso di essere scoraggiato da qualsiasi fallimento fintanto che hai fatto del tuo meglio.” Per questo diamo sempre il 100%. 

Negli anni, i nostri progetti per le scuole han continuato ad evolversi e ad affiancarsi a partner importanti per il settore Educational. 

Didacta è stata una splendida occasione per presentare ufficialmente MyEduSuite ( https://www.myedusuite.com) in Partnershp con Campustore [ Google partner for Education]. Abbiamo realizzato la prima web application a supporto delle Scuole per la gestione, l’attivazione e la manutenzione della GSuite for Education e Marco Berardinelli – Lead Google Education Italia, ha riconosciuto la bontà del servizio e ci ha accolti presso la sede Google di Milano. 

So che adesso mi rispondi da Londra, come mai sei lì e cosa bolle in pentola per il futuro? 

Si, sono nella sede di Google a Londra, è appena terminato il Google for Education EMEA Partner Summit. Un Evento veramente figo riservato ai Partener Google in cui è possibile misurarsi con le novità, workshop e NetWorking. Non posso svelarti cosa bolle in pentola, siamo ancora in piena riservatezza ma STAY TUNED! Ne varrà la pena!

Adesso voglio rivolgerti una domanda molto particolare. Vista la tua storia così tortuosa prima di raggiungere i risultati di cui ci parli, cosa consigli ai nostri studenti?

Nella nostra Start Up, una delle pareti ospita una bellissima frase di Paulo Coelho:” Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni.” 

A volte la vita e le scelte, non ti portano a compiere un percorso lineare e nel mio caso la prima volta ho addirittura abbandonato la scuola e perso completamente interesse nei suoi confronti andando a fare l’operaio.

A volte invece manca solo la motivazione e la fiducia in se stessi. Quello che faccio, nel mio Talk: “ Il sogno costante di voler cambiare” è parlare con sincerità ai ragazzi con un linguaggio vicino al loro. Sono “diverso”, il mio percorso non è “Standard”  e non mi presento davanti a loro in giacca e cravatta a sventolare slide piene di Grafici in perenne ascesa! 

I ragazzi si mettono in una posizione di ascolto, e spesso a fine incontro mi fanno un sacco di domande, e sono loro a regalarmi un momento di vero confronto e crescita. Ritornando al consiglio per gli studenti, recentemente ho letto il Libro: ” Growth Hacking Mindeset” di Raffaele Gaito, tra l’altro la nostra azienda è uno dei 25 casi studio presi in esame, e mi ha colpito una frase che suggerisce di iniziare a trasformare in positivo il significato di “Fallimento” cambiandone semplicemente la narrativa in “Insegnamento”. Questo è quello che è capitato a me, ho cambiato prospettiva e piano piano ogni fallimento si è trasformato in tesoro che arricchisce il mio bagaglio di esperienza. Parola d’ordine: passione, pazienza e costanza! Il resto viene da sé. 

Grazie per averci risposto, spero tanto di averti nella mia scuola a parlare ai ragazzi di nuove tecnologie, futuro e soprattutto di tanto studio e tanta passione che alla fine sono il vero motore del successo di ognuno di noi. Dopo averti ascoltato mi permetto di dire due parole su ciò che dimostra la tua stooria. Forse la scuola è vecchia, forse non ha saputo darti il giusto appoggio quando ne avevi bisogno. Chissà quanti fallimenti ci sono stati che non hanno avuto la giusta grinta per riguadagnarsi uno spazio di sicuro rispetto e merito nella propria vita. La storia fa riflettere molto come insegnante. Mi sarei sentito in forte disagio dovendo constatare ad esempio, da insegnante, di non aver saputo tirar fuori adeguatamente le tue competenze e aver rischiato che la tua vita prendesse una piega diversa.