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Lun, Nov

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In questa intervista voglio parlarvi di Stefano Centonze. Gli ho chiesto di parlarci dell’intelligenza emotiva e delle iniziative da lui portate avanti.

Ciao Stefano e grazie per aver accettato la nostra intervista. Ci spieghi di cosa ti occupi e soprattutto di cosa si occupa Artedo, l’ente formativo di cui sei il fondatore?

Buongiorno Salvo, e buongiorno a tutti gli amici di Professioneinsegnante.it. Grazie per l’opportunità che mi offrite per parlare di un progetto che seguo da molti anni.

Di che cosa mi occupo? Principalmente, mi considero un formatore e un editore. Ho fondato Artedo e Artedo Network, che sono, rispettivamente, un’associazione che si occupa di formazione, e una società, una casa editrice, che edita i prodotti pensati per la formazione per diverse tipologie di operatori (tra cui gli insegnanti).

Artedo nasce per sviluppare la cultura intorno alla creatività e alle Arti Terapie come strumento di formazione, cioè tutto ciò che appartiene al mondo della creatività e dell’arte come mezzo per crescere personalmente e professionalmente. 

Da sempre, infatti, la creatività è il mezzo per esprimere le emozioni. E’ esperienza comune ascoltare un brano musicale ed emozionarsi o emozionarsi davanti ad un’opera d’arte. Allora la creatività, il processo creativo in sé, ma anche il prodotto artistico, esprimono emozioni. Quello che abbiamo fatto noi in Artedo è pensare queste emozioni, espresse in forma artistica, come strumento di comunicazione e relazione. Le emozioni esperite nel processo creativo possono,  in fondo, servire alle persone per acquisire maggior consapevolezza di sé e realizzare una migliore sintonia empatica anche con gli altri. Perché le nostre emozioni incontrano le altrui emozioni.

Oggi Artedo è un ente accreditato al Miur, che fa formazione in tutta Italia attraverso le circa 37 sedi in altrettante città.

Che cos’è l’intelligenza emotiva e perché occorrerebbe introdurla a scuola?

L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, esprimere, controllare e sfruttare il potenziale delle emozioni. Sostanzialmente, considero l’intelligenza emotiva la capacità di governare tutta la conoscenza che a noi offre l’educazione emotiva per avere una relazione più armonica con se stessi e anche con gli altri.

La ragione per cui introdurla a scuola potrebbe essere riassunta in diversi principi: 

  1. il primo è che, vivere in armonia con le emozioni, quindi, possedere un corretto alfabeto emotivo permette di vivere bene. E oggi c’è un gran bisogno di benessere, specialmente per gli insegnanti. Quello del benessere a scuola è un tema fortemente sentito, di cui Artedo si occupa da molto tempo. 
  2. Ma oltre a questo, gioca un ruolo determinante l’evidenza secondo cui le emozioni sono centrali nel processo di apprendimento. Apprendere è anche un processo di carattere emotivo. In fondo, la ragione per cui capita che gli studenti apprendano male e poco dipende dalla noia, che i bambini provano durante le ore curriculari e anche dalla mancanza di fiducia, che non ricevono dagli insegnanti, in alcuni casi, che poco fanno comprendere l’importanza di applicarsi allo studio per la loro crescita personale. Invece il processo di apprendimento dovrebbe essere incoraggiato da sentimenti di conforto, ad esempio verso i ragazzi meno capaci.

Nel mio libro “A scuola di Intelligenza Emotiva” parlo, in proposito, di un modo funzionale di apprendere che ho chiamato Apprendimento Multisensoriale Creativo.

Quindi, a scuola è importante sviluppare delle competenze che vadano oltre le semplici conoscenze: non basta l’attenzione solo sul “che cosa” si dovrebbe o si deve apprendere a scuola, ma anche alle modalità con cui questo accade. Modalità che incrociano necessariamente la sfera emotiva, sia di chi comunica che di chi riceve quella comunicazione.

Ho letto di alcune interessanti iniziative parlamentari per introdurre l’intelligenza emotiva a scuola, a che punto siamo e come pensi sia possibile introdurla?

 

Sì, è già da un paio d’anni che stiamo lavorando sull’idea dell’introduzione di un’ora curricolare di intelligenza emotiva, anche nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. L’idea è di emulare l’esperienza di stati Europei come la Danimarca, in cui è già in vigore da tempo l’ora di empatia, che hanno fatto leva sull’investimento in educazione per migliorare la qualità della vita dell’intero paese. 

Noi, infatti, riteniamo che la chiave di volta per il rilancio dell’economia, sia la scuola. Perché soltanto un buon clima relazionale, oggi, può permettere di ripristinare la fiducia che sembra mancare. 

Quello che sta accadendo a livello parlamentare è che, una mozione presentata dalla XII Commissione, a firma dell’On. Maria Teresa Bellucci di Fratelli d’Italia, è stata presentata e recepita dal Governo, il quale, nella seduta del 2 maggio 2018, ha approvato un ordine del giorno che prevede l’introduzione dell’ora di intelligenza emotiva, come ora di educazione alle emozioni, da svolgersi unitamente o, comunque, nello spazio destinato all’ora di educazione civica, di prossima introduzione della scuola italiana.

L’obiettivo è permettere di ottimizzare le ore in aula senza aggiungere nulla, senza insistere sulle precarie economie del mondo della scuola, per approdare ad una migliore alfabetizzazione emotiva, quella che oggi sembra mancare presso i nostri giovani.

Senza una buona educazione emotiva, si apprende male e le relazioni rischiano di rovinarsi perché le emozioni sono dei filtri dell’agire. E quando manca il filtro emozionale, non si valuta opportunamente il danno che si arreca agli altri con comportamenti aggressivi. 

Questo è il lavoro che stiamo conducendo con le istituzioni, che sembrano molto attente alla ricezione del messaggio.

 

Ti occupi di un settore molto particolare che, apparentemente, tocca solo alcuni contesti dell’istruzione, eppure in un contesto pervaso dall’uso delle nuove tecnologie, forse la creatività e le arti terapie possono sicuramente ricondurci ad un contesto che rischia di scomparire. Ci spieghi che tipo di formazione fai e in che modo potrà essere utile a scuola?

Infatti, in maniera solo apparente, tocca alcuni contesti dell’istruzione. In realtà, il ruolo delle emozioni e della creatività sembra essere ormai universalmente accettato.

Ho di recente rilasciato un’intervista ad una testata giornalistica di impronta giuridica, a breve si terrà un congresso medico in cui porterò il mio messaggio che parla di creatività, comunicazione e di intelligenza emotiva. Questo significa che tutto il mondo sta prestando una grande attenzione a questo tema così importante. Sono i fondamentali ormai, quelli dimenticati, che vanno recuperati. E la scuola è il luogo elettivo da cui ripartire. Tra l’altro, il binomio creatività-intelligenza emotiva è imprescindibile perché l’intelligenza emotiva è una competenza che può essere, in parte, considerata ereditaria ma che, con la pratica e l’esperienza, può essere incrementata, può essere accresciuta e sviluppata. 

Ci sono molti mezzi per poterlo fare, ma quello più immediato, quello migliore, dal mio punto di vista, è senz’altro il mezzo creativo.

Se è, dunque, accettato, che attraverso la creatività si esprimano le emozioni, formarsi ai mezzi creativi aiuta a osservare queste emozioni in movimento. E osservandole, le si comprende e, comprendendole, le si controlla. E, controllandole, migliorano le relazioni con gli altri. Oggi, invece, l’analfabetismo emozionale porta ad aggredire invece di sentire quello che accade dentro e quello che si provoca agli altri, agendo senza pensare. È solo così che le relazioni possono crescere.

Vale per tutto il mondo professionale, vale a maggior ragione nell’età scolare, in cui la personalità dei ragazzi si viene formando. Dunque, meglio farlo intorno a valori sani che rimandano ad emozioni, che possono essere chiamate con il loro nome.

Grazie mille per aver accettato le nostre domande. Ci dai qualche indicazione su come possiamo contattare te e la tua associazione?

Ho una quotidiana e stabile presenza sui social network, soprattutto su Facebook e Instagram, ma la pubblicazione dei contenuti che possono essere più facilmente utilizzati dai lettori della rivista sono sicuramente quelli pubblicati sul mio sito personale www.stefanocentonze.it, oppure sul mio canale YouTube, Stefano Centonze, a cui è possibile iscriversi per poter vedere tutti i video e le dirette, realizzate anche in collaborazione con Orizzonte Scuola.

Per ogni altro genere di informazione e per eventuali altri progetti, il sito di riferimento è quello istituzionale del nostro network, www.artedo.it.