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I governi che si susseguono al ritmo in media di uno ogni due anni portano con sè una serie di promesse mai mantenute: l'aumento considerevole di stipendio per gli insegnanti. 

Per non andare tanto lontano potremmo partire dal Governo Letta, anno 2013, quando non si sapeva se l'aumento fosse di 10 o 20 euro al mese a contratto scaduto da almeno 4 anni. E pensare che durante la campagna elettorale le promesse erano ben diversi. Si passa al Governo Renzi, quello della  "buona scuola". Aumento mai menzionato per anni ma solo nefanndezze della 107.

Fino ad arrivare alla vigilia del referendum nel 2016. Stranamente i Sindacati contrattano un aumento da congelare, una cosa strana che da una parte non arriva nelle tasche dei docenti ma dall'altra viene visto come una conquista: circa 85 euro lordi al mese: una miseria dopo 7 anni di vacanza contrattuale. Il referendum viene perso dall'allora esecutivo, ne nasce uno nuovo, o almeno così, di fa per dire. L'unica cosa che cambia è il presidente del consiglio Gentiloni e il ministro dell'istruzione, l'ex sindacalista CGIL Fedeli, quella che  parlava di raddoppio degli stipendi. Ebbene sì, raddoppio è ciò che meritano ma come procede la trattativa? Arenata, essa riprende in prossimità della scadenza del mandato, praticamente a camere sciolte. Che succede? I sindacati sul filo di lana "conquistano" ben 80 euro lordi al mese in media. Una cifra da capogiro che pone una pietra tombale su ben 9 anni di vacanza. Una conquista per i sindacati e i lavoratoeri? No, una conquista per il PD uscente che si presenta alle elezioni sventolando aumenti a destra e a manca senza ovviamente specificare di quanti spiccioli. Ma la PA composta da oltre 3 milioni di lavoratori gira le spalle al PD e sappiamo come va a finire. Arriviamo ai nostri giorni. Il rinnovo del febbraio 2018 già scade a dicembre 2018. Cioè non si fa in tempo a rinnovare un contratto che esso risulta scaduto. Ed infatti era anche epr questo motivo che i sidnacati sis entirono costretti a rinnovare avendo promesso nel 2016 che lo avrebbero fatto. Di fatto pare che ormai le promesse non le fanno i politici ma le fanno i sindacati ai partiti politici ed in vista di competizioni elettorali importanti. Nasce il governo Conte a giugno del 2018 con grandi promesse soprattutto da parte del movimento 5 stelle. Si fantastica sulla spesa di 2 punti di PIL su istruzione, una parte di essi sugli stipendi dei docenti. Ciò in campagna elettorale, poi il nulla. Anche i sindacati se ne dimenticano. Stimolati da migliaia di docenti sui social essi si muovono timidamente su tre fronti come dei pachidermi, lentamente e senza spingere: aumento degli stipendi con rinnovo contrattuale, nuovo reclutamento, no alla regionalizzazione chiesta da Lega. Ma come si sa, siamo sempre sotto elezioni, ogni 2 mesi ce n'è una. Si arriva alla proclamazione di uno sciopero per il 17 maggio, il 26 si vota per le elezioni Europee. Uno scacco matto dei sindacati che vede finalmente i docenti a favore. La notte tra il 23 e il 24 aprile i sindacati ottengono chissà quali grandi promesse tra cui il ritiro della proposta di regionalizzazione. Promesse elettorali, a un mese dalle elezioni. I sindacati congelano lo sciopero poi lo annullano. Non si sente parlare di regionalizzazione. Ma che succede il 27 maggio? La Lega stravince le elezioni e mette mano alla regionalizzazione a tappe forzate. Una spaventosa presa in giro per i sindacati. Dell'aumento di stipendio? Nulla. Solo che sarà " a tre cifre" ma era una promessa elettorale. I sindacati sedotti e bidonati. Che fanno? se ne dimenticano, portano avanti solo uno dei tre punti: il reclutamento, sanatorie incluse, costi quel che costi. Costi pure accettazione della regionalizzazione. Quest'ultima salta per fortuna anche con il silenzio dei sindacati. I docenti sui social grazie ad una petizione portata avanti da Professione Insegnante che raggiunge quasi 70mila firme svegliano l'esecutivo e soprattutto l'azionista di maggioranza: il M5S. La regionalizzazione salta per nostra fortuna. E dell'aumento di stipendio? Nessuno sa nulla. Neanche i sindacati ne parlano. Oggi a fine agosto siamo a ben 8 mesi dalla scadenza del contratto. Ma la storia si ripete, nuovo governo, nuove proposte, nuovi mirabolanti aumenti. Chi li propone? Proprio coloro i quali non hanno mantenuto le precedenti promesse anzi hanno estorto una firma al rinnovo del contratto che a malapena consegna nelle mani dei docenti non più di 50 euro al mese netti. C'è da crederci? Solo gli sciocchi potrebbero credere a chi propone aumenti di oltre 2000 euro netti l'anno come dice l'on Sgambato in una improbabile intervista. Resosi protagonista della riforma 107 nella passata legislatura, l'on Sgambato pensa di poter trovare credito ancora nei docenti che con forz ahanno bocciato la 107. Forse non sarebbe il caso di stare in religioso silenzio e ammettere di aver commesso abbastanza danni?