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Dom, Ott

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Quando Brunetta in tempi di austerity, da grande assenteista, sia da parlamentare europeo, sia da docente universitario, istitui la tassa sulla salute tutti i lavoratori si indignarono. Egli era ministro della funzione pubblica e dall'alto delle sue funzioni e del suo spessore professionale degno di esempio, decise di fare guerra agli assenteismi frequenti tra i dipendenti della pubblica amministrazione. L’art. 71, primo comma, del decreto n. 112/08 convertito in legge n. 133/08 istituisce quella che noi abbiamo ribattezzato tassa sulla salute. Di fatto riguarda quella quota di stipendio definita come indennità integrativa speciale. Essa, che oscilla tra i 160 e i 250 euro al mese, è oggetto del prelievo per giorni di malattia inferiri a 10 ovvero malattia breve.

Ogni giorno di malattia comporta un prelievo dello stipendio pari a 1/30 dell'IIS (indennità integrativa speciale). Inutile dire che l'allora opposizione costiuita dal centrosinista votò contro e si indignò. Con essa anche i sindacati tutti. Tuttavia dopo oltre 10 anni la tassa sulla saute è ancora in vigore. Essa non ha prodotto alcuna riduzione del ricorso ad un diritto del lavoratore ovvero quello all'astensione dal servizio per malattia ma produce un costo non indifferente e un introito vero per le casse dello stato. Nel campo della scuola le assenze per malattia sono relativamente basse, praticamente le più basse in tutta la PA: circa 10 giorni l'anno. Esse riguardano quasi sempre malattia breve quin di soggetta alla tassa di cui parliamo che oscilla tra i 5,47 euro e gli 8,58 euro per ogni giorno di malattia. Ecco il dettaglio fer fascia di anzianità:

da 0 a 14 anni
RPD € 164,00 (164,00/30)
Decurtazione lorda giornaliera
€ 5,47

da 15 a 27 anni
RPD € 202,00 
Decurtazione lorda giornaliera
€ 6,73

da 28 anni
RPD € 257,50
Decurtazione lorda giornaliera
€ 8,58

Facendo due calcoli, un milione circa di personale della scuola produce assenze per circa 10 milioni di giorni per malattia ovvero circa 80 milioni di introito o di compenso non pagato da parte dello Stato. Ci si chiede come vengono impiegati questi fondi stanziati ma non spesi. Ma ci si chiede soprattutto come mai tanti governi successivi a quello di cui faceva parte Brunetta non abbiano provveduto ad abolire una tassa così umiliante. Nè PD nè 5 stelle hanno mai parlato di abolizione di tale tassa che non porta ad alcun giovamento. Ma la cosa peggiore è il fatto che neanche i sindacati ne parlano più. Sembra quasi che ogni volta che si perde un diritto esso rimane nel dimenticatoio e non viene più preso in considerazione nelle lotte sindacali. Lotte di quei sindacati che forse hanno perso il vero obiettivo della loro esistenza: la salvaguardia dei diritti acquisiti da parte dei lavoratori. Chissà se il nuovo governo porrà attenzione a questo problema. Infatti il "risparmio" per lo Stato è rappresentato da cifre che poco significative visto che non ci viene neanche detto come vengono impiegate. Di certo l'abolizione della tassa sulla malattia rappresenterebbe una riconquista di dignità da parte dei docenti i quali devono anche fare attenzione a non assentarsi per non vedersi ulteriormente ridursi lo stipendio.