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In estate i Ministri dell'istruzione si lanciano in dichiarazioni a go go, spesso non sono dichiarazioni sul presente, perché il presente è percepibile hic et nunc ed è spesso un resoconto di  doglianze, di negatività e di manchevolezze, di obiettivi sempre annunciati e mai raggiunti, dal divario tra scuole del Nord e del Sud,  come dimostrato da Invalsi 2019, dal precariato mai risolto, dalla messa in sicurezza delle scuole mai realizzata, dal contratto degli insegnanti sempre insufficiente se non scandaloso negli aumenti.

Allora l'asticella delle dichiarazioni si sposta al futuro e sui fatti non realizzati nel presente,  i ministri passano alle chiacchiere con cui lastricano la strada delle buone intenzioni del futuro;  un futuro, che alla luce del presente,  sappiamo che non verrà  e allora quelle parole appaiono per quelle che sono, semplice propaganda politica. Tranne rare eccezioni nessun ministro ne è  stato esente neanche l'attuale Ministro leghista, il dott. Marco Bussetti, che è un ministro che, a differenza degli ultimi due, non viene dall'Università privata  come la Giannini o dal sindacato Cgil come la Fedeli, ma dalla scuola: è stato un  insegnante, un DS e poi un  funzionario presso l' USR Lombardia. Che sia organico alla scuola dei DS emerge , come ho denunciato, dal fatto  che nella commissione che dovrà rivisitare il Testo Unico ha messo 4 dirigenti scolastici di area ANP.

Tra le tante dichiarazioni  estive di Bussetti, fior da fiore, scelgo solo  due. L'una è  un classico: lui dà la sua parola  ( Sic!) che gli insegnanti avranno un aumento sostanzioso per una retribuzione dignitosa. Questa dichiarazione,che sottende la costatazione che gli insegnanti hanno una retribuzione da morti di fame e se campano con un solo stipendio difficilmente arrivano alla terza settimana se non stringono la cinghia, fa il paio con la dichiarazione della Fedeli che nell'estate 2017 quando si prospettava il rinnovo del Contratto dei docenti parlava di un raddoppio dello stipendio. La dichiarazione di Bussetti ovviamente è propaganda, e anche scadente; gli insegnanti sanno che per un contratto degno di questo nome ci vuole la volontà  politica innanzitutto di mettere i soldi in una o più  leggi di bilancio, trovare fondi aggiuntivi, diversificare il contratto dal restante pubblico impiego e sganciare  l'aumento contrattuale dall'inflazione programmata. Questi sono fatti non le parole di Bussetti e coinvolgono il governo tutto e in particolare Tria e Bongiorno.

Passiamo all'altro fiore  uscito dalla bocca del ministro: dotare ogni studente di un tablet. A parte l'impegno economico non da poco in scuole che, per quanto riguarda la sicurezza, non sono a norma. Il ministro qui sposa, come tanti DS e insegnanti, il feticcio del mezzo informatico  rispetto all'appredimento e alle conoscenze delle discipline,  come se il ricorso, tout court, ai nuovi mezzi della tecnologia possa frenare l'impoverimento culturale della scuola delle competenze, dove tutti sono promossi e si scambia la docenza come semplice organizzazione di media  vecchi e nuovi per la trasmissione delle conoscenze e delle competenze, dove l'insegnante assume le vesti di un Piero o di un Alberto Angela.

Forse non è  un caso che in un toto ministro al Miur sia stato indicato Alberto  Angela.

Consiglierei a Bussetti, che pare essere in bilico  in un possibile rimpasto di governo, di scegliere il silenzio che è d'oro e di parlare  quando  riuscirà a realizzare fatti che siano assunzioni, ridefinizione degli organici e non sanatorie che alimentano nuove illusioni