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Sezione: Colloqui con lo psicoanalista

A partire da questa settimana il dott. Alessandro Zammarelli (psicoterapeuta e psicoanalista della SIPRE -Società italiana di psicoanalisi relazionale) risponderà a domande su tematiche psicologiche in ambito scolastico. Le domande vanno inoltrate al seguente indirizzo email: dr.zammarelli@libero.it

 Ho in classe un’alunna anoressica con la quale non so come comportarmi: a volte penso che sia meglio ignorare il problema per non farla sentire a disagio, altre volte vorrei parlarle, chiederle come sta, dirle che se vuole può confidarsi con me. È anche difficile gestire le reazioni della classe e non so se sia il caso di affrontare di nuovo l’argomento con i genitori. Credo che la ragazza stia seguendo un percorso terapeutico…

Giulia B. - Roma 

Sezione: Colloqui con lo psicoanalista

A partire da questa settimana il dott. Alessandro Zammarelli (psicoterapeuta e psicoanalista della SIPRE -Società italiana di psicoanalisi relazionale) risponderà a domande su tematiche psicologiche in ambito scolastico. Le domande vanno inoltrate al seguente indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 Ho in classe un’alunna anoressica con la quale non so come comportarmi: a volte penso che sia meglio ignorare il problema per non farla sentire a disagio, altre volte vorrei parlarle, chiederle come sta, dirle che se vuole può confidarsi con me. È anche difficile gestire le reazioni della classe e non so se sia il caso di affrontare di nuovo l’argomento con i genitori. Credo che la ragazza stia seguendo un percorso terapeutico…

Giulia B. - Roma 

 Buongiorno Giulia B., mi rendo conto e comprendo il suo stato d’animo: è inevitabile che nella sua difficile professione si possa essere toccati profondamente dal disagio emotivo dei giovani che spesso viene espresso più con il fare che con il dire. Questo disagio in parte è dovuto ad un normale processo evolutivo in adolescenza, età nella quale le emozioni rivestono un ruolo rilevante e richiedono anche di essere modulate da un principio di scambio realistico con il gruppo, con il mondo in cui il giovane vive e che tiene in gran considerazione.  

Per quanto riguarda il disturbo psicologico su cui mi interroga e si interroga, al di là dei diversi approcci teorici che lo spiegano, solitamente preferisco concepirlo come espressione di qualcosa che non si può vedere direttamente, insomma lo considero più espressione sintomatologica comunicativa che un disturbo definibile indipendentemente. La ragazza è in terapia e già questa è davvero un’ottima notizia. Il punto importante è che in un disturbo alimentare, paradossalmente, parlare dell’alimentazione può significare eludere il problema reale, che è ben più profondo e abitato da sentimenti per la ragazza difficili da comunicare, ma forse anche da identificare. Questi sentimenti non decifrabili, inevitabilmente, si diffondono nel gruppo classe, che ne diviene contenitore ideale. Con questo non intendo dire che non vi sia un problema di alimentazione – che certamente c’è – ma esso va inteso come espressione di altro, una scena teatrale di un mondo che non si percepisce chiaramente se non nell’immagine di sé che porta agli altri, spesso confusa e contraddittoria. Per questo io sono sempre dell’idea di considerare l’anoressia come sintomo che può derivare da diverse tipologie dinamiche e problematiche evolutive, non riferibile ad un solo tipo di personalità; si può giungere a questo sintomo in tanti modi diversi, sulla scorta ad esempio della paura dei cambiamenti del proprio corpo, paura che però se eccede il livello ‘normale’ e diventa autodistruttiva ha alla base altre problematiche, spesso legate al tipo di relazioni interiorizzate fin dall’infanzia: per molte ragazze che soffrono di anoressia nulla può nutrire davvero nella relazione, ogni nutrimento deve essere rigettato perché velenoso e distruttivo. 

L’argomento è molto ampio e c’è ancora un grande dibattito aperto sul tema, ma vorrei cercare di aiutare lei, Giulia, nell’affrontare al meglio la situazione e i suoi dubbi. Io credo sia molto importante fare i primi passi a partire dalle sue parole: “ignorare il problema per non farla sentire a disagio, altre volte vorrei parlarle”. In questa frase c’è già moltissimo! C’è tanto di ciò che riguarda la ragazza. Molto probabilmente la sua indecisione rispecchia anche l’indecisione della ragazza sull’esprimere ciò che sente o tacere il dolore e la confusione. Nella mia esperienza l’anoressia, in termini dinamici, ha molte cose in comune con l’ipocondria, dove c’è uno spostamento sul corpo, in senso proiettivo, di matrici o diadi relazionali interiorizzate, cui facevo cenno prima, che ingenerano persecuzione e colpa. Il suo dubbio, nei termini di ignorare il disagio o di parlarne, è verosimilmente il dubbio che ha anche la ragazza sulla propria condizione e nella relazione con l’altro: la nega, ignora il problema - altrimenti sentirebbe il disagio emotivo e il dolore - ma infine vorrebbe tanto parlare di ciò che la fa soffrire. 

Si può accedere alla ragazza avvicinandosi da lontano, senza evidenziare con troppa forza il problema del cibo e del peso, visto che già lo sta facendo in un percorso terapeutico e che quindi suppongo sia monitorata.  E’ possibile siano presenti anche tematiche di svalutazione di sé, quindi eviterei di dibattere con la classe il problema per non ingenerare eccessivi sentimenti di vergogna, a meno che non accada qualcosa di importante che lo richieda in termini di necessità. Lei Giulia può informarsi sullo stato d’animo della ragazza con molta delicatezza e passi leggeri, può parlare con i genitori e costruire un’alleanza con loro se è possibile, ma ripeto, questo soprattutto per creare l’ambiente in cui ragazza possa esprimere le sue qualità esperienziali con i sentimenti che vi navigano. Parlare direttamente del problema può portare ad una chiusura proprio per il meccanismo descritto sopra. Molto importante è interessarsi a ciò che la ragazza sente emotivamente nelle diverse esperienze che vive a scuola, più che concentrarsi sul sintomo fisico. Quando la ragazza avvertirà che qualcuno è interessato genuinamente a ciò che prova, tenderà ad aprirsi spontaneamente. Ma tutto questo sempre con moltissima parsimonia, perché c’è anche il rischio che le emozioni legate al desiderio di farlo siano forti e che per reazione la ragazza possa ritirarsi. Questo che le dico riguarda il caso specifico, visto che mi comunica che la ragazza è seguita in terapia da un collega psicoterapeuta. Diverse sarebbero state le indicazioni se la ragazza non fosse stata seguita da nessuno. In tal caso la priorità sarebbe stata quella di indirizzare l’intervento verso un’immediata messa in sicurezza della vita, comunicando allo psicologo della scuola la situazione, informando il genitore sul problema sintomatologico e coinvolgendo la ragazza in un trattamento esterno alla scuola di tipo psicoterapeutico oppure medico sulla base della percentuale della perdita del peso. In quest’ultimo caso, nella fase finale del processo, è compito dello Psicologo scolastico l’accompagnare la giovane in direzione di questo trattamento infondendole speranza, per evitare che il rapporto con gli insegnanti si carichi troppo di significati che non vi appartengono, rendendone più difficile e conflittuale la relazione.  

Per concludere vorrei spendere qualche parola sulla difficoltà generale, e non specifica del caso, sulla relazione adulto-ragazzo. Il disagio psicologico giovanile ci coinvolge in modo molto forte e tocca sempre le nostre corde interiori potentemente; spesso è difficile ascoltarle poiché si mescolano con il nostro mondo vivo fatto di sensazioni e di emozioni. E’ dunque importantissimo discernere ciò che è nostro da ciò che è degli studenti in termini di sentimenti e di esperienza. Dopo aver fatto questo lavoro interno avremo creato dentro di noi un giusto spazio per accogliere le emozioni del giovane e facilitarne l’espressione in modo sano e costruttivo.

Dott. Alessandro Zammarelli

Psicologo clinico, psicoterapeuta, psicoanalista

http://www.psycoanaliticamente.com/index.html

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