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Lun, Feb

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La psicanalista francese Françoise Dolto definisce “Il dramma del gambero” il passaggio all’adolescenza che

attraversa il bambino, al pari di una seconda nascita. Come il bambino che per nascere deve abbandonare la

placenta in cui ha trovato protezione, allo stesso modo nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza , si deve

abbandonare il guscio protettivo familiare al fine di creare una propria identità.

La Dolto evidenza la condizione drammatica tipica dell’adolescente prendendo a prestito la metafora del gambero.

Quando i gamberi abbandonano il vecchio guscio per costruirsene uno nuovo sono costretti per un certo periodo a

rimanere senza protezione. Tale cambiamento avviene in un momento in cui sono esposti a grandi pericoli

soprattutto a causa del “congro” che è un crostaceo che si nutre proprio di gamberi ed è sempre pronto a colpire.

In maniera identica l’adolescente quando abbandona la protezione familiare si espone a grandi pericoli perché

deve ancora costruirsi la sua nuova identità, il suo nuovo guscio. Il ‘nemico congro’ può assumere vari aspetti per

l’adolescente:

 il bambino che non vuole crescere,

 il bambino che non accetta i cambiamenti fisiologici repentini del proprio corpo,

 l’atteggiamento del genitore che vorrebbe trattenerlo di nuovo a se, anch’egli spaventati da quei

cambiamenti.

Di fronte alla necessità di cambiare per far emergere la propria identità , sorgono dunque spinte contrastanti, paure

, dubbi, minacce. L’adolescenza è un periodo della vita ricca di contrasti e contraddizioni, la cui caratteristica

centrale è proprio l’insicurezza. Tuttavia l’adolescenza è anche un periodo ricco di forze, di promesse di vita:è uno

sbocciare. L’adolescenza è un periodo difficile , ma se i genitori e i figli hanno e si danno fiducia, metaforicamente,

il guscio si completa e si ultima la costruzione dell’indentità adulta.

Di seguito il passaggio della Dolto che descrive il “dramma del gambero”

“Lasciare l'infanzia, cancellare il bambino che è in noi, è una mutazione. Talvolta si ha l'impressione di morire. È

una mutazione veloce, in alcuni casi troppo veloce. Bisogna adattarvisi e non sempre si è preparati. Si sa che cosa

muore, ma ancora non si vede verso che cosa si sta procedendo. C’è qualcosa che non quadra, ma non si sa bene

né come né perché. Nulla è più come prima, ma si tratta di uno stato davvero indefinibile.

Si vorrebbe parlare da adulti, ma non se ne hanno ancora i mezzi. Si vorrebbe prendere la parola ed essere

ascoltati sul serio. Quando però ci è permesso parlare, troppo spesso ciò serve a giudicarci senza capirci. Ci si fa

strada con le parole e ci si ritrova in trappola. Si intuisce che è essenziale abbandonare un giorno i genitori. E allora

è necessario cominciare con l'interrompere un certo tipo di rapporti con loro. Ci si vuole avviare verso una vita

diversa. Ma che genere di vita? Non sempre si desidera avere quella dei propri genitori. Guardandoli vivere, si

crede talvolta di vedere il proprio futuro e questo spaventa. Ci si sente scivolare impotenti lungo una china. Si perdono le proprie

difese, i propri mezzi di comunicazione abituali, senza aver potuto inventarne di nuovi.

Quando i gamberi cambiano il guscio, per prima cosa perdono quello vecchio restando senza difesa durante il

tempo necessario per fabbricarne uno nuovo. Ed è proprio in questo periodo che sono esposti a gravi pericoli. Per

gli adolescenti è un po' la stessa cosa. E fabbricarsi un nuovo guscio costa tante lacrime e tante fatiche che è un

po' come se lo si «trasudasse».

Nei paraggi di un gambero indifeso c'è sempre un grongo (un grosso pesce predatore) in agguato, pronto a

divorarlo. L'adolescenza è il dramma del gambero! Il nostro grongo

personale è tutto quanto ci minaccia, dentro e fuori di noi, e a cui spesso non pensiamo. Il grongo è forse il

bimbetto che siamo stati, che non vuole uscire di scena e che ha paura di perdere la protezione dei genitori. Ci

trattiene nell'infanzia e impedisce di nascere all'adulto che saremo. Il grongo è pure quel bambino collerico che è in

noi, e che crede che si diventi adulti litigando con gli adulti. Il grongo, inoltre, rappresenta forse quegli adulti

pericolosi, a volte profittatori, che girano attorno agli adolescenti perché intuiscono che sono vulnerabili. I genitori

sono consapevoli dell'esistenza di persone del genere e che il pericolo incombe su di noi. Spesso hanno ragione

quando ci invitano a essere prudenti, anche se è difficile accettare tale consiglio.

Ma l'adolescenza è anche un movimento ricco di forza, di promesse e di vita: uno sbocciare. Questa forza è molto

importante, è l'energia stessa di questa trasformazione.

Come germogli che spuntano dalla terra, si ha bisogno di “uscire”. Forse per questo la parola uscire è così

importante. Uscire è abbandonare il vecchio bozzolo ormai divenuto soffocante, è anche avere nuove relazioni

amorose. “Uscire” è quindi un termine chiave che traduce bene il grande movimento che ci scuote.

In gruppo ci si sente bene, si hanno gli stessi riferimenti, un proprio linguaggio in codice che permette di non

utilizzare quello degli adulti.

Non ci sono adolescenze senza problemi, senza sofferenza; questo è forse il periodo più doloroso della vita, ma

anche quello delle gioie più intense. Il rischio è che si ha voglia di fuggire da tutto ciò che è difficile. Fuggire fuori da

sé gettandosi in avventure dubbie o pericolose, trascinati da persone che conoscono la fragilità degli adolescenti.

 

Fuggire dentro di sé, barricarsi dentro un guscio fasullo. L'adolescenza è sempre difficile, ma, se i genitori e i figli

hanno fiducia nella vita, tutto va sempre a posto.” (brano tratto dal libro I problemi degli adolescenti di Françoise

Dolto

Roberto Cavaliere, Psicologo e Psicoterapeuta, http://www.iltuopsicologo.it