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Lun, Feb

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Un paio di settimane fa ho avuto la più splendida gratificazione che mi sia mai stata tributata in 30 anni di professione. Ne scrivo solo ora perché davvero stufa dell'atteggiamento di troppi colleghi. Come se non bastassero già DS, genitori e lo Stato in prima persona. La storia è questa: ragazzino che rifiuta totalmente di studiare la mia materia, scienze in un liceo scientifico (arrancava anche in matematica e fisica mi pare di ricordare). Anno dopo anno compiti consegnati in bianco, rifiuto sistematico delle interrogazioni orali e scena muta anche ad agosto, naturalmente sempre promosso con voto di consiglio e mio parere contrario. Ragazzo sempre molto educato e mai polemico, ma avrei voluto strozzarlo, perché davvero non sapevo più cosa fare con lui. All'epoca ero anche fortemente mobbizzata dall'allora DS, per cui era evidente che la colpa era mia, non ero una brava insegnante e bla bla bla.

 Mi scrive, un paio di settimane fa questo ragazzo...sta per prendere la triennale in lettere (sicuramente lo scientifico non era stata la scelta ottimale per lui).

 

E mi dice: " A me, il suo modo di insegnare e di pretendere sempre una grande applicazione nelle cose che si fanno, è servito molto. All'università come non solo. Molto di più di tanti professori che ti danno la pacca sulla spalla e ti fanno passare gli anni come fosse un gioco. Lo so che si arrabbiava moltissimo, e lo capivo anche, ma evidentemente mi serviva il mio tempo. Poi dato che è sempre stato un rapporto didattico molto onesto da entrambe le parti, a livello umano non è mai mancata comprensione. A volte la scuola si preoccupa solo di puro nozionismo dimenticando di educare, di formare futuri uomini. Ecco, coi suoi modi anche a volte giustamente bruschi, ha contribuito a formare un futuro uomo. Magari, anzi sicuramente, la chimica non la so, ed è comunque un male, ma è riuscita nel risultato più difficile. E forse più appagante. E per questo devo dire grazie anche a mia madre, che non mi ha mai messo contro di lei quando fioccavano i sacrosanti 2 e 3. Mi ha sempre responsabilizzato alla colpa individuale."

 

Oltre alla naturale gioia per queste parole, perché alla fine ho seminato qualcosa che è cresciuto bene, mi assale una enorme amarezza. Ripenso a quanto sono stata denigrata negli anni perché io sono quella cattiva, quella che mette i voti bassi, quella che gode a bocciare gli alunni (proprio guarda), quella che non capisce di pedagogia o di didattica ecc ecc ecc. E vi assicuro che questo mi ha lasciato cicatrici che ancora porto dentro, e che hanno minato la mia autostima.

 

Non sarò la migliore delle insegnanti, certo.

 

Ma capisco, forse, di educazione.

 

Ed è quello che ho fatto con questo ragazzo (e non solo con lui spero). Senza regalargli voti altrimenti poverino perde l'autostima, insegnandogli che c'è bisogno di impegno, di cura, di responsabilità. Di accettazione delle conseguenze dei propri comportamenti. Non lo capì allora, ma l'ha capito dopo.

 

Figura importantissima poi la madre, che era una collega peraltro. Sempre ebbe per me parole di stima, nonostante i 2 ed i 3 che davo al figlio. Ciò che io cercavo di insegnare a scuola, veniva confermato in famiglia.

 

Ed ecco perché, paradossalmente, le parole di questo ragazzo mi fanno venire ancor più voglia di scappare via dalla scuola. Perché più si va avanti con gli anni, e più passa il concetto che se un alunno non studia è sempre e comunque colpa del docente. Sempre.

 

Quante volte leggiamo commenti di docenti che accusano i colleghi: tu non ti metti in discussione, sei tu che devi trovare la strategia giusta, tu non lo riesci ad interessare, se tu che lo devi coinvolgere, tu gli abbassi l'autostima e via con tutte 'ste menate. Si, menate.

 

E, manco a dirlo, quel "patto formativo" con le famiglie, che in questo caso ha funzionato così bene, non esiste quasi più (con le debite eccezioni).

 

In queste condizioni, ditemi, come posso fare io il lavoro in cui credo? Non lo posso fare, perché tanto non sarò mai all'altezza di farlo, sarà sempre e comunque colpa mia qualunque cosa io faccia. Cosa ancor più grave, tutto quello che cerco di trasmettere ai miei alunni, viene vanificato da un sistema che premia i furbetti del mese di aprile, che premia chi, semplicemente, non se lo merita. Perché chi arriva a giugno con 3, 4 o 5 insufficienze e ad agosto non recupera niente, viene promosso lo stesso e lo sappiamo bene. Cosa dovrei insegnare io a questi ragazzi?

 

Ed è inutile che mi rispondiate ah io non lo faccio io sono categorica e bla bla bla. Non serve. Siamo in minoranza. Siamo accerchiati. Sono davvero amareggiata.