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Sab, Dic

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Gli insegnanti della scuola pubblica in Italia perché siano tutelati nella sicurezza personale avrebbero bisogno di 2 sostanziali azioni: una tutela legislativa e una presa di posizione netta.

Settembre-ottobre anno scolastico 2018-2019, neanche 50 giorni di scuola e già troppi i fatti gravi che raccontano uno spostamento in negativo del significato della parola 'rispetto', del significato di 'regole' e 'regolamento', del 'significato di 'patto di responsabilità'.

Come si permettono i genitori e gli studenti a compiere azioni così indegne? 

Il docente se oltraggiato  in qualità di pubblico ufficiale non può, DEVE far avvalere gli artt 341 bis e 357 del codice penale e il Dirigente deve essere attivo in tal senso. A nessuno è dato offendere,  denigrare o ledere l’onore e il prestigio di chi ricopre una funzione di Stato, pena il carcere. Il Dirigente scolastico nella facoltà del suo ruolo deve prendere iniziativa per quanto accade nella sua istituzione che non presiede più ma dirige. 

Oggi la quiete dopo la tempesta spesso non c'è, perché la pioggia è di altre intensità e tipo, non sono i tempi per quel quieto vivere ottenuto falsamente coprendo col silenzio e l'inattività, i tempi informatizzati esigono azioni di vitrea trasparenza non di opaca omertà.

Evidentemente i genitori pensano che tutto è dovuto, vogliono e devono ottenere e se non conoscono i significati, aggrediscono da trogloditi e gli studenti riprendono e pubblicano da idioti col cellulare. No, non funziona così.

Lo scorso anno su 81 casi gravi solo 33 depositati agli atti delle denunce fatte, molte altre restano nell'oblio del silenzio locale. Poche, troppo poche le prese di posizione nette.

E' grave. 

Gli insegnanti si interfacciano in prima linea con una utenza che all'improvviso deflagra tutta la propria fragilità non solo per ignoranza. Questa deviazione può toccare qualsiasi centro abitato grande o piccolo, qualsiasi coordinata geografica e peggio qualsiasi grado di istruzione, ceto e momento. Lucca, Palermo, Treviso, Milano, Roma, Caserta, Siracusa, Foggia, Avola, gli ultimi a Monza e ad Alessandria. Docenti che subiscono atti di bullismo e vessazioni da parte degli studenti,  colpiti con un pugno in piena faccia, picchiati, percossi, legata e presa a calci, offeso, sputati in faccia, umiliati, luce spenta e sedie tirate, accoltellata in classe e poi anche da genitori che arrivano a scuola entrano e affrontano con violenza i prof. con episodi davvero inaccettabili.

In più è devastante la logica a cui l'insegnante si è sempre più dovuto piegare negli ultimi anni: scartoffie di progetti esterni, taglio di ore e accorpamenti di cattedre; sovrastrutture inaudite di percorsi per accedere a questo lavoro con cavilli labirintici infarciti di logorante pesantezza per non sbagliare, relegati poi a dover impartire solo piccole unità didattiche di apprendimento, quasi lemmatiche; strutture che lentissimamente hanno potuto supportare l'avanzare tecnologico; leggi e decreti che hanno sminuito e spostato sempre di più il senso ultimo dell'insegnamento; sicurezza sul lavoro raccontata solo in quiz pseudo formativi da fare o copiare on line. Niente dal punto di vista economico, niente dal punto di vista del logoramento della salute. Soli in cattedra. I sindacati? 

Tutto uno sfilacciamento di questo tessuto così fondamentale.

Il primo suggerimento di cui sentiamo di aver bisogno è un aggiornamento legislativo per la risoluzione di controversie di episodi di violenza subiti, che diano il significato dell'esempio educativo, di modalità di coinvolgimento e di prevenzione con responsabilità genitoriale, è tempo di correzioni esemplari.  Come Professioneinsegnante,  l'aula docenti social più grande d'Italia, ha attivato questa raccolta di consenso per far avviare la discussione per una legge dedicata che si può firmare qui:

https://www.change.org/p/caro-ministro-dell-istruzuone-vogliamo-una-legge-contro-la-violenza-sugli-insegnanti

 

Il secondo punto da sottolineare è che l'atto di presenza e responsabilità deve essere assunto in prima persona e non si possono delegare altri. Sei tu docente che in collegio devi difendere la serietà ed il valore istituzionale, di ciò che fai e ciò che sei, come Stato e come persona rivedendo e sottoponendo ai genitori il patto di corresponsabilità, il regolamento per un comportamento da tenere in società, facendolo leggere e firmare dalla famiglia tutta. Dare un segno di appartenenza e difesa di ciò che rappresenta l'insegnante e l'istituzione scolastica in prestito. E' necessario che la figura dell’insegnante si riprenda ciò che è suo, che il collegio possa decidere e il Dirigente possa prendere atto.

 

Una domanda: dal 1998 in poi abbiamo DPR, DM, Circolari e indicazioni sul divieto dell'uso del telefono in classe o altri dispositivi come i lettori mp3, perchè sono ancora in classe?