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Sab, Ott

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Ci giunge questa lettera da parte dell'avv. Maurizio Benincasa dell'associazione 20 novembre 1989.

 

Innanzitutto trovo singolare che l’avvocato Nocera commenti un provvedimento di un giudice ordinario senza neppure ritengo avere letto per intero l’ordinanza e le motivazioni che sorreggono quella decisione, senza neppure conoscere la vicenda, per certi versi drammatica, in cui la bambina oggetto della tutela del provvedimento viveva, e ciò non perché non si possano criticare le decisioni dei giudici ,(ci mancherebbe altro), ma semplicemente perché chi svolge la funzione di giurista, secondo il mio parere, ha un onere in  più e maggiore rispetto al comune cittadino, costituito dal fatto che i provvedimenti prima di criticarli bisognerebbe almeno leggerli.

Non pare francamente che ciò sia successo atteso che lo stesso Nocera fa riferimento all’articolo del giornale che ovviamente riporta la sintesi di quanto accaduto e certamente non poteva riportare per intero le motivazioni formulate dal Giudice ordinario, il quale ha fatto una corretta, effettiva e non formale applicazione del riconoscimento dei diritti fondamentali degli alunni con disabilità grave, come più volte sanciti dalla Corte Costituzionale richiamando, non a caso, la normativa che sancisce il principio di non discriminazione e di parità di trattamento previsto dalla L. 67 del 2006 e dalla stessa Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, principio che dovrebbe essere difeso a denti stretti da tutte le persone con disabilità e loro rappresentanti e/o portavoce, ma che invece talvolta alcuni ragionamenti sembrano quasi vogliano mettere in discussione.

Pertanto, il parere espresso dall’ avvocato Nocera, allo stato, va preso per quello che è, cioè una semplice e genericissima critica alle maggiori ore di sostegno concesse per l’alunna con disabilità grave ritenute, si legge testualmente, non una condizione per migliorare la vita scolastica e la stessa inclusione dell’alunna, ma “ la causa del disinteresse dei docenti curriculari per il progetto inclusivo”. Si tratta di un affermazione singolare dal contenuto inequivocabile, assolutamente non condivisibile.

Quindi per l’ avvocato Nocera,( che scrive come esperto della Fish), vi sarebbe una stretta correlazione tra il disinteresse mostrato dai docenti curriculari e il fatto che un alunno possa ottenere il diritto di godere di un docente di sostegno per tutte le ore in cui sta in classe.

Seguendo allora sempre questo ragionamento, atteso che solo meno del 10% si rivolge ai Giudici per ottenere l’aumento delle ore di sostegno, ne dovremmo dedurre che nel restante 90%, le poche ore di sostegno concesso agli alunni con disabilità, secondo il ciclo scolastico sappiamo che queste ore scendono vertiginosamente, fanno sì che si realizzi l’inclusione scolastica, i docenti curriculari improvvisamente si sentirebbero motivati e dimostrerebbero il loro interesse, che ovviamente verrebbe meno qualora venissero a conoscenza che la famiglia si sia rivolta ad un giudice e che questi ne abbia accolto la richiesta.

Lasciamo a chi sostiene queste correlazioni ogni riflessione sul paradosso e sulla manifesta illogicità di quanto affermato, a chi scrive sia consentita una riflessione più realistica.

Non esiste nessun rapporto tra il disinteresse, la poca formazione o la voglia, se vogliamo chiamarla così, del docente curriculare e il fatto che una bambina/o possa avere a suo fianco un docente specializzato per tutto il tempo curriculare che li aiuti ad ottenere, in collaborazione e in concorso con gli altri docenti e le altre figure integrative previste per legge, il massimo successo educativo e formativo possibile in un percorso educativo, formativo, relazione e sociale lunghissimo quale è il ciclo scolastico, dove gli alunni passano molto tempo della loro vita.

Ciò potrà essere per gli alunni solo di beneficio e potrà garantire loro una                              << maggiore tutela e sicurezza >>, giammai una minore tutela.

Mai un minor diritto può essere visto come migliore di uno maggiore!

Perchè non vorrei che si dimenticasse che qui stiamo parlando di diritti delle persone con disabilità e di diritti fondamentali, non meri interessi sacrificabili sull’altare di qualche esigenza di cassa o di bilancio.

In ordine a questo  aspetto bisogna essere fermi e irremovibili a contrastare ogni forma di pseudo riforma che dietro mentite spoglie o, peggio ancora, le migliori apparenti intenzioni,   (magari con il consenso di qualche associazione), celi l’animo di debellare i diritti riconosciuti e consolidati da oltre un ventennio dalla legge 104/1992 e riconosciuti da una giurisprudenza costituzionale costante. 

E’ vero invece, nella concreta realtà esattamente il contrario, e cioè che un numero ridotto di ore di docenza di sostegno, a volte al limite della decenza, spesso destinata per motivi che tutti conosciamo a più alunni con disabilità contenuti nella stessa classe, determina ed ha determinato uno scadimento ed un peggioramento di tutte le condizioni di vita dell’alunno/a, ivi incluse quelle psichiche e comportamentali, di ciò le famiglie, purtroppo, ne hanno perfetta consapevolezza ed esperienza diretta ogni giorno.

Altro che inclusione scolastica!

Qui bisogna fare, a mio parere, semplicemente alcune cose chiare ed efficaci.

Incentivare la formazione di ingresso e soprattutto quella permanente dei docenti curriculari nella didattica delle persone con disabilità, così come avviene in tutte le altre professioni, ove è previsto l’aggiornamento continuo.

Rendere effettiva la continuità didattica dei docenti di sostegno al fine di evitare il fenomeno dei trasferimenti di anno in anno con pregiudizio degli alunni con disabilità.

Rendere effettivo e permanente l’aggiornamento professionale dei docenti di sostegno.

Garantire il rapporto 1/1 agli alunni con disabilità grave e l’inclusione scolastica, ribadendo ciò che la legge dice già, cioè che il docente di sostegno è il docente della classe e non solo dell’alunno e che  l’inclusione deve essere realizzata da tutto il personale docente e non ( tutto adeguatamente formato),

Garantire un adeguata ed effettiva assegnazione di docenti di sostegno anche nei casi degli alunni con disabilità meno grave, non meno di 18 ore settimanali, ben sapendo che si tratta di un area di grande complessità e delicatezza, tanto è vero che spesso riscontriamo una manifesta divergenza tra le certificazioni iniziali che attestano la disabilità e le diagnosi funzionali che registrano un aggravamento della stessa, spesso sconfinando nell’ambito della disabilità grave. 

L’ambito della tutela effettiva degli alunni con disabilità meno grave, per certi versi, è quello dove si riscontrano le più grandi carenze e anomalie, fino al punto di registrare assegnazioni di docenti di sostegno ridicole, irrisorie, lesive e pregiudizievoli della condizione di vita degli alunni, caratterizzate da pochissime ore la settimana, talvolta cinque, altre nove, su orari curriculari di 27 – 30 ore settimanali !

 

Ma quale inclusione si vuole realizzare in questo modo?