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Quando due anni fa venne chiesto in commissione istruzione l’estensione della carta del docente anche ai docenti precari, la commissione bilancio rigettò la richiesta perchè secondo il parere della corte dei conti lo Stato deve investire nel personale stabilizzato. Il personale precario c’è quest’anno ma il prossimo potrebbe decidere di andare altrove.

Quindi si perde il significato della carta del docente come strumento di arricchimento professionale oltre che per l’acquisto di beni strumentali all’insegnamento laddove il docente ha incarico annuale e dall’anno successivo potrebbe non prestare più servizio per lo stato.

Bene, adesso, in controtendenza si estende la norma controversa di cui si discute da un po’ anche ai docenti precari. La norma prevede una formazione obbligatoria della durata di 25 ore su temi relativi al sostegno e all’inclusione. Benvenga questa formazione, dicono i sindacati, ma sarebbe opportuno svolgerla in orario di servizio. E qui già un primo scontro che non porterà a facili risultati a favore dei docenti.
Ultimamente il Ministero dell’istruzione precisa quindi che anche i docenti con incarico annuale al 30 giugno o al 31 agosto sono tenuti a seguire la formazione obbligatoria.

Appare chiaro e contraddittorio che le motivazioni addotte dalla corte dei conti quando si chiedeva di estendere la carta del docente ai precari, adesso forse non valgono più? Adesso forse i docenti con incarico annuale risultano essere personale su cui lo stato intende investire in formazione? Come mai allora contestualmente non viene loro riconosciuta la carta del docente? In fondo per ben 65.000 cattedre non assegnate a ruolo e date ai precari la carta del docente era stata già stanziata in bilancio ma non spesa perchè mancano docenti in ruolo. Per questi docenti non si tratterebbe di una spesa aggiuntiva.

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