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Il 30 novembre 1979 veniva pubblicato "the wall", forse il manifesto dei Pink Floyd che rappresenta anche il culmine della loro carriera. A differenza di quanti molti pensano, the wall non è per nulla riferito al muro di Berlino. Forse il riferimento agli anni della seconda guerra mondiale induce a questa riflessione quasi scontata ma il muro descritto nell'opera è ben più particolare e attualeed è dentro ogni indiduo. Un muro fatto di incomprensioni, isolamento, depressioone, solitudine. Un muro che si è ulteriormente irrobustito nella società comsumistica, globalizzata e iperconnessa dove gli esseri umani comunicano senza più l'uso del loro corpo. C'è un altro significato del muro descritto proprio nel brano più conosciuto "another brick in the wall part 2", è il muro fatto di mattoni tutti uguali. Quei mattoni costruiti da una società in cui la scuola viene declinata come catena di montaggio che sforna studenti tutti uguali e dove gli insegnanti sono quasi obbligati a sottostare ad un meccanismo di omogeneità che soffoca la creatività e non tiene conto delle differenze. E' forse per questo che nel film durante l'esecuizone di quel brano si assiste ad una vera e propria analogia con la dittatura fatta di intolleranza, e condanna di tutto ciò che è diverso.

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In questa intervista ho voluto occuparmi di un caso che mi ha colpito davvero e che credo meriti di essere portato alla vostra conoscenza.  Vi presento Daniele Biancardi.

Ciao Daniele e grazie per aver accettato la nostra intervista, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla tua storia. Ci racconti come hai fatto a decidere di passare dal tuo lavoro ad occuparti di informatica? 

Ciao Salvo, grazie a te! In effetti a volte me lo chiedo pure io, c’è una foto emblematica, che porto nei talk che faccio in giro per le scuole Italiane: “Il sogno costante di voler cambiare” che mi ritrae in primo piano in tenuta da lavoro, sporco di polvere di ferro e che mostra sullo sfondo la mia inseparabile chitarra e il mio primo personal computer… pagato allora circa 4 milioni di lire. 

Era il 2001 e lavoravo in un’azienda metalmeccanica, quel computer lo avevo preso per mio fratello, andava alle medie e volevo si appassionasse. Ma la curiosità, un po' come una calamita col ferro, mi ha portato a sedermi e a spulciare ogni sezione. Con il sostegno di Alessandra, all’epoca la mia fidanzatina, oggi mia moglie e co-founder della nostra Start Up, decisi di riprendere a studiare e così ha inizio il mio nuovo percorso come lavoratore di giorno e studente la sera per conseguire in tre anni il Diploma in Informatica. Il mio primo riscatto dopo la l’esperienza fallimentare da studente che mi vede bocciato per ben due volte e arreso al lavoro già a 19 anni.

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La centralità dell'infanzia se ne parla spesso. Difficilmente però diventa una priorità, declinata in un'attenzione continua che porta a provvedimenti operativi. L'ultimo caso è rappresentato dalla tragedia  dell'alunno precipitato.

La centralità dell'infanzia, un tema per parolieri

La centralità dell'infanzia, tema che riempie la bocca di politici e formatori. Sul tema chi potrebbe non essere d'accordo? Si parla di persone indifese e significativamente dipendenti dagli adulti. Rappresentano una dimensione spesso dimenticata o che si eclissa, quando si diventa adulti. Questa realtà convive con le contraddizioni, le nevrosi, le paure trasmesse dalla famiglia o delle sue diverse declinazioni postmoderne. Chiedono attenzione e ascolto del loro mondo fatto di colori e stupore verso i piccoli eventi della quotidianità. Sono una domanda aperta alla vita con le sue contraddizioni (dolore e morte) che spesso sono censurate e rimosse.
Gli adulti che costituiscono la società civile dovrebbe prendersi cura dei suoi bambini, parlandone spesso, rimuovendo criticità e prospettando soluzioni.

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“Ogni lavoratore ha diritto a condizioni

di lavoro sane, sicure e dignitose”.

Art. 31 Carta dei diritti fondamentali

dell’Unione Europea

 

Pare un'affermazione ovvia. Ma chiunque lavori oggi nella scuola sa che non lo è. 

Siamo subissati da circolari che ci ricordano obblighi e ci invitano a comportamenti corretti, consoni, preventivi, sicuri.

Ma ci ricordiamo che la prima forma di sicurezza sul luogo di lavoro e la prevenzione riguarda noi docenti e la nostra salute psicofisica?

Da anni si parla di burnout,  altrimenti detto stress da lavoro correlato e dell'urgenza di rilevazione e misure di prevenzione.  Ma ad oggi poco si fa a riguardo.

Eppure la rilevazione dello stress lavoro-correlato è espressamente prevista dall’articolo 28 (primo comma) del D.Lgs. 81/2008, il cosiddetto “Testo unico sulla sicurezza”.

Su questa disposizione non pare esserci nelle scuole quell' attenzione che sarebbe necessaria.

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1,2 milioni di minorenni nel 2018 in condizione di povertà assoluta!

Nel 2008 appena 1 minore su 25 (il 3,7%) era in povertà assoluta,cioè senza i beni indispensabili per condurre una vita accettabile. Un decennio dopo si trova in questa condizione ben 1 su 8 (12,5%). Sono numeri che spaventano: nel 2007 i minori in povertà assoluta erano circa mezzo milione, oggi sono 1,2 milioni.

Questa è l'impietosa fotografia che emerge da ll tempo dei bambini, il decimo "Atlante dell'infanzia a rischio" di Save the Children, edizione 2018.

Il report, a cura di Giulio Cederna, è suddiviso in più sezioni e traccia un bilancio della condizione di bambini e adolescenti italiani negli ultimi dieci anni.

https://atlante.savethechildren.it/index.html 

(dati riscontrabili anche sul report ISTAT https://www.istat.it/it/files/2019/06/La-povert%C3%A0-in-Italia-2018.pdf)

Alla deprivazione materiale va aggiunta quella culturale.

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Venerdì 25 ottobre l'Associazione Professioneinsegnante parteciperà al Convegno "Promuoviamo la scuola: Innovazione didattica, un ponte per il futuro", organizzato dal sottosegretario all'istruzione On. Lucia Azzolina all'interno del complesso di Montecitorio.

L'incontro riguarderà le complesse  sfide che attendono la scuola italiana, con uno sguardo particolare alla didattica e alle nuove metodologie d'insegnamento.  Al fine di rendere il confronto costruttivo e tentare di migliorare insieme il nostro sistema d'istruzione, come associazione riproporremo le  istanze che riguardano la nostra categoria e che per troppi anni sono state trascurate (stipendi, figura docente e responsabilità, classi pollaio, legge Brunetta, formazione, reclutamento e precariato, superamento della legge 107 ecc).

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Apprendiamo con sgomento che il piccolo Leonardo non ce l'ha fatta. Ci stringiamo alla famiglia e ne condividiamo il dolore  con la consapevolezza che questa tragedia dovrà far riflettere tutti a fondo. Per oggi, mercoledì 23 ottobre alle ore 12.00, invitiamo tutti i docenti ad osservare un minuto di silenzio come segno della nostra partecipazione a quanto avvenuto

Davvero poco sarà stanziato in Legge di Bilancio 2020 per il rinnovo del contratto dei docenti.

Lorenzo Fioramonti,il neoministro dell'istruzione, sulla base di quanto già previsto dall’accordo giallo-verde, stipulato dall'allora ministro Bussetti, aveva promesso  che avrebbe fatto il possibile per  fare ottenere finalmente agli insegnanti  un aumento di stipendio a tre cifre per il rinnovo del contratto per il triennio 2019-2021.

Sembra, invece, che anche questa volta non si potrà mantenere la promessa.

Scuola statale: la Cenerentola cui si destinano solo le briciole?

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In questa intervista voglio parlarvi di Stefano Centonze. Gli ho chiesto di parlarci dell’intelligenza emotiva e delle iniziative da lui portate avanti.

Ciao Stefano e grazie per aver accettato la nostra intervista. Ci spieghi di cosa ti occupi e soprattutto di cosa si occupa Artedo, l’ente formativo di cui sei il fondatore?

Buongiorno Salvo, e buongiorno a tutti gli amici di Professioneinsegnante.it. Grazie per l’opportunità che mi offrite per parlare di un progetto che seguo da molti anni.

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Propongo qui uno spunto di riflessione del Prof. Sabatini,  linguista, filologo e lessicografo italiano, membro onorario dell'Accademia della Crusca, di cui è stato Presidente dal 2000 al 2008, e professore emerito dell'Università degli Studi Roma Tre. 

"Nella scuola Primaria «modernizzata» la lingua italiana viene insegnata in maniera sempre più approssimativa, per la mancata considerazione del complicato processo cerebrale che consente il suo apprendimento, attraverso l’attivazione, a fini linguistici, di un nuovo canale sensoriale, la vista, in aggiunta all’udito, con l’apporto fondamentale delle operazioni della mano.

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 L. Fioramonti, ha presentato le sue linee programmatiche. Desiderata e impegni che richiamano necessariamente il futuro che nel documento si presenta fumoso e incerto. E' lo stesso Ministro a confermarlo, rivolgendosi al Paese.

 L. Fioramonti, ineccepibili le linee programmatiche con qualche dimenticanza

 L. Fioramonti ha presentato le sue linee programmatiche. Non era difficile anticiparle.  Rappresentano le "criticità" del sistema scuola.

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A volte è inevitabile chiedersi: come mai tanti progetti di educazione ambientale lodevolissimi, ben pensati e ben organizzati, lasciano spesso il tempo che trovano, finiscono per trascinarsi stancamente da un anno all’altro, senza incidere davvero su una mentalità indifferente alle piccole e grandi devastazioni dell’ambiente, da quelle più vicine a noi a quelle planetarie, e non cambiano niente nel mondo attorno a noi? Verrebbe da dire, con una sorta di marxismo di ritorno, che la stessa educazione può poco se non si cominciamo a cambiare concretamente abitudini e "strutture" della realtà in cui viviamo.

Il primo esempio lampante che si potrebbe portare in tal senso è il fatto che nella maggior parte delle scuole non si fa nemmeno la raccolta differenziata che, tra l’altro, rappresenta già una risposta molto parziale al problema dei rifiuti, della produzione di oggetti inutili, dello spreco di risorse...

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