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Sab, Ago

Quella della delega sindacale è una storia un po' strana e a tratti allucinante. Accade molto spesso che ci si trovi iscritti al sindacato per puro caso, chiedendo una consulenza, compilando un modulo, firmando qualcosa di fretta che viene sottoposto. 
Se da un lato l'iscrizione è una cosa facile che a tratti addirittura ci accade quasi a nostra insaputa, la cancellazione è un'operazione spesso complessa. Se aggiungiamo che il rinnovo annuale è tacitamente accordato fino a che non si chiede revoca accade che molti docenti si ritrovano con un prelievo in media di 10 euro al mese sul proprio verdolino senza avere le giuste informazioni per revocare la sottoscrizione laddove vogliono farla.
E' pressoché impossibile trovare sui siti dei sindacati traccia di come revocare la delega. E' un trucchetto ormai consolidato anche dalle principali compagnie che ci propinano servizi a canone periodico. Basti pensare ai servizi di telefonia prepagati e vari servizi internet con rinnovo automatico. 
Professione Insegnante vi mette a disposizione un modulo per chiedere la revoca e le informazioni chiare e limpide su come fare passo dopo passo. Ecco come fare:

  

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L’anno scolastico che si sta concludendo è stato contraddistinto per l’ennesima volta da una serie di situazioni che hanno visto le scuole del nord svuotate da quella ondata fresca di docenti venuti da ogni parte d’Italia, quei docenti che avevano fatto domanda chiedendo di essere inviati dove serviva la loro professionalità.

Ricordo ancora oggi che a settembre nella sola città di Milano ci si svegliò con un inizio anno scolastico disastroso. Mancavano all’appello oltre 2000 insegnanti assenti per svariati motivi tra mobilità algoritmica, assegnazioni provvisorie pazze e caos generale. Insegnanti di inglese, matematica, lettere “prestati” al paracadute del sostegno in Sicilia e nelle altre regioni del sud. E pensare che solo due settimane prima i DS li avevano sottoposti ad  una selezione, quella della chiamata diretta, per tenerli a scuola per ben tre anni. Inutile! Due settimane di assenza per svariati motivi, poi a metà settembre tutti di nuovo altrove.

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A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico si assiste a decine di migliaia di docenti che a ferragosto attendono la loro sede definitiva. Per la cronaca, i docenti in mobilità e i neo immessi dovrebbero pendere dalle labbra di DS che li selezionano in base ad un rigido disciplinare che parte da un elenco di criteri e finisce con la proposta di nomina. Per i neo immessi il calendario delle operazioni era molto serrato: 9 agosto fine inserimento curriculum in piattaforma istanze on line, 11 agosto: i DS fanno proposte di nomina (senza poter passare per bandi, domande, graduatorie ecc…);

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Il termine "deroga" indica qualcosa che avviene eccezionalmente una volta, non sempre. Questo è più o meno ciò che la Ministra Fedeli ha detto qualche mese fa a proposito della ventilata ipotesi di mettere in atto una nuova deroga al vincolo triennale sulle assegnazioni provvisorie e questo speriamo sia confermato nei prossimi incontri con chi invoca ancora deroghe a leggi mentre esse vengono applicate.

La deroga sulle assegnazioni provvisorie attuata lo scorso anno è stata deleteria e dannosa per quasi tutti i docenti delle GAE. Migliaia di docenti precari al sud hanno perso la possibilità di avere un incarico annuale che consentiva loro di servire lo stato da anni. Lo scorso anno i docenti precari hanno assistito a continue rettifiche nei vari CSA delle regioni del sud. Rettifiche che hanno celato situazioni al limite della legalità. Rettifiche che in tempo reale assegnavano ogni nuovo posto, che veniva comunicato dalle scuole, a docenti in assegnazione provvisoria. Rettifiche che si sono protratte per oltre un mese fino ad arrivare alle nomine annuali ben oltre l’inizio dell’anno scolastico e a fine ottobre 2016.

Alle nomine annuali avvenute a fine ottobre i docenti precari hanno assistito ad una scena terrificante. Si sono trovati come davanti ai resti di un banchetto: spezzoni, cattedre sporadiche e il vuoto totale. Ogni cattedra, ogni combinazione di spezzoni anche illegale su 3 comuni e 4 scuole era stata sottratta a loro e data in assegnazione provvisoria con interventi pesanti da parte dei sindacati. Ci sono state anche catterdre costruite ad hoc con spezzoni di più discipline compreso sostegno. 

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Ogni tanto si parla di aumento degli stipendi, meglio parlare di adeguamento poichè la parola aumento irrita tantissimo i docenti. Volendo usare lo stesso registro si dovrebbe allora parlare di “diminuzione” visto che in 10 anni il potere di acquisto si è ridotto del 12%, tanto quanto l’inflazione in tutto questo periodo. 

Ogni tanto leggiamo notizie su qualche decina di euro di aumento, sindacati che tentano di spaccare il capello, 5 euro in più o in meno, prendere o lasciare…

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La notizia che battono tutti i giornali “dal vangelo secondo Matteo” è sempre la stessa: 52.000 posti a ruolo. Suona come una promessa elettorale. Suona come i 32mila dello scorso anno (immessi effettivamente meno di 10mila) e i 100mila di due anni fa di cui conosciamo gli effetti devastanti.

Non sfugge il fatto che la notizia esca all’indomani dell’elezione di Renzi alla segreteria del partito e giusto in tempo per costruire la nuova campagna elettorale di giugno 2017.
Proviamo ad analizzare punto per punto i numeri. I 52mila posti prendono forma partendo da:
21 mila posti da pensionamenti, quindi turn over e fin qui niente di nuovo;
16 mila posti da rimanenze degli anni precedenti, posti non dati a ruolo in luoghi dove mancano i docenti e se mancavano lo scorso anno mancano anche quest’anno.
15 mila posti derivanti dalla trasformazione di altrettanti posti da organico di fatto a organico di diritto, quindi con possibilità di immissioni in ruolo.
Sembra molto semplice fare una somma ed ottenere un numero da promessa elettorale ma se analizziamo i vari numeri in dettaglio, ci accorgiamo che molti posti non verranno mai dati a ruolo. Ciò non tanto per via del fatto che non esistono, quanto perchè essi sono ubicati in luoghi geografici dove le graduatorie sono esaurite quindi senza docenti in grado di essere assunti.

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Nelle pieghe della 107, la grande riforma della scuola miseramente fallita si nascondono infinite sorprese che spesso saltano agli occhi solamente quando ci si imbatte in qualche particolare situazione. 

La protesta dei cosiddetti, autodefiniti “deportati” è diventata una delle spine al fianco di questa riforma scellerata senza capo nè piedi. Lo è diventata al punto tale da dimenticare i veri precari della scuola pubblica: i docenti delle GAE, quelli, per intenderci, che hanno rifiutato il piano assunzionale, leggendo bene il testo della proposta e anticipando ciò che a molti sembrava nascosto, allettati dall’idea di un incarico sicuro.

Senza voler ripercorrere le varie motivazioni e le decine di situazioni tipo che spesso sono state evidenziate è doveroso ricordare che nessuno era obbligato ad aderire, il testo della legge, per quanto assurda e ingiusta, era sotto gli occhi di tutti e soprattutto posti veri al sud non ce n’erano affatto. 

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Anno sabbatico o “Anno di riflessione importante per la formazione”

Ho letto recentemente i commenti a un articolo che parlava della possibilità di accedere ad un anno sabbatico per i docenti della provincia autonoma di Bolzano.

Il 20 dicembre scorso infatti la Giunta provinciale di Bolzano ha approvato il nuovo accordo con le organizzazioni sindacali che conferma per il personale docente con contratto a tempo determinato, per il personale equiparato delle scuole professionali, delle scuole di musica e delle scuole dell’infanzia, o la possibilità di accedere ad un anno sabbatico ogni cinque anni di attività. Per il quinquennio nel quale si vuole usufruire di questa opportunità, il compenso sia “ridotto” all’80%.

L’assessora al personale Waltraud Deeg ha espresso piena soddisfazione sottolineando che non vi sono costi aggiuntivi a carico della pubblica amministrazione e che, nello stesso tempo, si riesce comunque a garantire un’opportunità importante a chi lavora nel mondo della scuola in quanto si tratta di una professione usurante “più di quanto si possa immaginare”, afferma testualmente.

In pratica si recepisce lo stipendio intero al 100% per quattro anni e il quinto anno sabbatico è non retribuito. Tale assommare è dunque spalmato nel quinquennio col risultato di 5 anni all’80% di stipendio.

 E per il resto d’Italia?

Ai sensi dell’art. 15/7 del CCNL del Comparto Scuola Il dipendente ha diritto, inoltre, ove ne ricorrano le condizioni, ad altri permessi retribuiti previsti da specifiche disposizioni di legge”.

È il caso dell’aspettativa non retribuita per “anno sabbatico”.

Tale aspettativa definita anche “Anno di riflessione importante per la formazione” è disciplinata dall’art. 26 comma 14 della legge 448/1998 (finanziaria ‘99) che recita:

I docenti e i dirigenti scolastici che hanno superato il periodo di prova possono usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita della durata massima di un anno scolastico ogni dieci anni. Per i detti periodi i docenti e i dirigenti possono provvedere a loro spese alla copertura degli oneri previdenziali”.

 

L’aspettativa non retribuita per “anno sabbatico” può essere fruita esclusivamente dai Dirigenti e dai docenti di ruolo che hanno già superato il periodo di prova.

L’aspettativa non retribuita spetta fino a un massimo di 1 anno ogni 10 (compreso il primo decennio). Non può essere oggetto di frazionamento, sicché la fruizione di un periodo inferiore ad un anno esaurisce il diritto dell’interessato a chiedere ulteriori periodi di aspettativa nell’arco del decennio in considerazione.

Non è sottoposta alla discrezionalità del Dirigente Scolastico né dell’Ufficio Scolastico e non si richiedono motivazioni.

Il periodo di aspettativa non va computato ai fini di carriera né del trattamento di quiescenza e previdenza, salvo che a tali ultimi fini il personale interessato non provveda, come consentito dal secondo periodo della norma in oggetto, al pagamento dei relativi oneri previdenziali.

Il dipendente già collocato in congedo per altra aspettativa (motivi di famiglia, personali o di studio; per altra esperienza lavorativa, dottorato di ricerca ecc), può richiedere l’aspettativa per anno sabbatico e pertanto i periodi sono cumulabili.

In tale periodo si è soggetti al regime delle incompatibilità di svolgere altra attività lavorativa che vincolano tutti i pubblici dipendenti stabilite dall’art. 60 del T.U. N.3/1957, dall’art. 53 del D.Lgs. n.165/2001 e, per tutti i docenti, dall’art. 508 del D.Lgs. 297/1994

 

Riferimenti normativi: aspettativa definita anche “Anno di riflessione importante per la formazione” è disciplinata dall’art. 26 comma 14 della legge 448/1998;

Nota del Ministero del Tesoro del 26 aprile 2000

 

 

 

 

E' con orgoglio che il Direttivo di Professione Insegnante annuncia ai suoi iscritti, e alle numerose persone che seguono il nostro sito e la nostra pagina facebook, che sabato 24 giugno 2017 abbiamo aderito alla FIRST, la Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela dei diritti delle persone con disabilità, già Rete dei 65 movimenti. Professione Insegnante, che ha sposato fin dal principio questa iniziativa e l'ha sostenuta con impegno dal gennaio di questo anno, è fra i coraggiosi soci fondatori, primi firmatari dello statuto e dell'atto costitutivo della FIRST. Il nostro impegno continuerà, dunque, anche sul fronte dell'inclusione, oltre che su quello della formazione, in cui siamo riusciti a diventare un punto di riferimento certo per gli insegnanti in Italia. Gli aspetti normativi, la prassi e la riflessione teorica su tutto quello che riguarda l'inclusione e l'accoglienza a scuola, la valorizzazione delle differenze, l'abbattimento delle barriere culturali, l'apporto innovativo delle tecnologie ci stanno a cuore e l'abbiamo dimostrato nel tempo. Sono stati mesi duri e noi andremo avanti.

Si legge in una riflessione (Piano della formazione. Si attendono i chiarimenti dal Miur ) di P. Almirante su Tecnicadellascuola.it
“Nella maggior parte delle regioni, infatti, le attività stanno prendendo avvio, seppure fra molte difficoltà. La principale, secondo le notizie che ci arrivano anche dai nostri  lettori, riguarda il problema dei formatori: in molti casi le scuole polo hanno dato vita a veri e propri “bandi di concorso” che però stanno andando pressoché deserti.”

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Giorni addietro ho appreso una notizia che mi ha lasciata sconcertata. In un gruppo di insegnanti parlavamo del CLIL, quell'approccio metodologico che prevede l’insegnamento di una disciplina non linguistica, in lingua straniera, che è, quasi ovunque, l'inglese. So bene che quando leggiamo o pronunciamo la parola "inglese" la reazione comune è "bene, ottimo, necessario" e comprendo in parte questo entusiasmo. Ma il fatto che mi ha sconvolto è che pur di svolgere questo CLIL in alcune scuole italiane dei colleghi hanno svolto porzioni di programma di letteratura italiana in Inglese compiendo, a mio avviso, un duplice delitto. Il primo metodologico, in quanto questo approccio riguarderebbe una materia non linguistica e fino a prova contraria lingua e letteratura italiana è una disciplina linguistica.

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“Il governo, nell’esercizio della delega di cui all’articolo 17 della legge del 2015, si impegna alla definizione di un intervento legislativo volto a promuovere il riequilibrio , a favore della contrattazione, del rapporto tra le fonti che disciplinano il rapporto di lavoro per i dipendenti di tutti i settori, aree e comparti di contrattazione, per una ripartizione efficace ed equa delle materie di competenza e degli ambiti di competenza, rispettivamente della legge e della contrattazione, privilegiando la fonte contrattuale quale luogo naturale per la disciplina del rapporto di lavoro…”

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