Non siamo impazziti: sappiamo benissimo che questa proposta è in totale controtendenza rispetto a vent'anni di aziendalizzazione della scuola. È proprio per questo che la facciamo e chiediamo di sottoscriverla e di condividerla il più possibile.

Questo il link per firmare: http://chng.it/5F5NBSFX 

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Rientro a scuola, il riformismo che aveva caratterizzato il M5S si è affievolito. Direi azzerato. La conferma viene da una deputata del Movimento. Quanta distanza con la proposta di legge che intendeva abrogare le classi pollaio, il contratto di governo giallo-verde e  i venti punti programmatici per la nascita del Conte-bis.

Rientro a scuola, si ripete il il copione: tra il dire e il fare...

Il rientro a scuola a settembre pare certo. La cautela è d'obbligo. Occorre aggiungere che la riapertura non garantirà lo svolgimento e la conclusione dell'anno scolastico 2020-21 nella modalità attuata a settembre. Tutto dipenderà dalla curva epidemica. I mesi critici saranno quelli tra dicembre e febbraio.

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Classi pollaio, la Ministra Azzolina si è sempre opposta alle classi pollaio. Ora però non ne parla più. Il suo silenzio, ma sopratutto la sua inazione preoccupa, ipotizzando uno scenario molto preoccupante.

Classi pollaio, la Ministra Azzolina chiedeva l'abolizione

Classi pollaio, la Ministra Azzolina, prima di essere un politico è un insegnante (Dirigente Scolastico in pectore). La sua esperienza personale ha favorito una netta opposizione alla iattura pedagogica voluta dal duo Gelmini-Tremonti (2008-2009). In diverse interviste ha sempre manifestato un forte dissenso verso il sovraffollamento delle classi.  Soluzione organizzativa che disattende l'articolo 3 comma 2 della nostra Costituzione che impegna la Repubblica a rimuovere "gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Le classi pollaio invece, costituiscono un palese ostacolo creato dalla Repubblica, confermato da diverse sentenze di tribunali amministrativi (Molise, Sicilia, Campania...) e del Consiglio di Stato (2011). Purtroppo queste nel nostro ordinamento giuridico non hanno alcuna valenza legislativa.

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A chi dice di non demonizzare la "didattica a distanza" (nessuno ovviamente si sogna di farlo per il passato, visto che è stata l'unico modo di mantenere un legame sia pur minimo e insufficiente con i nostri studenti) e le nuove tecnologie, rispondo che ciò che bisogna evitare è l'appiattimento che aziendalisti, burocrati ed enti privati che nulla sanno della scuola vogliono imporci a tutti i costi in quello che è il nostro lavoro. Il mio compito prioritario, da insegnante di Lettere, è quello di far sì che gli studenti escano da scuola con un pizzico di intelligenza, di capacità di ragionare e di sensibilità in più, che allarghino il loro orizzonte linguistico (il che vuol dire allargare anche il proprio mondo e la propria capacità di "vedere"), che sappiano leggere un libro e capiscano quello che dice, che acquisiscano un po' di consapevolezza della profondità storica in cui è radicato il nostro presente (il che significa non darlo per scontato o assolutizzarlo; premessa per poter contribuire un giorno, da cittadini consapevoli, agli sforzi per un futuro migliore), che siano in grado di maneggiare qualche idea e qualche contenuto culturale significativo che possa aiutarli ad arricchire la propria vita e a dare un senso alla loro esperienza; e non mi serve che qualcuno che non ne capisce nulla venga a dirmi come devo farlo.  Non mi sottraggo a priori, ma per insegnargli altro - ad esempio un corretto uso delle nuove tecnologie - ci sono persone che ne sanno infinitamente più di me, e questo dovrebbe essere il bello di una scuola capace di offrire una preparazione a trecentosessanta gradi.

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“La scuola è un pilastro fondamentale che bisogna riparare” titolava un bellissimo articolo di Simona Bonsignori su Il Manifesto, qualche giorno fa. Nello stesso articolo si raccontava di come, durante la pandemia, bambine/i e ragazze/i fossero stati i grandi assenti dal discorso pubblico e ci si preoccupava del fatto che se fosse passata l’idea che la scuola era prescindibile allora sarebbe stata smantellata.

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Il 25 maggio 2020 è stato pubblicato da Anp ("Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità [!] della scuola", l'ex Associazione Nazionale Presidi) un lunghissimo e farraginoso documento intitolato “Proposte Anp per la riapertura delle scuole a settembre”. Attenzione, il titolo è fuorviante: come si vedrà, il reale oggetto del documento non è la riapertura delle scuole a settembre, ma un vero e proprio progetto per la “scuola del futuro”, nella quale gli insegnanti diventino i meri esecutori - nei contenuti, nei metodi e negli strumenti dell’insegnamento - dei diktat di un Dirigente cui siano stati conferiti poteri assoluti, attorniato dal suo “middle management”. Rispetto a tale progetto, l’“occasione” rappresentata dall’emergenza è solo il punto di partenza. Riporto qui solo alcuni passaggi, per non infierire sulle persone più impressionabili.

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Meno tempo in aula e più a casa  con didattica a distanza. Patti di comunità col territorio cioè utilizzo di  spazi esterni agli istituti dove svolgere esperienze alternative.

 Più disuguaglianze? 

Stiamo cogliendo la crisi come occasione per migliorare, svecchiare, modernizzare, digitalizzare la scuola italiana o si sta approfittando   dell’emergenza sanitaria per imporre una riforma di sistema che rivoluzionerà i modelli  educativi e la storia di ciascuno studente e il profilo lavorativo e culturale di ogni insegnante? 

Leggete leggete.

Radio Popolare intervista brevemente Giulio Ceppi, architetto e professore aggregato presso il Politecnico di Milano, membro del Comitato di esperti istituito dal Ministero dell’Istruzione che sta lavorando alle ipotesi di riapertura a settembre. 

Dice testualmente:

"Bisogna cercare di usare quanto ci sta accadendo per alzare l’asticella e cogliere, come spesso accade in Italia, l’emergenza per cercare di risolvere problemi come quelli delle classi troppo numerose che ci accompagnano da troppi anni.

Certamente cercare di usare il tempo e non solo lo spazio – o meglio la combinazione di queste due variabili -in una maniera diversa.

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Rientro a settembre, molta attenzione sulla Dad, un po’ meno sulle classi pollaio. La loro immediata abolizione e porterebbe solo benefici.

Rientro a scuola, il dibattito si sta concentrando sui limiti della didattica a distanza. Le classi pollaio rimangono leggermente al margine. La situazione attuale rappresenta la condizione ottimale per la loro abolizione e per favorire l'ipotetica soluzione dei piccoli gruppi (rientro). La soluzione ideale del modello blended.

Rientro a scuola, la didattica a distanza sul banco degli imputati

Rientro a scuola, Molte sono le opinioni contrarie al proseguimento della didattica a distanza (Dad). Si riceve l'impressione che la Dad sia percepita come un corpo estraneo dalla scuola, che invece si basa sulla relazione e la costruzione sociale degli apprendimenti. Da qui la richiesta di espulsione del virus dalla prassi didattica.

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Riapertura scuole a settembre? Nulla ancora è stato deciso. Non se ne parla, ma resta il problema dei tanti docenti over 60.  Bisogno di una risposta certa e chiara. E' in gioco il bene primario della tutela della salute.

Riapertura scuole a settembre, dalle dichiarazioni della Ministra mancano i docenti e…

Riapertura scuole a settembre, il Ministro sta rilasciando diverse interviste. La sua attenzione, ovviamente è concentrata sugli alunni e studenti. Purtroppo mancano tutti gli altri protagonisti: in primis gli insegnanti, poi i collaboratori scolastici.

Eppure uno dei motivi che ha spinto G. Conte a decretare la definitiva chiusura delle scuole è la presenza di molti docenti con età anagrafica alta. " Ragionevolmente avremo scuole chiuse fino a fine anno scolastico. Ci abbiamo riflettuto a lungo con la ministra Azzolina, gli altri membri del governo e con il comitato tecnico-scientifico...Gli studi ci dicono che avremmo una nuova esplosione nel giro di 1-2 settimane, tenendo conto che l'età media del nostro personale docente è forse la più elevata d'Europa..."

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Nel  decreto legge sulla scuola dell’8 aprile 2020, per il solo anno scolastico 2019/20, si prevede che il Ministro dell’Istruzione possa predisporre diverse misure in deroga alla normativa vigente. Tra le misure del decreto una riguarda l’adozione dei libri di testo che, in genere, avviene entro la seconda decade del mese di maggio.

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 Il dibattito sul ritorno a scuola a settembre appare a prima vista piuttosto sterile: non è infatti questa una decisione che possa prescindere dalla situazione epidemiologica in cui il nostro Paese si troverà alle soglie dell'autunno; perciò l'argomento sembra in alcuni momenti soltanto l'ennesima occasione di scontro e di divisione all'interno della classe docente. Detto questo, la questione sembrerebbe chiusa: aspettiamo di vedere quello che succederà e poi decideremo. Ma è proprio così?

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La questione del reclutamento, che era già complessa prima, adesso, in tempi di coronavirus, sembra quasi indistricabile: come si fa a prevedere concorsi in questo periodo, dicono alcuni, non senza diverse buone ragioni?

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