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Sab, Giu

Giorni addietro ho appreso una notizia che mi ha lasciata sconcertata. In un gruppo di insegnanti parlavamo del CLIL, quell'approccio metodologico che prevede l’insegnamento di una disciplina non linguistica, in lingua straniera, che è, quasi ovunque, l'inglese. So bene che quando leggiamo o pronunciamo la parola "inglese" la reazione comune è "bene, ottimo, necessario" e comprendo in parte questo entusiasmo. Ma il fatto che mi ha sconvolto è che pur di svolgere questo CLIL in alcune scuole italiane dei colleghi hanno svolto porzioni di programma di letteratura italiana in Inglese compiendo, a mio avviso, un duplice delitto. Il primo metodologico, in quanto questo approccio riguarderebbe una materia non linguistica e fino a prova contraria lingua e letteratura italiana è una disciplina linguistica.

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“Il governo, nell’esercizio della delega di cui all’articolo 17 della legge del 2015, si impegna alla definizione di un intervento legislativo volto a promuovere il riequilibrio , a favore della contrattazione, del rapporto tra le fonti che disciplinano il rapporto di lavoro per i dipendenti di tutti i settori, aree e comparti di contrattazione, per una ripartizione efficace ed equa delle materie di competenza e degli ambiti di competenza, rispettivamente della legge e della contrattazione, privilegiando la fonte contrattuale quale luogo naturale per la disciplina del rapporto di lavoro…”

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L’anno scolastico che si sta concludendo è stato contraddistinto per l’ennesima volta da una serie di situazioni che hanno visto le scuole del nord svuotate da quella ondata fresca di docenti venuti da ogni parte d’Italia, quei docenti che avevano fatto domanda chiedendo di essere inviati dove serviva la loro professionalità.

Ricordo ancora oggi che a settembre nella sola città di Milano ci si svegliò con un inizio anno scolastico disastroso. Mancavano all’appello oltre 2000 insegnanti assenti per svariati motivi tra mobilità algoritmica, assegnazioni provvisorie pazze e caos generale. Insegnanti di inglese, matematica, lettere “prestati” al paracadute del sostegno in Sicilia e nelle altre regioni del sud. E pensare che solo due settimane prima i DS li avevano sottoposti ad  una selezione, quella della chiamata diretta, per tenerli a scuola per ben tre anni. Inutile! Due settimane di assenza per svariati motivi, poi a metà settembre tutti di nuovo altrove.

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In quest’ultimo periodo sono aumentati gli articoli  sulla inammissibilità della divisione della classe, priva del titolare ( il primo giorno ).
Per inciso il fenomeno ha generato la peggiore aberrazione organizzativa dopo le classi pollaio e che personalmente ho definito superpollaio.
Quasi tutti gli interventi mettono in evidenza l’attacco a due diritti costituzionali , relativi alla sicurezza  e all’istruzione. Concordo con questa tesi, Ma esiste un però, che li rende incompleti.

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Il termine "deroga" indica qualcosa che avviene eccezionalmente una volta, non sempre. Questo è più o meno ciò che la Ministra Fedeli ha detto qualche mese fa a proposito della ventilata ipotesi di mettere in atto una nuova deroga al vincolo triennale sulle assegnazioni provvisorie e questo speriamo sia confermato nei prossimi incontri con chi invoca ancora deroghe a leggi mentre esse vengono applicate.

La deroga sulle assegnazioni provvisorie attuata lo scorso anno è stata deleteria e dannosa per quasi tutti i docenti delle GAE. Migliaia di docenti precari al sud hanno perso la possibilità di avere un incarico annuale che consentiva loro di servire lo stato da anni. Lo scorso anno i docenti precari hanno assistito a continue rettifiche nei vari CSA delle regioni del sud. Rettifiche che hanno celato situazioni al limite della legalità. Rettifiche che in tempo reale assegnavano ogni nuovo posto, che veniva comunicato dalle scuole, a docenti in assegnazione provvisoria. Rettifiche che si sono protratte per oltre un mese fino ad arrivare alle nomine annuali ben oltre l’inizio dell’anno scolastico e a fine ottobre 2016.

Alle nomine annuali avvenute a fine ottobre i docenti precari hanno assistito ad una scena terrificante. Si sono trovati come davanti ai resti di un banchetto: spezzoni, cattedre sporadiche e il vuoto totale. Ogni cattedra, ogni combinazione di spezzoni anche illegale su 3 comuni e 4 scuole era stata sottratta a loro e data in assegnazione provvisoria con interventi pesanti da parte dei sindacati. Ci sono state anche catterdre costruite ad hoc con spezzoni di più discipline compreso sostegno. 

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Il Senato, in sede di esame del disegno di legge A.S. 2371 sulle modifiche alla legge 20 febbraio 2006, n. 77, concernenti la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale immateriale e con la finalità di tutelare e sostenere il patrimonio culturale immateriale, in accordo con i principi della Convenzione Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Si legge nel documento che “ il patrimonio immateriale dell'umanità contribuisce a darci un senso d'identità e continuità, offrendoci un legame col nostro passato, che attraversi il presente e tenda verso il futuro. Esso contribuisce alla coesione sociale, incoraggiando un senso d'identità e responsabilità che aiuta gli individui a sentirsi parte d'una o di più comunità e della società umana in generale. Molte espressioni e manifestazioni del patrimonio immateriale dell'umanità sono oggi in pericolo, minacciate, da un lato, dalla globalizzazione e dall'omogeneizzazione culturale, dall'altro, da una mancanza di sostegno, apprezzamento e comprensione. Se il patrimonio immateriale non sarà nutrito e alimentato, rischia di scomparire per sempre, o di congelarsi come una pratica appartenuta al passato. Preservare questo patrimonio e consegnarlo alle generazioni future lo rafforza, e lo mantiene vivo, permettendogli anche di cambiare e adattarsi alle nuove esigenze; l'Italia possiede il patrimonio inestimabile delle lingue latina e greca troppo spesso bistrattate, mentre queste lingue, non più parlate da nessun popolo, hanno svolto nella storia delle idee e della cultura un ruolo fondamentale, e tuttora costituiscono un inestimabile tesoro dell'umanità.

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La notizia che battono tutti i giornali “dal vangelo secondo Matteo” è sempre la stessa: 52.000 posti a ruolo. Suona come una promessa elettorale. Suona come i 32mila dello scorso anno (immessi effettivamente meno di 10mila) e i 100mila di due anni fa di cui conosciamo gli effetti devastanti.

Non sfugge il fatto che la notizia esca all’indomani dell’elezione di Renzi alla segreteria del partito e giusto in tempo per costruire la nuova campagna elettorale di giugno 2017.
Proviamo ad analizzare punto per punto i numeri. I 52mila posti prendono forma partendo da:
21 mila posti da pensionamenti, quindi turn over e fin qui niente di nuovo;
16 mila posti da rimanenze degli anni precedenti, posti non dati a ruolo in luoghi dove mancano i docenti e se mancavano lo scorso anno mancano anche quest’anno.
15 mila posti derivanti dalla trasformazione di altrettanti posti da organico di fatto a organico di diritto, quindi con possibilità di immissioni in ruolo.
Sembra molto semplice fare una somma ed ottenere un numero da promessa elettorale ma se analizziamo i vari numeri in dettaglio, ci accorgiamo che molti posti non verranno mai dati a ruolo. Ciò non tanto per via del fatto che non esistono, quanto perchè essi sono ubicati in luoghi geografici dove le graduatorie sono esaurite quindi senza docenti in grado di essere assunti.

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La legge 107/15" ha restituito al sistema educativo la centralità che merita: attraverso un’inversione di tendenza, si è investito per interrompere decenni di precariato, dare gambe all’autonomia scolastica, introdurre un sistema di responsabilità e merito, centrato sulla formazione e crescita professionale del personale".

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Anno sabbatico o “Anno di riflessione importante per la formazione”

Ho letto recentemente i commenti a un articolo che parlava della possibilità di accedere ad un anno sabbatico per i docenti della provincia autonoma di Bolzano.

Il 20 dicembre scorso infatti la Giunta provinciale di Bolzano ha approvato il nuovo accordo con le organizzazioni sindacali che conferma per il personale docente con contratto a tempo determinato, per il personale equiparato delle scuole professionali, delle scuole di musica e delle scuole dell’infanzia, o la possibilità di accedere ad un anno sabbatico ogni cinque anni di attività. Per il quinquennio nel quale si vuole usufruire di questa opportunità, il compenso sia “ridotto” all’80%.

L’assessora al personale Waltraud Deeg ha espresso piena soddisfazione sottolineando che non vi sono costi aggiuntivi a carico della pubblica amministrazione e che, nello stesso tempo, si riesce comunque a garantire un’opportunità importante a chi lavora nel mondo della scuola in quanto si tratta di una professione usurante “più di quanto si possa immaginare”, afferma testualmente.

In pratica si recepisce lo stipendio intero al 100% per quattro anni e il quinto anno sabbatico è non retribuito. Tale assommare è dunque spalmato nel quinquennio col risultato di 5 anni all’80% di stipendio.

 E per il resto d’Italia?

Ai sensi dell’art. 15/7 del CCNL del Comparto Scuola Il dipendente ha diritto, inoltre, ove ne ricorrano le condizioni, ad altri permessi retribuiti previsti da specifiche disposizioni di legge”.

È il caso dell’aspettativa non retribuita per “anno sabbatico”.

Tale aspettativa definita anche “Anno di riflessione importante per la formazione” è disciplinata dall’art. 26 comma 14 della legge 448/1998 (finanziaria ‘99) che recita:

I docenti e i dirigenti scolastici che hanno superato il periodo di prova possono usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita della durata massima di un anno scolastico ogni dieci anni. Per i detti periodi i docenti e i dirigenti possono provvedere a loro spese alla copertura degli oneri previdenziali”.

 

L’aspettativa non retribuita per “anno sabbatico” può essere fruita esclusivamente dai Dirigenti e dai docenti di ruolo che hanno già superato il periodo di prova.

L’aspettativa non retribuita spetta fino a un massimo di 1 anno ogni 10 (compreso il primo decennio). Non può essere oggetto di frazionamento, sicché la fruizione di un periodo inferiore ad un anno esaurisce il diritto dell’interessato a chiedere ulteriori periodi di aspettativa nell’arco del decennio in considerazione.

Non è sottoposta alla discrezionalità del Dirigente Scolastico né dell’Ufficio Scolastico e non si richiedono motivazioni.

Il periodo di aspettativa non va computato ai fini di carriera né del trattamento di quiescenza e previdenza, salvo che a tali ultimi fini il personale interessato non provveda, come consentito dal secondo periodo della norma in oggetto, al pagamento dei relativi oneri previdenziali.

Il dipendente già collocato in congedo per altra aspettativa (motivi di famiglia, personali o di studio; per altra esperienza lavorativa, dottorato di ricerca ecc), può richiedere l’aspettativa per anno sabbatico e pertanto i periodi sono cumulabili.

In tale periodo si è soggetti al regime delle incompatibilità di svolgere altra attività lavorativa che vincolano tutti i pubblici dipendenti stabilite dall’art. 60 del T.U. N.3/1957, dall’art. 53 del D.Lgs. n.165/2001 e, per tutti i docenti, dall’art. 508 del D.Lgs. 297/1994

 

Riferimenti normativi: aspettativa definita anche “Anno di riflessione importante per la formazione” è disciplinata dall’art. 26 comma 14 della legge 448/1998;

Nota del Ministero del Tesoro del 26 aprile 2000

 

 

 

65 associazioni hanno deciso di condividere un documento comune e dire no alle deleghe sul sostegno. Giorno 28-29 gennaio a Palermo è stato importante perchè il dibattito tra esponenti delle varie associazioni di famiglie, di insegnanti di enti che si occupano di handicap hanno prodotto un comunicato netto e chiaro: ritiro delle deleghe perchè lesive soprattutto dei diritti degli alunni in situazioni di handicap. Ecco in pillole cosa chiediamo:

  • ritirare tutte le deleghe, perché incostituzionali e improntate al risparmio di spesa
  • restituire dignità alla scuola statale attraverso l'eliminazione dello School bonus e della delega Infanzia
  • Ascoltare i movimenti e le loro proposte alternative che sono state costruite dal basso attraverso la LIP e il documento del tavolo tecnico di Palermo 
  • Ripristinare la Scuola della Costituzione
  • Restituire la partecipazione delle famiglie e degli operatori socio sanitari, estromessi dalla delega inclusione
  • Ripristinare la Legge 104 del 92 depotenziata dalla delega inclusione 

Giovedì 23 febbraio dalle ore 14 alle ore 19 ci sarà un PRESIDIO a MONTECITORIO per chiedere di essere ascoltati.

Venerdì 24 febbraio, dalle 9 alle 14,SEMINARIO/CONFERENZA STAMPA presso il Liceo Tasso di Roma, in cui si esamineranno i temi della delega 378 alla presenza dei docenti (con esonero dal servizio), delle associazioni e delle famiglie.

Si legge in una riflessione (Piano della formazione. Si attendono i chiarimenti dal Miur ) di P. Almirante su Tecnicadellascuola.it
“Nella maggior parte delle regioni, infatti, le attività stanno prendendo avvio, seppure fra molte difficoltà. La principale, secondo le notizie che ci arrivano anche dai nostri  lettori, riguarda il problema dei formatori: in molti casi le scuole polo hanno dato vita a veri e propri “bandi di concorso” che però stanno andando pressoché deserti.”

Leggi tutto: Piano formazione. Il Miur presenta sempre la...

Premesso che l’esilio può essere volontario a differenza della deportazione, i cosiddetti esiliati di fase B hanno scelto coscientemente e volontariamente di partecipare al Piano assunzionale per essere stabilizzati in una delle 100 province italiane, non sapendo e accettandone le modalità su quale provincia sarebbero stati immessi in ruolo.

Quale sia la verità nascosta non si comprende, la legge 107/15 era chiara sulle varie fasi di assunzione, invece, di contrastare una legge iniqua e avvilente per tutta la categoria hanno deciso di parteciparvi comunque.

Leggi tutto: Mobilità e assunzioni: la risposta del Comitato...