Ieri in Senato si è svolta l’ennesima seduta in cui abbiamo assistito ad un balletto increscioso tra emendamenti “lessicali” e soprattutto aumenti veri degli stipendi. Degli emendamenti “lessicali” ci occuperemo fra poco, degli aumenti veri state sereni, riguardano il tetto massimo di 240mila euro dei super manager. In effetti con il carovita questi non riescono ad arrivare a fine mese quindi si ritiene di andare oltre il tetto massimo annuo che per i comuni mortali non rappresenta neanche lo stipendio di 10 anni.


Veniamo al tema caldo della giornata, quello che ha tenuto tutti col fiato sospeso quasi impossibilitati, non si sa per quale motivo, a stralciare del tutto il tema della formazione fuori dall’orario di lavoro.

Semplicemente “scompare” la dicitura “docente esperto” , carica a cui si arriva dopo ben 10 anni e solo per alcuni e appare un’altra dicitura: “stabilmente incentivati”. Cosa vuol dire? E’ solo solo un artificio lessicale o altro?

Premesso che a me, come a molti altri docenti, la pezza sembra peggio del buco, occorre dire che spariscono alcune cose orrende presenti nella vecchia norma. Prima fra tutte la durata di questa formazione, lunga 10 anni.

Ma esattamente cosa dice la norma che vuole i docenti “stabilmente incentivati”? Nel tentativo di sistemare alcune cose come ad esempio la questione economica di cui parleremo fra poco, la norma si incarta su tanti aspetti oscuri, ad esempio parla di formazione triennale ma il “premio” arriva sempre fra 10 anni. Parla di stabilità ma non spiega come questa verrà ottenuta. La norma continua a parlare di selezione, quindi, incentivo non per tutti, insomma un pasticcio peggio del precedente.

Una volta effettuati i tre anni di formazione fuori dal proprio orario di lavoro e “superate le prove” non si capisce in base a quale criterio alcuni docenti potranno accedere al premio e altri no.

Ma la cosa più sconcertante riguarda il fatto che la norma tenta di introdurre una stabilizzazione dell’incentivo che fa pensare a qualcosa di strutturale, “per sempre”, sino a fine carriera, insomma. Ma con quali fondi e in che modo si ritiene di impostare un tale incentivo stabile? Mediante contrattazione sindacale. Pur sapendo che i sindacati hanno radicalmente rigettato ogni forma di progressione di carriera legata alla sola formazione e addirittura alla selezione successiva del tipo: uno su cento ce la fa, il legislatore ritiene ancora di sottoporre al sindacato la trattativa sugli incentivi che appaiono come progressione stipendiale.

Tra l’altro non si capisce a fondo il termine “stabilmente incentivata” ovvero non è ben spiegato nella norma quanto duri questa stabilizzazione. Cosa ce ne faremo di 8000 docenti “stabilmente incentivati”? Miglioreranno la scuola da soli?

Un grosso pasticcio che ha solo una spiegazione logica: il tentativo maldestro di far passare una norma senza ascoltare la voce degli insegnanti, il tentativo maldestro di rispondere alle richieste della UE di adeguare gli stipendi alla media europea premiando un docente su cento.

Ci eravamo veramente illusi di aver posto la parola fine a questi modi meschini di trasformare uno stipendio dovuto in un “premio fedeltà” ma la storia continua. Ci rimane la sola speranza che nelle prossime legislature questo obbrobrio venga bocciato come minimo dai sindacati che speriamo rigettino ogni incentivo in sede di contrattazione.

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