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2900 morti nell’ultima settimana, una delle peggiori in questo periodo di pandemia. Morti che non accennano a diminuire anche per via del fatto che i vaccini hanno subito una frenata ma anche soprattutto per averli sprecati non somministrandoli ai deboli. Errori su errori ammessi anche da questo governo.

Nel dibattito sulla sicurezza, sui colori delle regioni, su tante misure che ci sono di giorno e la notte spariscono, arrivano le misure anche sulla scuola.

Come imposto dalla fondazione Agnelli (imposto è la parola più adeguata in questo caso), le scuole dell’infanzia e primaria dovranno riaprire, anche in zona rossa, anche con le classi pollaio, anche mentre le maestre e i maestri si contagiano e muoiono. Anche se quando rientrano a casa, i piccoli saranno in braccio ai nonni col rischio del contagio.

Quindi che si fa? Oggi 26 marzo si manifesta in tutta Italia. Chi manifesta? Docenti? Personale della scuola? No. Per la prima volta nelle piazze in ordine sparso troviamo i genitori opportunamente organizzati che chiedono basta DaD. I genitori che non conoscono le dinamiche interne alla scuola, quelli che non conoscono nulla di didattica, i genitori che si nascondono dietro il paravento del disagio dei propri figli che fanno scuola a casa per chiedere di portarli a scuola, in presenza con tutti i rischi che si stanno correndo. Ebbene, gli slogan andrebbero cambiati. Non occorrerebbe appellarsi a termini che non si conoscono, basterebbe dire: dobbiamo andare a lavorare e non abbiamo a chi lasciarli. Sarebbe una richiesta più onesta e addirittura condivisibile.

La scuola come babysitteraggio, costi quel che costi, con classi pollaio, quelle che l’ex Ministra Azzolina diceva di abolire ma che sono ancora lì. Gli organici, infatti, non sono stati toccati di una sola unità. Nessun insegnante in più nessuna riorganizzazione delle classi.

La scuola quella dimenticata per anni, che sta finalmente sulla bocca di tutti da un anno e non tanto perchè l’istruzione sta a cuore, magari! La scuola sulla bocca di tutti perchè non sanno più come gestire i figli in casa, come organizzare l’attività lavorativa, come far sì che i genitori possano recarsi presso le fabbriche.

E’ quindi sintomatico che ci sia un governo sordo nei confronti dei docenti, un governo che come il precedente non ascolta le istanze di chi sta in classe con oltre 25 alunni (trovate un altro contesto in cui si sta in 25 in 40 metri quadri e anche meno per 6 ore). E’ sintomatico che sia il precedente che l’attuale governo recitino a memoria i diktat di Fondazione Agnelli che in nome di un rischio educativo, in nome di un gap sulle competenze, agendo ipocritamente ritiene di far riaprire le scuole in presenza senza che sia diminuito il rischio pandemico.

3000 morti a settimana sulla coscienza che non accennano a diminuire e una conduzione bipolare di un governo che non sa che misure prendere, non sa neanche accelerare sui vaccini agli insegnanti, secondi solo al personale medico per rischio contagio. Un governo che ha vaccinato gli studenti matricole a medicina che seguono on line ma non vaccina ancora tutti i novantenni e i fragili, proprio coloro i quali corrono grossi rischi quando abbracciano i propri nipoti tornati da scuola.

La Dad non è scuola, questo lo slogan ma occorre dire che stare incollati alla sedia per 6 ore non è neanche scuola. Chi decide dovrebbe entrare nelle aule e sentire quante migliaia di volte gli insegnanti sono costretti ad usare intercalari come: Mario non alzarti, Mario stai fermo, Mario non abbassare la mascherina, mario hai la stessa mascherina da una settimana, Mario non puoi andare in bagno se non rientra Giovanni. Non è scuola neanche questa dove gli insegnanti immersi in un ambiente ad altissimo rischio non possono girare tra i banchi non possono avvicinarsi ai piccoli, devono imporre distanze. Se “la dad non è scuola”, è forse scuola quella in cui tutti stanno seduti fermi con mascherina immobili per ore con finestre aperte, aria gelida e interruzioni continue delle lezioni? Diciamocelo chiaro: Confindustria ha bisogno di babysitter, i Governo esegue.

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