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Mer, Gen

didattica

Di Cinzia D'Eramo. La conoscenza della propria lingua madre è la base dello sviluppo personale, sociale e culturale di un individuo e della sua partecipazione alla vita pubblica del Paese. Perché chi non sa usare le parole, il logos come spiega Aristotele, rischia di essere tagliato fuori dalla vita del Paese. Uno degli strumenti privilegiati per insegnare le parole e insegnare a pensare sono il riassunto e la sintesi, comunemente ritenuti sinonimi ma che, a ben guardare, sinonimi non sono, come vedremo.

A proposito del riassunto Luca Serianni, professore, da poco in pensione, di Storia della lingua italiana all’università La Sapienza di Roma, afferma: «Un esercizio deprezzato, ma che andrebbe portato avanti anche alle superiori.

A una buona competenza scritta e orale ci si arriva per gradi – continua il Prof. Serianni - con esercizi umili e pedestri che sarebbe un errore didattico non fare. Non c’è esercizio più adatto per stimolare nei ragazzi la gerachizzazione delle notizie, educare alla sintesi e così correggere la verbosità imperante. Con il riassunto, poi, si può verificare la padronanza linguistica e la comprensione di testi via via sempre più complessi.

Per questo dovrebbe accompagnare gli studenti fino alla fine delle superiori». A un riassunto si prestano ovviamente di più i testi strutturati secondo regole precise, quindi quelli a carattere narrativo e quelli a carattere argomentativo. L'importante, per non tradire il testo di partenza, è seguire il precetto di Calvino secondo cui occorre innanzitutto restare fedeli alle espressioni e ai pensieri che sono nel testo. «In un lavoro di sintesi vengono messe in gioco la memoria episodica e la nostra capacità di trarre da un testo le macrostrutture semantiche, ovvero le informazioni più importanti.

Non si tratta di un processo immediato o naturale: richiede una sorta di "ricostruzione" mentale di quanto abbiamo letto» spiega il linguista prof. Ugo Cardinale nel libro "L'arte di riassumere. Introduzione alla scrittura breve". Importante è fare una distinzione fondamentale tra i termini sintetizzare e riassumere. Sintetizzare vuol dire, in primo luogo, escludere i dati trascurabili. Sembra semplice, ma implica la capacità di distinguere tra ciò che è essenziale da ciò che non lo è e di cogliere il nocciolo del discorso. Le operazioni del riassumere e del sintetizzare hanno gradi di complessità diversi e stanno su differenti livelli logici. “Sintesi” viene dal greco (syn-thèsis = il mettere insieme). “Riassunto” dal latino (re-sumptus = preso di nuovo).

Riassumiamo (un testo, un discorso, un evento) riprendendolo e condensandolo, seguendo strettamente l’ordine delle informazioni del testo base. Dovrà contenere le informazioni principali, significative del testo di partenza e, necessariamente, le coordinate spaziali e temporali, se indicate. La sintesi presuppone, invece, due testi distinti che affrontano lo stesso argomento o due argomenti analoghi. Per sintetizzare davvero, oltre a togliere ciò che è trascurabile, bisogna anche dare un ordine, che metta in evidenza il senso complessivo di ciò che si è sintetizzato e dunque cogliere l'essenza dei testi.

La sintesi non è l’unione, uno dopo l’altro, di due riassunti e per questo non dovrà seguire un ordine sequenziale nelle informazioni, ma dovrà liberamente fondere le informazioni secondo un nuovo ordine originale deciso dallo studente (l’efficacia creativa delle scelte caratterizza la sintesi, mentre l’ordine rigoroso caratterizza il riassunto; con la sintesi, insomma, si crea un testo nuovo, a suo modo originale, cogliendo e organizzando le informazioni secondo un nuovo ordine, magari più significativo).

Una buona sintesi ha, dunque, anche una componente creativa: rende non solo più maneggiabile e chiaro un materiale o un insieme di materiali anche eterogenei, ma ne rintraccia le relazioni e li ravviva nel loro complesso. Comprendiamo quindi che una buona sintesi non può essere il risultato di un copia-incolla di frasi prese qua e là come spesso, purtroppo, accade. Occorre pertanto essere accurati, organizzati e andare in profondità, in modo tale da possedere la comprensione dei testi, dei fenomeni, dei dati e delle loro relazioni.

Quattro solo le regole di base per avviare gli studenti, fin dalla scuola primaria, a svolgere una sintesi ben fatta: far confrontare i testi con la propria esperienza; far ricondurre concetti astratti a casi concreti; far utilizzare agli allievi le parole che conoscono e via via invitarli ad ampliare il loro vocabolario; far produrre ipotesi e deduzioni sul senso profondo e sulle implicazioni di quanto si legge. Buon lavoro!